La documentazione del progetto Tutor nell'esperienza di Reggio Emilia

01/01/2006 - Maria Ferrari

Raccontare e documentare le esperienze che i soggetti istituzionali propongono a soggetti altri per fare capire il senso e gli obiettivi del proprio lavoro, richiedono impegno, costanza e rigore metodologico.

 

Il report “Progetto Tutor – Le ragioni del cuore e della mente: l’esperienza di Reggio Emilia” rappresenta la documentazione redatta a più mani tra le istituzioni che hanno collaborato all’attuazione del progetto svolto nelle scuole superiori della provincia in questi anni a Reggio Emilia e raccoglie nel tempo la storia del progetto, le riflessioni sul percorso svolto, i pensieri, le percezioni, i vissuti dei tutor, dei docenti e dei diversi soggetti coinvolti.
Questa documentazione rappresenta inoltre un modo per restituire ai disabili, alle loro famiglie, alla scuola e agli stessi giovani protagonisti vari spunti di riflessione.

 

Il ProgettoTutor è uno degli interventi, che nella provincia di Reggio Emilia, concorrono a qualificare l’integrazione scolastica e della vita degli allievi disabili, ed è sostenuto da Provincia, Comune, C.s.a., Centro di Documentazione per l’Integrazione di Reggio E., per promuovere e diffondere l’esperienza dei tutor nella scuola secondaria di II° grado.

La documentazione raccoglie:

- una parte descrittiva sulla storia del progetto e sulla figura del tutor nel tempo;
- la narrazione dalle testimonianze dirette dei tutor e una riflessione rispetto al loro contributo all’integrazione dei disabili;
- gli interventi raccolti durante la formazione dei tutor.

Un elemento da rilevare rispetto alla documentazione, curata in particolare dal Centro di Documentazione e dal Centro Servizi Amministrativi di Reggio Emilia, è il coinvolgimento dei diversi soggetti coinvolti nel progetto. Si tratta di un coinvolgimento interistituzionale previsto dal progetto stesso nel momento della definizione degli obiettivi, delle metodologie, dei tempi e delle verifiche. Questa documentazione è partita da una connotazione istituzionale “burocratica” che ha saputo mettere a contatto i diversi piani: il piano politico con quello amministrativo, tecnico educativo e progettuale. C’è quindi un tipo di documentazione istituzionale capace anche di promuovere una riflessione e un confronto tra i diversi soggetti coinvolti.

La documentazione in oggetto raccoglie i diversi punti di vista degli enti che hanno collaborato: c’è quindi un aspetto di descrizione e archiviazione di un’esperienza, ma c’è anche il vissuto di un’esperienza felicemente vissuta dai protagonisti, i tutor, che in prima persona raccontano le conquiste, i sentimenti, i vissuti quotidiani. C’è il linguaggio della descrizione del resoconto, anche burocratico, e c’è la narrazione. Anche la narrazione ci permette di organizzare le nostre conoscenze ordinandole in una struttura, in una sequenza che dà un nuovo significato all’esperienza.
La raccolta del “materiale grezzo”, fino alla stesura della documentazione finale, ha previsto un percorso operativo che si è articolata in itinere, in diverse tappe attraverso:

- il momento della raccolta delle testimonianze dirette con un monitoraggio mirato (relazioni, disegni, interviste…);
- il momento della lettura e rielaborazione dei diversi materiali raccolti per renderli leggibili a tutti i soggetti interessati;
- il momento della restituzione.

Il primo momento legato alla raccolta di materiali personali non elaborati che possiamo definire “grezzi” direttamente dai protagonisti (tutor, allievi, genitori, docenti, dirigenti) attraverso un monitoraggio che ha utilizzato una molteplicità di strumenti (questionari, interviste, focus group, relazioni, disegni…). Il secondo momento è stato incentrato sulla lettura e rielaborazione dei materiali raccolti per renderli trasmissibili e fruibili anche dalle persone esterne all’esperienza descritta.
L’ultimo momento è quello della restituzione a chi lo ha prodotto in una nuova veste come strumento capace di far nascere nuove ipotesi di lavoro, nuove possibilità e ha permesso di riprogettare gli aspetti critici o problematici del progetto.

In conclusione, la documentazione del progetto ha rappresentato un’occasione di riflessione collettiva tra i diversi soggetti istituzionali che hanno preso parte all’esperienza: ha favorito un’analisi concettuale dell’esperienza che ha consentito di capitalizzare i successi e di mettere a fuoco gli elementi di criticità.

Il senso e la ricaduta di questa documentazione istituzionale ha permesso di esplicitare, di “oggettivare” le scelte compiute attraverso un linguaggio comune condiviso che ha confermato la progettazione iniziale ma che ha nel tempo richiesto anche inevitabili modifiche, mettendo in luce lo scarto tra le previsioni e la realtà, i risultati raggiunti, i punti di forza e di debolezza. La documentazione ha permesso inoltre di realizzare un confronto per costruire significati condivisi tra tutti i soggetti coinvolti, riqualificare il percorso formativo dei tutor e non disperdere il patrimonio di conoscenze prodotto.

La documentazione ha infatti portato nel tempo a diverse ricadute istituzionali e organizzative:
- per gli allievi disabili un’anticipazione nell’assegnazione dei tutor. Sappiamo infatti che i tempi burocratici delle istituzioni non coincidono con i tempi dei ragazzi che spesse volte hanno dovuto aspettare alcuni mesi prima di incontrare il tutor;
- per i tutor l’anticipazione della formazione richiesta nella fase iniziale dell’incarico per essere più preparati ad affrontare i diversi compiti loro assegnati;
- per le scuole l’attribuzione ai tutor di un ruolo sempre più definito nell’ambito dell’integrazione degli allievi individuando compiti e attività rispettosi della loro preparazione.

La documentazione è stata consegnata in formato cartaceo ai ragazzi, alle famiglie e alle scuole coinvolte, ma una versione digitale è stata pubblicata in internet sul sito del Centro di Documentazione di Reggio Emilia all’indirizzo www.integrazionereggio.it/ sotto la voce “Le nostre pubblicazioni”.

Chi è il tutor: Il tutor risorsa per l’integrazione

Il tutor, quindi, rappresenta una figura di mediazione e raccordo tra docenti e alunno e favorisce il rapporto di amicizia e collaborazione con i coetanei disabili che spesso vivono situazioni di solitudine, affiancando i ragazzi nel lavoro pomeridiano e cercando di coinvolgerli nelle attività extrascolastiche.

La presenza dello studente tutor come figura tesa ad arricchire la rete dei sostegni, per studenti disabili si è andata consolidando negli Anni Novanta nelle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna.

L’idea sostenuta dall’ispettore Sergio Neri era quella di “lavorare su una sfera delicata, complessa ma fondamentale per la crescita dell’individuo: quella della comunicazione e dell’integrazione con le diverse situazioni progressivamente affrontate, in particolare con il gruppo dei pari”. (Mussini, 2003).

“La peculiarità del tutor è quella di essere una figura quasi coetanea allo studente disabile, in modo tale da poterne comprendere e condividere con facilità, sia i successi che l’appartenenza a un determinato contesto. Rappresenta insomma un compagno di studi”. (CDH di BO e MO, 2003).

Nell’esperienza reggiana, il tutor è in genere uno studente di età non superiore ai 25-26 anni, che svolge a scuola, a casa e nel tempo libero un ruolo di sostegno “amicale” nei confronti di un coetaneo disabile di qualche anno più giovane. Il tutor costituisce inoltre anche un riferimento affettivo, un elemento di rassicurazione rispetto alle ansie e ai dubbi che sorgono quando ci si deve misurare con un contesto non ancora conosciuto.

 

Da altre interviste e questionari è emerso il seguente quadro:

Punti di forza
L’esperienza è valutata particolarmente positiva, in quanto consente ai ragazzi con disabilità di avere nuove figure di riferimento (rapporto con un ragazzo/a di pari età ) al fine di:
? affrontare situazioni non strettamente didattiche in ambiti di tipo sociale;
? uscire dall’isolamento nel quale spesso i ragazzi disabili di questa età rischiano di rimanere relegati;
? attivare nuovi progetti per facilitare l’autonomia personale e sociale (muoversi autonomamente con i mezzi di trasporto pubblici, utilizzare servizi comunali, imparare a utilizzare le nuove tecnologie…);
? stabilire più significativi legami anche con le famiglie degli studenti disabili;
? contribuire, tramite il supporto individualizzato al raggiungimento del successo formativo degli studenti (miglioramento in alcune discipline, superamento dell’esame di qualifica e raggiungimento del diploma).

Il tutor, quindi, rappresenta una figura di mediazione e raccordo tra docenti e alunno e favorisce il rapporto di amicizia e collaborazione con i coetanei disabili che spesso vivono situazioni di solitudine, affiancando i ragazzi nel lavoro pomeridiano, cercando di coinvolgerli nelle attività extrascolastiche.

Punti di debolezza
Per quanto riguarda gli aspetti critici, gli elementi che vengono sottolineati con maggiore ricorrenza riguardano la difficoltà di trovare giovani disponibili e dotati delle caratteristiche necessarie allo svolgimento delle attività di tutoraggio (non solo disponibilità di tempo, ma anche flessibilità d’intervento e professionalità d’azione). Nell’ambito delle difficoltà che caratterizzano l’organizzazione dell’intervento di tutoraggio, emerge il ritardo nella fase iniziale, il rischio di interruzione in itinere del rapporto di tutoraggio, la mancanza di un numero di ore adeguato per un approfondimento delle relazioni che intercorrono tra i diversi soggetti coinvolti nel progetto (docente di sostegno, tutor, famigliari).

I tutor hanno detto:

- “Sono soddisfatta, felice di aver osato. Mi sono sentita accolta e proprio ‘amica’ di questi ragazzi”.
- “Sento veramente di essermi avvicinata alla disabilità in modo diverso, o solo riesco a capire negli altri le difficoltà che vivono quando si trovano in una situazione per loro particolare”.
- “La mia figura le è servita soprattutto come punto di riferimento, di sfogo e come qualcuno a cui raccontare le piccole cose, ciò che le succede in classe e fuori, come qualcuno che la ascolta, con cui può socializzare.
- “Sono comunque soddisfatto perché sono riuscito a essere un punto di riferimento senza trasmettere il timore reverenziale che può trasmettere un insegnante”.
- “Ho potuto affinare le mie capacità d’ascolto e comprensione. È’ stato un esercizio che mi ha aiutata a riflettere anche su me stessa. E’ stato una sfida ad andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi, un andare incontro a diversità, che possono far paura solo quando sono viste dall’esterno e non sono capite”.
- “Si vorrebbe fare di più o si sente di fare poco. A volte ho sentito un senso di impotenza perché il tutor per me è una figura un po’ vaga e poco definita e quindi non ho potuto impormi più di tanto per modificare certe situazioni”.