La comunità come risposta

01/01/2002 - Renata Piccolo

Oramai da molti anni una delle tematiche legate all’handicap riguarda la possibilità di avere una vita indipendente anche per le persone disabili. Fortunatamente se ne parla molto, esistono anche delle leggi che lo vogliono garantire, ma poco o nulla è stato fatto: evidentemente le persone con qualche deficit sono degli extraterrestri che non possono godere di tale diritto, che tra l’altro per “i normodotati” è addirittura considerato come fondamentale!
Beh…cosa vogliamo di più? Vogliamo delle cure sanitarie gratuite, vogliamo gli ausili per l’indipendenza, vogliamo una famiglia che ci coccoli e ci accudisca, vogliamo le assistenti per alzarci dal letto, …e ora vogliamo anche una casa per essere “indipendenti”? Magari questa dovrebbe essere anche senza barriere architettoniche per poter spostarci liberamente e per uscire ogni qual volta lo desideriamo, non dovrebbe costare molto così le nostre esigue risorse economiche le sfruttiamo per andare ai Carabi l’estate, inoltre dovrebbe essere così e non cosà, eccetera. Quante pretese!
La ricerca di una casa accomuna tutti, abili e non: una volta giunti ad una determinata tappa della vita si decide o, talvolta, si è obbligati, a lasciare la famiglia ed iniziare il percorso della propria vita…Questa scelta personalmente l’ho compiuta cinque anni fa, quando la decisione di cambiare casa, ma soprattutto vita, è stata supportata dal fatto che volevo continuare l’Università e, quindi, in quanto studentessa di Scienze dell’Educazione, potevo usufruire dei posti alloggio garantiti dalle Aziende per il Diritto allo Studio Universitario. Ho scelto così di approdare a Bologna, dove il mio desiderio di indipendenza è stato soddisfatto dall’Arstud che mi ha garantito, fino alla fine dei miei studi, non solo l’assistenza ma anche un posto letto accessibile presso uno dei tanti Studentati presenti in città.
Fortunatamente, ma anche purtroppo, ad un certo punto l’Università termina! E dopo? Si ritorna al paesino, dove non solo non ci sono possibilità lavorative, ma nemmeno offerte culturali interessanti? Si ritorna in famiglia, dove sì hai tutto gratuitamente – assistenza continua, casa, …-ma dove comunque non puoi soddisfare un tuo diritto fondamentale: l’indipendenza e, quindi, l’autonomia, la libertà? Questo perché non ci sono alternative. O meglio le alternative esistono, ma non sono allettanti, almeno per coloro che pur essendo affetti da un deficit non risultano essere totalmente non autosufficienti.
Di fronte a questa personale esigenza, ho analizzato le possibilità esistenti per le persone inabili che aspirano ad una loro indipendenza.

Comunità con la C maiuscola

In Italia si è iniziato a parlare di Comunità fin dagli anni ’70; ciò in seguito allo sviluppo dell’idea di de-istituzionalizzazione: quest’ultima rappresenta propriamente il diritto di ciascuno di vivere in un contesto sociale “normale”. La Comunità nasce, quindi, con gli scopi di fornire servizi inerenti la riabilitazione psicologica e l’inserimento sociale della persona con deficit, oltre ad offrire alla stessa un’abitazione. Essa si sviluppa dall’idea di una vita comunitaria, dove cioè tutto viene diviso con gli altri membri: nel gruppo ciascuno ha la sua funzione e, per questo, la sua presenza è utile anche agli altri.
L’organizzazione della Comunità varia a seconda dei destinatari: persone anziane, bambini in situazione di disagio, disabili, tossicodipendenti, immigrati, …Le fondamenta di ciascuna Comunità sono rappresentate da alcuni principi ispiratori, quali:
- progetto terapeutico: offre un sostegno a quel soggetto che deve modificare il proprio stile di vita, sfruttando le proprie risorse e potenzialità (tossicodipendenti);
- progetto educativo: aiuta a raggiungere determinati obiettivi che, a causa di una possibile crisi esistenziale, possono risultare complicati da raggiungere (minori, disabili psichici);
- scelta esistenziale: si tratta sempre di realizzare dei progetti educativi, rivolti però all’intera esistenza della persona (prendere in affidamento un bambino);
- autogestione: un gruppo di persone decide di vivere insieme sfruttando le risorse pubbliche (anziani autosufficienti, disabili adulti).
A seconda dei principi sopraelencati, esistono diverse forme di Comunità a cui le persone in situazione di handicap possono ricorrere, ovvero:
- Centro Servizio di Pronta Accoglienza: offre tempestivamente ai suoi utenti –adolescenti e adulti- mantenimento e protezione; contemporaneamente si impegna nel cercare risoluzioni definitive alle problematiche emerse. Ad esempio esse si rivolgono ad immigrati da poco arrivati in Italia oppure a famiglie di disabili che ad un certo punto non possono assistere il proprio figlio per motivi di salute, stress psicologico, … Esso può rappresentare anche un momento di formazione e crescita personale del disabile.
- Comunità Alloggio: struttura educativa che sostituisce temporaneamente la famiglia, assicurando supporto psicologico, relazionale e sociale alla persona in situazione di disagio. Ciascuna Comunità Alloggio possiede un regolamento preciso che stabilisce la tipologia degli utenti, le modalità di ammissione, le finalità e i metodi educativi, i rapporti con l’esterno; viene gestita dalle ASL o da soggetti privati.
- Gruppo Famiglia: è una struttura educativo - assistenziale che prende in affido il minore –disabile, l’immigrato, in generale lo svantaggiato- assicurandogli un ambiente familiare idoneo, il mantenimento, l’educazione e l’istruzione. Spesso essi sono rappresentati da famiglie private che vengono sostenute economicamente dai servizi sociali.
- Gruppo Appartamento: è una comunità residenziale autogestita direttamente da disabili adulti in grado di organizzare autonomamente i propri spazi, tempi, assistenza, …
- Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.): fornisce accoglienza, prestazioni sanitarie e di recupero a persone non autosufficienti, prive di supporto familiare.
- Istituto Educativo Assistenziale: anch’esso si rivolge principalmente a minori abbandonati, anche con deficit, ai quali vengono offerti accoglienza, mantenimento, vigilanza, custodia, educazione ed istruzione. Esso rappresenta l’alternativa per quei casi che non possono essere dati in affidamento; tale opportunità può essere scelta dalla famiglia o, in casi estremi, dal Tribunale dei Minori;
- Comunità e Case di Cura: sono istituti privati che offrono vari tipi di servizi agli utenti: sostegno psicologico, riabilitazione fisica, assistenza fisica permanente, eccetera.

Le Comunità in Italia

Vediamo, quindi, alcuni casi in cui tali concetti sono stati applicati concretamente all’interno del territorio italiano. L’esempio più eclatante è rappresentato dalla Comunità di Capodarco: nel 1966 un gruppo di tredici persone handicappate, un giovane prete, don Franco Monterubbianesi, e alcuni volontari hanno deciso di vivere in una comunità situata in una vecchia villa abbandonata a Capodarco di Fermo nelle Marche. Oggi questa Comunità è presente in tredici regioni italiane ed è una delle organizzazioni del volontariato più impegnate nella lotta all'emarginazione sociale. I principi basilari condivisi da coloro che aderiscono a questa realtà sociale sono:
- il rifiuto dell'atteggiamento pietistico nei confronti di chi è in difficoltà e il superamento di ogni assistenzialismo;
- lo stile della condivisione, del coinvolgimento profondo con la storia dell'altro, del pagare di persona;
- la territorialità dell'intervento per evitare di chiudersi nella propria struttura ed aprirsi alle realtà circostanti;
- la quotidianità come spazio in cui tutti hanno la possibilità di crescere e di emanciparsi attraverso il lavoro, momenti di vita comune, attività di servizi sociali.
Un’altra realtà comunitaria presente nel Sud Italia è rappresentata dall’Agedi: essa è un organismo non lucrativo di utilità sociale, che si occupa di Self-Help, tra i Soci e, più in generale, tra le famiglie che condividono le problematiche della disabilità. L’Agedi assicura la tutela dei diritti dei disabili e delle loro famiglie attraverso lo Sportello Informativo Handicap, il Servizio di Assistenza e di Sostegno Educativo sfruttando il volontariato, l’Ausilioteca, la Comunità Famiglia: quest’ultima si occupa dell’accoglienza di minori in affidamento, con particolare riguardo ai bambini con gravi disabilità. Al momento sono attive due comunità, una a Sud e l'altra a Nord della città di Reggio Calabria. Ai bambini ospiti delle Comunità Famiglia dell'A.GE.DI. è garantita la fruizione di tutti gli spazi sociali, educativi e, se necessario, riabilitativi presenti sul territorio. L’Agedi ha inoltre costituito la Comunità Dopo di Noi: essa ospiterà quattro persone disabili adulte in situazione di gravità. Ultima esperienza a carico dell’A.Ge.DI. riguarda i Campi Estivi Autogestiti nei quali le famiglie, gli operatori e i volontari condividono un periodo di vacanza al mare.
Una realtà esemplare è situata a Milano, dove sorge la Comunità “Noi come gli altri” che fa capo al Progetto Gabbiano 2000: anche in questo caso l’obiettivo principale è quello di soddisfare le esigenze delle persone disabili e delle loro famiglie; ciò è stato perseguito attraverso:
- Ricerca di un ambiente ampio ed adatto per ospitare le seguenti iniziative.
- Una Comunità alloggio: essa vuole diventare un ambiente reale di vita quotidiana, intrattenendo relazioni col contesto sociale nel quale è localizzato;
- Un Centro diurno educativo polifunzionale: è rivolto a soggetti con handicap medio- grave ed è una struttura integrata non residenziale che accoglie giornalmente soggetti con notevole compromissione dell'autonomia. Propone spazi educativi e ricreativi diversificati il cui obiettivo è la crescita evolutiva dei soggetti e lo sviluppo delle loro capacità residue.
- Un Centro di ascolto per le famiglie. L’elenco delle Comunità e la loro descrizione potrebbe continuare: fortunatamente tali servizi esistono, ma purtroppo sono essenzialmente rivolti a soggetti con disabilità fisica grave oppure con deficit mentale o, infine, a coloro che rimangono privi di famiglia. Esistono ben poche realtà rappresentate da persone disabili adulte che vivono autonomamente, ricorrendo agli altri solo per l’assistenza di cui necessitano.

Comunità come riferimento

Durante una visita di padre Alex Zanotelli presso la Comunità di Capodarco, egli ha fatto notare come la Comunità rappresenti il seme dal quale partire per compiere azioni atte al miglioramento della vita di ciascun individuo: è proprio da questa, infatti, che bisogna partire per progettare gli interventi futuri. Contemporaneamente, però, egli fa notare come oggi il concetto di disabilità sia cambiato, come ha evidenziato recentemente l’OMS; esso inoltre varia anche a livello spazio-temporale: infatti se si considera il Sud del Mondo è importante notare la presenza di persone non necessariamente affette da deficit ma che comunque possono essere considerate come colpite da handicap: basti pensare ai ragazzi che sniffano la colla, alle bambine che si prostituiscono, ai poveri rinchiusi nelle baraccopoli, …Queste nuove forme di handicap debbono essere combattute affrontandole con mezzi diversi da quelle tradizionali, visto che gli utenti sono diversi; ma anche in tal caso, ogni progetto si potrebbe sviluppare dall’idea di Comunità: questa rappresenta il punto di riferimento nel quale avviene l’incontro di persone che possono trovare delle risorse loro utili e, contemporaneamente, sfruttare le proprie mettendole magari a disposizione degli altri.
Quest’ultimo principio è fondamentale per giungere a parlare dell’altra difficoltà che si presenta nel momento in cui il soggetto adulto in situazione di handicap decide di abitare da solo, cercando di migliorare la propria autonomia ed indipendenza: l’assistenza. Questa è sì fornita dai Servizi Sociali di ciascun Comune, ma spesso risulta essere insufficiente ed inadatta. L’alternativa è rappresentata dalle tante Cooperative sociali che offrono tali tipi di servizi: l’unico problema è che queste sono a pagamento, per cui diventano di difficile, se non impossibile, accesso. L’unica alternativa esistente e che sembra anche la più affabile è rappresentata dal volontariato. Il suo principio di base è molto buono, anche se purtroppo non sempre si riesce ad organizzarlo in maniera tale da sopperire alle esigenze delle persone che ne avvertono la necessità; inoltre esso non dovrebbe essere visto come una “prestazione di bontà”, anche perché ciò a lungo andare potrebbe provocare situazioni frustranti sia in chi aiuta sia in chi è aiutato, rischiando che la relazione si interrompa improvvisamente e che il soggetto disabile “rimanga a piedi”!

Ho fatto il mutuo della casa…alla banca del tempo!

Lancio una proposta. Negli ultimi anni in Italia si è iniziato a parlare di Banca del Tempo: è un istituto di credito molto particolare, dove si deposita la propria disponibilità per scambiare prestazioni con altri aderenti usando il tempo come unità di misura degli scambi: in tal modo le persone si ritrovano in una situazione di parità tra loro.
A ciascuno degli aderenti viene intestato un conto corrente e dato un libretto di assegni; l'adesione è volontaria e l'unico obbligo che ne deriva è quello di rendere il tempo ricevuto.
I bisogni e i piaceri depositati nella Banca del Tempo appartengono alla sfera delle relazioni di buon vicinato. Sono cioè azioni semplici di solidarietà tra individui che abitano nello stesso palazzo, nella stessa strada o piazza, nello stesso quartiere, i cui figli frequentano lo stesso asilo o la stessa scuola. Tra gli utenti, però, non sono previsti coloro che si possono trovare in una situazione di disagio: questo erroneamente, perché si ritiene che le persone in difficoltà non abbiano nulla da scambiare con gli altri, che essi cioè non posseggano alcun tipo di risorse che potrebbero essere utili agli altri; tale Banca, cioè, vuole restare libera da vincoli morali, etici o affettivi, instaurando però rapporti solidali e paritari. Penso che tale concetto sia sbagliato e che, anzi, tale metodologia debba essere sfruttata a maggior ragione con le persone a disagio, siano esse disabili, tossicodipendenti, immigrati. Infatti, sfruttando anche le loro capacità, le loro risorse, li si può far sentire importanti, meritevoli senza quindi creare situazioni frustranti o depressive. Tra l’altro questo dovrebbe essere, a mio avviso, il concetto basilare della Comunità che accoglie: colei che cioè offre un servizio agli altri i quali, a loro volta, offrono ulteriori favori. Si ricorda appunto che la Banca del Tempo parte dall'idea che è possibile uno scambio paritario fondato sul fatto che gli individui sono portatori di bisogni ma anche di risorse. I principali vincoli che incontra la banca sono culturali: la nostra società tende a legittimare determinati usi del tempo e non altri, ma anche a legittimare alcune persone e non altre.
In Italia le Banche del tempo avviate e funzionanti sono circa ottanta. La prima è nata nel 1992 a Parma, ma l'antesignana delle banche attualmente esistenti è nata nel 1995 su proposta del Comitato Pari Opportunità del Comune di Sant'Arcangelo di Romagna. Altre realtà hanno avviato il progetto: Milano, Perugia, Padova, Roma, Ivrea, Vercelli, Napoli, Novara, Venezia, Aosta,…

Ami il prossimo tuo…se gli stai vicino!

E’ importante tener presente che i luoghi in cui tali servizi sorgono sono importanti, in quanto tra loro ci può essere uno scambio continuo, di risorse appunto. Questo riguarda anche la Comunità, per tal motivo infatti è importante considerare bene anche l’ambiente fisico nel quale essa sorge: ci può essere cioè uno scambio anche tra l’ambiente e coloro che ci vivono e questo potrebbe arricchire entrambi.
Secondo il mio parere, un errore spesso commesso da coloro che decidono di aprire una Comunità d’accoglienza riguarda la scelta del luogo in cui questa viene situata: molto spesso, infatti, tali centri sorgono in luoghi piuttosto isolati, addirittura lontano dal centro della città. Se da un lato ciò risponde all’esigenza di avere degli spazi ampi, dove è possibile avere a disposizione diverse strutture che offrano i servizi di base – come ad esempio piscine, palestre, sale di ritrovo, cinema,…- dall’altro tale fenomeno porta ad isolare i residenti dal resto del mondo, dalla realtà quotidiana. Questo, non solo crea un distacco fisico, ma anche sociale e quindi, se da un lato rappresenta un beneficio – come quello della casa e dell’assistenza appunto - dall’altro crea uno svantaggio a livello socioculturale: abitando in questi posti isolati, diventerà ulteriormente più difficile andare a prendere un caffè con l’amico, andare a vedere un film al cinema, andare a fare spese, …Il rovescio della medaglia, però, potrebbe essere rappresentato dal fatto che, nel caso in cui tale Comunità sorga nei pressi di un paese, essa può comunque sfruttare le risorse messe a disposizione da quest’ultimo e con questo instaurare un rapporto di scambio reciproco, nel quale chi aiuta è anche chi è aiutato e viceversa. Comunque tali contesti “ristretti” possono ricrearsi anche nel caso in cui la Comunità sorga in città: essa, infatti, può essere dislocata in un determinato quartiere, all’interno del quale può creare una rete di relazioni basate proprio sul sostegno reciproco. Per questo motivo, nel momento in cui si decide di creare una Comunità che ospita, indipendentemente dalla tipologia di utenza, è importante tenere conto di tutta una serie di fattori che apparentemente potrebbero sembrare secondari, ma che in realtà rivestono un’importanza primaria, anche perché potrebbero in futuro trasformarsi in risorse vere e proprie.
Concludendo, si può affermare che alcune opportunità esistono, vanno ampliate, migliorate, sviluppate ma soprattutto messe in pratica. Per questo è necessario l’intervento delle istituzioni, dei Servizi Sociali, …Ricordiamoci che le richieste non sono molto diverse da quelle dei cosiddetti “normodotati”: sono necessarie solamente alcune accortezze in più e, ahimè, qualche soldo in più; ma, più la persona disabile sarà autonoma, minore sarà anche la spesa per il suo mantenimento.


BOX Elenco dei siti Internet sulle Comunità:
1) Associazione di genitori di bambini e adulti disabili
www.agedi.it/chi.htm
2) Associazione "Il gabbiano - Noi come gli altri" Organizzazione non lucrativa di utilità sociale
www.bimbi.it/gabbiano
3) Comunità di Capodarco
www.netonline.it/ospiti/capodarco
4) Comunità di Capodarco di Roma
www.capodarcoroma.org
5) Comunità Piergiorgio ONLUS- la storia
http://www.bte.it/guida/ComunitaResidenziali/comres02.htm
6) Comunità religiosa che offre ospitalità e assistenza a persone disabili e bambini abbandonati
www.villaggiosantantonio.it
7) Casa vacanze estive per disabili; accoglienza di nuove Famiglie presso la comunità Maratanà
http://spazioweb.inwind.it/univcost/giafatto.htm
8) Comunità educativa rivolta a minori disabili
www.regione.umbria.it/infanzia/Glossarioservizi.htm
9) Fondazione Don Carlo Gnocchi
www.dongnocchi.it/accessib/centri/milano1/att_educ.htm
10) Elenco del volontariato italiano su Internet
www.asslink.it
www.citinv.it/volontariato/asslinks.it

BOX Comunità di Capodarco
La Comunità di Capodarco propone servizi sociali, sanitari e formativi ma anche cooperative di lavoro integrate che operano nel campo dell'elettronica, della ceramica, del riciclaggio della carta e del pezzame, delle ricerche sociologiche e statistiche. Tutto ciò è articolato in diversi modi: Comunità residenziali; Gruppi famiglia; Centri di riabilitazione; Centri di formazione professionale; Centri diurni; Cooperative; Laboratori; Centri Studi e servizi culturali.
Recentemente la Comunità si è allargata fuori dai confini nazionali, dando vita alla Comunità Inernazionale di Capodarco (CICa), un'organizzazione non governativa di solidarietà internazionale, che si propone di dare risposte ai problemi dei poveri e degli emarginati di tutti i continenti.

Elenco delle comunità di Capodarco:
Comunità di Rinascita Tolmezzo (UD)
Comunità Gruppo '78 Volano (TN)
Comunità di Costo Arzignano (VI)
Comunità di Capodarco di Fermo Capodarco di Fermo (AP)
Centro Lavoro Cultura Gubbio (PG)
Comunità La Buona Novella Fabriano (AN)
Comunità Capodarco di Roma Roma
Comunità 21 marzo Terracina (LT)
Comunità La Roccia Aversa (CE)
Associazione Il Solco Lecce
Comunità Progetto Sud Lamezia Terme (CZ)
Comunità Progetto Sicilia Palermo
Comunità di San Giuseppe Linguaglossa (CT)
Comunità Il Seme Oristano
Centro Comunitario Jesus Resucitado Penipe Ecuador
Centro Comunitario Casaccia "Angelo Franco" Ibarra Ecuador
Comunità Internazionale di Capodarco Roma