La cultura dell'handicap

01/01/1998 - Riziero Zucchi

Il testo che pubblichiamo è la sbobinatura pressochè integrale dellarelazione presentata al convegno sul Progetto Calamaio tenutosi a Bologna il 21maggio scorso.

Quando c'è una festa di beneficenza ci sono dei momenti di animazione, lagente viene, si sente buona, paga, fa un minimo di offerte. Poi se ne va. Quelloche è rimasto è l'offerta in denaro, ma non c'è stata la partecipazione.Voglio partire da questa provocazione: il progetto Calamaio è un momento dianimazione, di beneficenza (1), in cui si sono manifestate una serie di abilitàe di simpatie da parte dell'handicap, si è data un'adesione e poi è finitolì? Noi per quello che ci riguarda, parlo di Torino, abbiamo potuto esaminarefino in fondo il discorso del progetto Calamaio, perché l'abbiamo vissuto;Claudio Imprudente è stato chiamato più volte dal Provveditorato a tenere deicorsi di aggiornamento, l'abbiamo avuto nelle scuole superiori, abbiamo potutopassarlo un pochino in filigrana. Siamo nel 1998, in una scuola che stenta ariconoscere se stessa, in una scuola che molte volte nasconde i propri problemidietro l'animazione, una scuola che rinuncia a quelli che sono i suoi compitiche non sono solo formativi ma anche di istruzione. Allora il problema èquesto: l'intervento del Progetto Calamaio non rischia di distruggere la scuolaitaliana? di fare in modo che la scuola sia una mascherata? sia solo unaproposta di animazione? Voglio essere molto forte in questo. Non credo, però,che occorra mettere dei paletti. La risposta a questa domanda sta nell'invito aconsiderare l'anima del Progetto Calamaio, che non è solo un'anima dianimazione ma che è un'anima profonda di conoscenza.

Cultura e storia

Nuova cultura dell'handicap vuol dire una cultura di comportamento,antropologica, di conoscenza. Proviamo ad approfondire come cultura la storiadell'handicap. Io ho approfondito quello che mi compete, cioè la storia dellacomunità dei sordi, che è fondamentale, perché da un punto di vista culturalerivela momenti talmente importanti che sono in filigrana quella che è la storiaculturale europea. Nel 1880 in Italia abbiamo il Congresso di Milano che fa inmodo che la lingua dei segni venga proibita dal punto di vista educativo; ed èil momento in cui vengono rifiutate le culture indigene, rifiutato un rispettoper la cultura a livello mondiale e sostenuta unicamente la cultura europea.
Avere un handicappato in classe, un handicappato sordo, del quale si riproponela storia, vuol dire riproporre la storia culturale di tutta la classe.
Un esempio: abbiamo, per quello che riguarda i sordi, la lingua dei segni;questa lingua dei segni, che è stata proibita nel 1880, nel 1960 è stataaccettata come una lingua a tutti gli effetti. Ebbene, i problemi linguisticiche pone la lingua dei segni, sono il ponte che sta tra una logica simbolica euna linguistica concreta. Cioè se noi prendiamo la sfida della cultura deisordi della loro lingua, siamo costretti noi delle superiori, ma anche dellemedie, e delle elementari, a proporre in termini semiologici la comunicazione.Ci rendiamo conto che prendere sul serio la sfida anche cognitiva dell'handicapvuol dire ampliare quella che è il dato conoscitivo di fondo (c'è un libromolto bello di Salinger intitolato " Alzate l'architrave carpentieri"che può essere riferito a questa situazione). Allora io credo che la nuovasfida sia non solo la conoscenza diretta di quello che è il rapporto con lapersona Claudio Imprudente, ma vuol dire anche il rapporto che sta tra la suaforma di rapporto umano, tra il fatto che lui si esprima ad esempio attraversola "tavola di plexiglass" e la nostra forma di conoscenza. Vuol direche noi ampliamo quella che è la conoscenza dal momento linguistico al momentocomunicativo. E allora non è solo una cultura di tipo antropologico che èpreziosissima, ma è anche invece una cultura di tipo conoscitivo che èfondamentale.

"Parlare tridimensionale"

La comunicazione in lingua dei segni propone la comunicazione in un mondocablato a livello visivo. Io adesso vi parlo e vi parlo attraverso uno schemacomunicativo che è quello della lingua sonora, che vi arriva in modo lineare.Io non posso sovrapporre le parole. Quando voi invece vedete la traduzione inlingua dei segni, attraverso la finestrella della televisione, vi rendete contoche quando uno ha finito di parlare, il traduttore l'ha anticipato. Questo cosavuol dire? Vuol dire che questa forma comunicativa altissima, che è statalasciata da parte dal punto di vista conoscitivo dalla cultura, dalla scuola, maanche da tutta la società, ha un valore incredibile. La comunicazione in linguadei segni è una comunicazione di tipo tridimensionale; io mi esprimo attraversoil volto, mi esprimo attraverso il segno, le spalle, il corpo. E ha unapregnanza tale che l'ipotesi è di farla diventare la comunicazione del futuro.Noi sappiamo che se prendiamo dei sordi, un sordo americano e un sordo russo, lacomunicazione fra loro avviene nel giro di una settimana. Perché? Perché èuna comunicazione che è parzialmente iconica. Mentre invece se un russo e unamericano comunicano solo da un punto di vista sonoro, prima di capirsi cimettono un bel po' di tempo. Allora, accettare la sfida cognitiva dell'handicapvuol dire proporre tutta una serie di conoscenze verso la modernità cherispondano alle sfide del futuro. Vi faccio un esempio: la cultura di Claudio èuna cultura di chi non misura lo spazio con la camminata, la falcata, unmovimento dopo l'altro. La geometrizzazione dello spazio di Claudio ècompletamente diversa dalla geometrizzazione dello spazio che faccio io,abituato a camminare. Il dividere a metri, il dividere a braccia, o a cubiti ilmondo, fa parte di una cultura. Il continuum è la matematica del futuro, ilmovimento della ruota della carrozzina, questo ritmo continuo che vaindefinitamente verso l'infinito, propone una matematica estremamenteinteressante che si applica a quelle che sono le proposte future.

Cooperazione, abilità e conoscenza

Freinet è un pedagogista che ha elaborato le proprie conoscenze negli annitrenta, parallelamente al lavoro di un pedagogista-neurologo, Vygotskij, mortonel '34. Apparentemente sembra il passato. Invece io credo che una delle cosepiù importanti nel nostro lavoro sia "il guardare indietro per andareavanti" oppure "il guardare continuamente avanti e indietro".Questo mix, questo collegamento tra Freinet e Vygotskij, credo che sia la sfidadel futuro. Al di là del fatto che il cognitivismo è già superato, quandoBruner negli anni '80 pubblicava " Acts of meaning", cioè processi disignificato. La cultura del significato fa in modo che si superi il momentocognitivo, con un momento umano conoscitivo più alto. Ora quando Freinetpropone la cooperazione che può essere sposata con l'indicazione di Vygotskij,della zona di sviluppo prossimale, non fa altro che presentare la teoria dellaconoscenza del futuro. Sembrava che la cooperazione che Freinet propone fosselegata ad un paleo-sindacalismo, ad una forma del collettivismo di una volta;invece va collegata alle scoperte neurologiche. Sappiamo che dalla pedagogia diVygotskij è nata non solo la nuova pedagogia di Bruner ma è derivata la scuolaneurologica di Lurija e l'ipotesi di una medicina romantica praticata da Sax.Per Vygotskij la conoscenza non viene proposta come trasmissione di contenuti,ma come abilità, come funzione. Nella zona di sviluppo prossimale, Vygotskijdice che la cooperazione è l'anima della conoscenza. Nel momento in cui ioimparo, non imparo delle materie, imparo delle abilità; e guarda caso lascuola, soprattutto la superiore, ha dovuto imparare dalle elementari, dallemedie, dalle materne e ammettere che ci sono delle abilità da apprendere; nonsolo: quando noi proponevamo per i nostri ragazzi handicappati i livelli minimi,adesso con il discorso dei saggi, il livello minimo è diventato un modello dageneralizzare, e quindi quello che va bene per l'handicappato è diventato"alzare l'architrave" per tutti i così detti normali. Nella zona disviluppo prossimale, Vygotskij dice: "L'apprendimento è sempre un rapportotra due persone", e qua bisognerebbe ricordare Bentin quando dice che"una frase è sempre strappata ad un dialogo". Questo vuol dire allorache la conoscenza è un processo che avviene tra una persona che ha undeterminato livello di sviluppo e una persona che è ad un livello inferiore. Lecose devono essere fatte
assieme, e, a forza di fare assieme, quella zona, che si sviluppa con lacooperazione, diventa una zona di cui si appropria la persona che è ad unlivello inferiore. Questo vuol dire che la cooperazione vecchia di Freinet èinvece un momento altissimo di apprendimento, fondato su basi neurologiche.Nella cultura dell'handicap ci sono dei momenti alti come il discorso dellacompensazione. Io leggevo le indicazioni di Claudio Imprudente nel suo libro"E se gli indiani fossero normali?" e le paragonavo con il libro diVygotskij che ha un brutto titolo: "Elementi di difettologia", (chicompra un libro con un titolo simile? al di là del fatto che "Elementi didifettologia" è un libro tradotto male che andrebbe rivisto; per fortunaadesso Vygotskij è stato tradotto in inglese e possiamo confrontarlo). Ebbene,io ricordo quando leggevo le indicazioni di Claudio, che lui dice: "ognihandicappato ha un sacchettino; un sacchettino di pietre preziose, che non puòtenere per sé ma deve dare anche agli altri, ha delle cose da dare", eparagonavo la visione del laico Vygotskij, con la proposta di Claudio che hafede. Quando Vygotskij parla di compensazione non intende la compensazionematerialistica del cieco che ha una maggiore percezione uditiva o del sordo cheha una maggiore percezione visiva. Sta parlando di una cosa completamentediversa, di una rielaborazione a livello neuronale. La persona con handicap nonè una persona a cui manca qualcosa, è una persona diversa, è una persona cheha delle competenze in più che può mettere a servizio.

L'handicap è l'erba cattiva

In fondo è una visione evolutiva. Io mi ricordo che in modo moltoprovocatorio quando ci siamo incontrati a Maranathà, la comunità diaccoglienza dove vive Claudio, dicevo "Voi siete l'erba cattiva, no?".Le multinazionali dell'alimentazione, adesso mettono in cassaforte le erbecattive, perché si rendono conto che quelle che fino ad oggi hanno bruciato,preferendo le graminacee, sono risposte diverse a problemi diversi. Noi adesso,uomini anziani, abbiamo problemi di prostata: hanno scoperto un estratto da unaerbaccia del Mato Grosso che ha dato una molecola in grado di risolvere questoproblema. Allora, anche se sembra un paragone sciocco, l'handicap in un certosenso è l'erba cattiva; è la proposta futura a problemi futuri. Perché, diceVygotskij: " se l'handicappato raggiunge gli stessi livelli di una personanormale, li raggiunge attraverso strade laterali, diverse", e sono stradeche forse, dal punto di vista evolutivo, serviranno alle persone così dettenormali, in futuro. Quello che noi purtroppo facciamo invece è negare ilproblema della diversità. Noi non siamo lamarchiani quindi non pensiamo che lagiraffa abbia allungato il collo a forza di arrivare in alto. C'è stata unagiraffa handicappata, che è riuscita a isolare una nicchia ecologica, le fogliedelle acacie africane, ed è stata la salvezza di una specie. La stessa cosapuò produrre l'handicap. L'handicap ha in sé, come bio-diversità, la salvezzadella specie, se noi sappiamo capire.
Stephen Hawking, il famoso astrofisico, è in carrozzella, ed è nelle stessecondizioni di Claudio. Hawking all'età di 18 anni, ha cominciato per unamalattia degenerativa a perdere l'uso delle mani e lentamente ad accartocciarsisu una sedia a rotelle. A 18 anni era solo all'inizio della sua carriera. Le suericerche sul Big Bang, sui buchi neri, le ha fatte mentre era handicappato; noisappiamo che le ricerche di Hawking dal punto di vista conoscitivo sonopreziosissime perché consistono in calcoli stechiometrici ai qualicorrispondono immagini visive. Hawking parla con una sintesi vocale, ha moltiproblemi, ma credo che sia una persona estremamente simpatica, perché al di làdi essersi sposato e avere fatto tre figli, è anche scappato con l'infermiera,questo fa parte dei pettegolezzi, ma fa vedere la vivacità della persona. Peròquesto grillo, che è riuscito a scappare con l'infermiera, in modo affascinantedice: " quando io proponevo i miei calcoli, e li applicavo alle immaginitridimensionali, le ricerche erano limitate dalla carta perché non potevo avereuna immagine tridimensionale immediata". Lo strumento lo limitava."Quando ho perso l'uso delle mani" dice Hawking, "e ho potutousare solo il pollice, mi sono rifatto al blotter, alla possibilità di proporredelle immagini tridimensionali all'interno dello schermo di un computer, e hoguadagnato la possibilità di produrre immagini corrispondenti ai calcoli."Poi ha perso anche l'uso delle mani. "E allora", dice Hawking inquesta intervista, " ho dovuto interiorizzare nella mia mente, non solo icalcoli, ma anche i disegni. Allora io ho acquistato capacità in più rispettoagli altri". Dice un suo collaboratore: " Quando uno ha deglistrumenti diversi, può risolvere problemi diversi". Lui dice: " io hoavuto la possibilità di avere una crescita, e quindi di risolvere attraverso lamia mente, attraverso la mia fantasia scientifica, una serie di problemiincredibili." Ed è affascinante il fatto che Hawking lo dicaconcretamente, e ultimamente le sue ricerche vanno avanti. Il problema èquesto: allora, ogni handicappato è un genio? Io credo che questo ci facciariflettere sulla importanza della rete di rapporti.
Dietro Hawking c'è tutta la comunità scientifica di Cambridge che ha fattodelle richieste concrete e che ha avuto fiducia in lui; c'è tutta la comunitàteorica, scientifica che ha prodotto ipotesi e le ha sottoposte alla suaintelligenza e credo che occorrerà studiare le strategie della fiducia, cioèla pedagogia dei genitori. L'altro elemento, è che lui ha avuto anche dalla suala tecnologia di Cambridge che gli ha procurato una serie di strumenti tali percui la sua intelligenza, così sollecitata e appoggiata da questa fiducia,potesse esprimere le sue capacità. Ai miei tempi gli handicappati li mettevanonei pollai; ai miei tempi neanche trent'anni fa, venivano fatti morirelentamente.
Adesso ci sarà il problema degli handicappati anziani. Degli studi molto bellici dicono che i ragazzi Down, che da un punto di vista scientifico dovrebberomorire giovani, adesso scolarizzati e sollecitati vivono più a lungo.
Piero Angela proponeva proprio in una sua conferenza "l'apprendimento comefarmaco di giovinezza " ma noi possiamo anche dire " conoscenza comefarmaco di integrazione ". Cioè se noi non sollecitiamo, se noi nonteniamo in classe, se noi non facciamo dei programmi, se noi non seguiamo la104, se noi non seguiamo una serie di indicazioni, anche di tipo contenutistico,l'integrazione non avviene, è una truffa. E' uno spettacolo, è un'animazionebenevolente, mentre io credo che l'indicazione proposta dal progetto Calamaio vamolto al di là. Vi fa vedere le capacità dialogiche, le capacità di rapporto,le capacità maieutiche dell'handicap. Al punto tale che qualcuno che mi eravicino diceva: perché non facciamo un " Calamaio News " ? Proponendoall'interno del Calamaio News, tutti i prodotti creativi, e la creatività èdell'handicap, che l'handicap creativo propone alle persone. Il ministroBerlinguer si sta stillando il cervello per proporre delle alternative alloscritto di italiano, io credo che quanto proposto dal Progetto Calamaio sia unaalternativa creativa, perché l'handicap è creatività per eccellenza. E questoconcetto di compensazione, non è nato oggi: è nato tanto tempo fa. Se noileggiamo il " De Magistro" di Sant'Agostino troviamo che fin d'alloraveniva data dignità alla lingua dei segni.
Leonardo Da Vinci ha fatto la Gioconda, no, speriamo che non la rubino di nuovo,come hanno fatto con Van Gogh; la Gioconda è un capolavoro di espressioneperché esprime l'ambiguità. E l'ambiguità ti dice tutto. Ora noi diciamo: macom'è che Leonardo Da Vinci ha prodotto la Gioconda? L'altro esempio bellissimoche adesso possiamo vedere poco è invece L'Ultima cena, L'Ultima cena èbellissima, è l'espressione della parola di Gesù che dice: "Qualcuno divoi mi tradirà", e questa parola si rifrange sugli atteggiamenti di tuttie dodici gli Apostoli che hanno un atteggiamento consono a questa parola aseconda del comportamento. Domanda: chi è che ha insegnato a Leonardo Da Vincia esprimere le espressioni dei volti e dei gesti? La risposta è dello stessoLeonardo; lui ha scritto un libro molto bello che adesso esce in edizionecritica, intitolato " Libro di pittura" in cui dà i segreti della suabottega. Per cinque volte in questo libro lui dice: " i miei maestri sonostati i sordi ". Cioè per imparare a dare espressività al volto, peresprimere con gli atti esterni le sensazioni interne i maestri dei pittori sonoi sordi. Cosa vuol dire allora? Vuol dire che una comunità culturale, quelladei sordi, si è affiancata ad un genio e ha proposto una rivoluzione nellacultura del 500 artistico; se voi vedete per esempio le opere di Piero dellaFrancesca o di Botticelli, non hanno espressione. Ecco allora io dico,l'accettare questa sfida ci propone uno scenario amplissimo che segue e credocorra dietro al Progetto Calamaio.

Note
(1) Io credo che sia un rischio che si corre, quello della benevolenza, e alproposito c'è un libro di Harlan Lane: " La maschera dellabenevolenza", " The mask of benevolence". Io ho fatto unatraduzione letterale apposta: benevolence vuol dire " beneficenza",vuol dire assistenza, e il sottotitolo di questo libro che secondo me andrebbepubblicato è " disabling the deaf community " cioè in che modo sirende disabile una comunità, quella dei

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Cultura, Handicap e Assistenza