La Carta dei popoli per la salute

01/01/2002 - di Meera Shiva*

La Carta di Alma Ata, nel 1978 affermava la salute come un diritto del cittadino, riconoscendo che un approccio meramente curativo, basato su farmaci, medici e dispensari, non poteva rispondere pienamente alle esigenze sanitarie dei popoli. Purtroppo il concetto generale di salute di base è stato distorto e ridotto a pochi aspetti selezionati, quali il monitoraggio della crescita, l’idratazione orale, l’allattamento al seno, l’immunizzazione, la pianificazione familiare, l’alfabetizzazione femminile e l’integrazione alimentare. Non solo, esso è stato ulteriormente falsato e “annacquato”, fino a comprendere un limitato numero di interventi contro malaria, tubercolosi e HIV-AIDS. Contemporaneamente, i sistemi di sanità pubblica si stanno sfasciando sotto i colpi dell’aggiustamento strutturale. Il modello biomedico occidentale diviene la base su cui diagnosticare i disturbi e cercare soluzioni sanitarie. Queste ultime, a loro volta, sostenute dal crescente complesso medico-industriale, danno vita ad un fenomeno senza precedenti di sanità commercializzata. In questo modo salute comunitaria, sanità pubblica e sanità di base vengono sistematicamente demolite in quanto costose; i trattamenti medici curativi sostituiscono la sanità e le cure mediche diventano causa principale di indebitamento. Il Rapporto Mondiale sulla Salute del 1985, riconoscendo le crescenti disuguaglianze all’interno e tra i paesi, ha introdotto una nuova Classificazione Internazionale delle Malattie, in cui compare la categoria della povertà estrema. Povertà che aumenta con la conseguenza della crescita delle malattie ad essa correlate. Numerosi studi hanno evidenziato che la ricomparsa di malattie trasmissibili e la mancata garanzia di cibo, risultato di programmi crudeli e menefreghisti di aggiustamento strutturale, hanno provocato la morte di milioni di esseri umani, soprattutto donne e bambini. Il Rapporto sullo Sviluppo Umano del 1999 ha affermato in modo chiaro che i regimi di mercato internazionale incrementano sia il divario economico che quello tecnologico. Così per difendere gli interessi del commercio e del mercato, si colpiscono i poveri, specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove scarsa o nulla è la previdenza sociale, dove i governi sono indebitati e dove la “tassa sui servizi”, prescritta dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Mondiale (BM), rende i servizi sanitari inaccessibili. In aggiunta a quanto appena detto, non dimentichiamo l’introduzione di programmi “top-down”, verticali, centralizzati, non integrati e basati sui prestiti condizionati della Banca Mondiale, da restituire con gli interessi.
Sfortunatamente la BM ha strappato il ruolo di leadership all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sostenendo, insieme al Fondo Monetario Internazionale e all’Organizzazione Mondiale del Commercio, gli interessi capitalistici dei paesi sviluppati. Tuttavia bisogna sottolineare che in termini di risorse investite, la BM destina alle spese sanitarie quanto l’intero budget dell’OMS. Volete un esempio eclatante? Il settore marketing della compagnia farmaceutica americana Pfizer ha più personale di tutto l’OMS. Tremendo è il potere che la Banca Mondiale è in grado di esercitare su paesi indeboliti e indebitati, come sono i paesi in via di sviluppo, e su vari altri settori oltre a quello sanitario.
GATS: Accordo Generale sul Commercio e sui Servizi
Siamo seriamente preoccupati che l’accordo generale sul commercio e sui servizi sottometta i governi democratici di tutto il mondo a regole di mercato globale stabilite e rafforzate dall’OMC. Per oltre due decenni abbiamo lottato e lottiamo contro i TRIPs per l’accesso ai farmaci essenziali, ma in questo momento, con il GATS, ad essere seriamente minacciato è addirittura l’accesso pubblico ai servizi. Infatti, le restrizioni create dal GATS andrebbero ad interessare tutte le misure di governo relative al commercio e ai servizi, dalle leggi sul lavoro alla tutela del consumatore, includendo anche regolamentazioni, linee guida, sussidi, sovvenzioni e norme sulla concessione delle licenze per l’accesso ai mercati. Le regole del “Trattamento nazionale”, all’interno del GATS, permettono che le multinazionali di servizi con base all’estero possano accedere ai sussidi governativi e ai fondi nazionali destinati ai servizi pubblici. Il GATS costringe così i governi a concedere a fornitori stranieri di servizi l’accesso illimitato al mercato, senza tener conto dell’impatto che ciò può avere a livello ambientale e sociale. Alle corporazioni di servizi è garantito l’accesso ai mercati nazionali in tutti i settori, compresi sanità, istruzione e acqua. Ritengo che, quando ci si accorge che salute, istruzione e acqua hanno un valore di mercato, si comprende quanto sia urgente fare irruzione in queste politiche, senza tante discussioni e dibattiti, insieme a coloro che ne subiscono gli effetti sulla propria pelle.
E l’acqua divenne cara come il petrolio
La rivista americana Fortune ha affermato: “Oggi, compagnie come la francese Suez fanno a gara per privatizzare l’acqua, poiché hanno intuito che essa sarà per il XXI secolo ciò che il petrolio è stato per il XX”. Siamo molto preoccupati dalle richieste di completa liberalizzazione e deregolamentazione del settore idrico, siamo preoccupati dai cambiamenti per i quali il governo dovrebbe facilitare il mercato, il che significa più servizi nel settore privato, e dalle pressioni affinché vengano eliminati tutti i sussidi, che vengono accusati di “alterare” – cioè abbassare – i prezzi e il mercato. Siamo preoccupati nei confronti di chi difende i diritti di proprietà sull’acqua. L’acqua non è un diritto, ma un bisogno umano. Gli investitori che la vedono solo come diritto di proprietà stanno modificando difatti i diritti umani. Le proteste di massa del 1999 a Cochabamba, in Bolivia, dimostrano come le insurrezioni popolari saranno conseguenza inevitabile del raddoppio delle tariffe dell’acqua in comunità povere. Dopo le proteste in Bolivia, conseguenza del contratto tra la comunità locale e la multinazionale Bechtel (con base a San Francisco), le tariffe sono state ridotte, il contratto riconsiderato e annullato. Se pensiamo che il 75-80% dei problemi sanitari sono legati all’acqua, che il 40-50% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, che il peso dell’approvvigionamento idrico grava soprattutto sulle donne, se consideriamo che il riscaldamento globale sta provocando terribili carestie e siccità e che in molti paesi i servizi sanitari sono allo sfascio, è evidente che dobbiamo combattere la privatizzazione dell’acqua con le unghie e con i denti.
Regole valide solo per i vincenti
I governi e i cittadini di tutto il mondo hanno dovuto prendere atto, come di un fatto compiuto, che a stabilire le regole del gioco sono, guarda caso, i maggiori beneficiari delle regole stesse. I potenziali vincenti spingono sui nuovi regimi globali, mentre i perdenti si oppongono, nonostante si tenti di rendere sempre più illegale il loro diritto di opposizione, come si è visto nelle proteste di Seattle, Praga, Melbourne e Genova. Non è strano se si pensa che più di 1/4 dei 4 miliardi e mezzo di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo non gode neppure dei diritti umani di base. Inoltre, in molti paesi, più del 50% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà ed è costretta ad una vita priva di dignità. Allo stesso tempo, le fusioni transnazionali hanno avuto una crescita esplosiva, passando da 900 miliardi di dollari nel 1996 a 3400 miliardi di dollari nel 1999, mentre le acquisizioni USA sono salite da 12 miliardi di dollari nel 1974 a 330 miliardi di dollari nel 1998, fino a 1700 miliardi di dollari nel 1999. Le politiche nazionali sono state asservite ai regimi di mercato internazionale e le multinazionali hanno causato la chiusura di migliaia di imprese su piccola scala e di unità produttive locali. Tutto questo sposato al fatto che alle culture non occidentali, alle culture che mettono al primo posto le aspirazioni spirituali e non materiali degli individui, è negato ogni riconoscimento. Infine, per paradosso, le misure di austerità del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale sono pensate proprio per i poveri, non per i privilegiati.
Le vittime della globalizzazione: le donne
A subire le conseguenze di tutto questo, adesso più che mai, sono le donne. In molte parti del mondo hanno dovuto sopportare gli effetti negativi della globalizzazione: l’aumento di fenomeni quali disoccupazione, perdita dei mezzi di sostentamento, mancanza di terra, perdita di controllo sui beni e sulle scarse risorse, privazione, degrado ambientale e disastri (naturali e provocati). Tutto ciò ha reso molto più difficile la sopravvivenza per un gran numero di persone. In più le già scarse risorse nazionali vengono destinate all’acquisto di armi, mentre ai cittadini non sono garantiti neppure i bisogni vitali. Ci sono inoltre dati che attestano un aumento nella violenza fisica, mentale, sociale ed economica nei confronti delle donne. Violenza a volte palesi, spesso, invece, meno ovvia. Pensiamo alla contaminazione delle acque dei fiumi, al controllo sulle sementi e sull’agricoltura, esercitato dai nuovi e ingiusti regimi internazionali di mercato, al mercato di prodotti chimici tossici, alle scorie pericolose, alle tecnologie azzardate e ad un tipo di industria potenzialmente rischiosa. Politiche che toccano il mondo agricolo, da secoli “femminile”. Perché, ricordiamolo, se combattiamo le donne, combattiamo chi dà da sempre da mangiare al mondo.
Conoscenza e risorse indigene, un “esubero” per l’Occidente “pirata”
I cambiamenti nei regimi dei brevetti difendono i diritti delle corporazioni, facendole passare per “riproduttrici di piante”. Questo ruolo dà loro vari privilegi, tra cui quello di brevettare e commerciare i semi, mentre diventa illegale per i contadini conservare e scambiare i semi, come hanno fatto per secoli. La liberalizzazione del mercato sta dando vita ad una nuova classe di persone “in esubero” e sta compromettendo la sopravvivenza di un mondo di profughi senza terra, legati al settore agricolo, tra cui gli artigiani e i pescatori, i quali sono doppiamente colpiti dalla perdita dei loro mercati tradizionali. In India, la grande carestia del Bengala del 1942 (prima dell’indipendenza) uccise oltre 3 milioni di persone e fu in qualche modo conseguenza di un mercato alimentare ingiusto. Champaran Satyagraha, guidata da Gandhi a Bihar nel 1917, fu una protesta dei contadini di Champaran, costretti a produrre l’indaco naturale per le fabbriche di Manchester, pur non avendo di che nutrirsi. Satyagraha fu un esempio di disobbedienza civile: Gandhi aveva affermato che le leggi ingiuste sono fatte per essere infrante. Sempre guidata da lui fu la marcia di Dandi, il 2 marzo 1930, in cui migliaia di persone protestarono contro la legge coloniale britannica che negava loro il diritto di utilizzare e produrre il sale a livello locale. Furono picchiati a sangue ma continuarono ugualmente a marciare. Questi fatti avvennero durante il colonialismo inglese. Oggigiorno, come stati “liberi” con governi “democratici”, siamo costretti ad accettare regimi di mercato internazionale.
Undici bambini morti di fame in una settimana
Sta accadendo in Orissa, in India, flagellata dal ciclone nel 1999 e devastata quest’anno dalle alluvioni. Siccità e carestie si sono invece verificate in altre località. Tra il 27 luglio e il 28 agosto sono stati segnalati 20 casi di morte per fame nel distretto di Kashipur, nello stato di Orissa, dove la gente cercava di sopravvivere mangiando noccioli di mango. Ad Udaipur, nel Rajasthan, la siccità continuerà ancora per un altro anno: 800 bambini delle comunità tribali sono morti di fame, 11 in una sola settimana. Altri casi di morte per fame sono stati riscontrati, nello stato di Maharashtra, nei distretti di Dhule e Thane. Le scorte di riso sono passate da 13 a 22 tonnellate mentre quelle di grano da 872 a 2411. Nei depositi del governo è accumulato tre volte lo stock di riserva necessario alla sicurezza alimentare degli stati. Allo stesso tempo, le cifre di cui dispone il governo parlano di 50 milioni di persone, sempre in India, prostrate dalla fame, più del doppio rispetto a quelle che l’hanno sofferta durante la grande carestia del Bengala del 1942. Ogni anno 1 milione di tonnellate di cereali va perso nei depositi, mentre 325 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà e 50 milioni rischiano la morte per fame. Contemporaneamente i sussidi alimentari vengono tagliati e la gente ricomincia a morire di fame, come durante la carestia in Bihar. Inoltre, come conseguenza dell’aumento dei costi di produzione alimentare – con l’introduzione di pesticidi e fertilizzanti da parte delle industrie – gli agricoltori sono costretti ad una condizione di indebitamento crescente. Nell’ultimo decennio i casi di suicidio tra gli agricoltori, fenomeno sconosciuto in passato, si contano a migliaia. A questo si è aggiunta la liberalizzazione delle importazioni seguita all’abolizione delle restrizioni quantitative. Ciò ha prodotto come risultato il crollo dei prezzi dei prodotti locali. Il tutto “condito” da politiche commerciali aggressive che hanno invaso il mercato con cibi costosi, qualitativamente scadenti e poveri a livello nutrizionale, modificando l’intera cultura alimentare. Sopra i negozi, lungo le strade principali e nei ristori “Dhaba’s” hanno fatto comparsa enormi cartelloni pubblicitari della Coca Cola e Pepsi Cola. Queste cole di proprietà multinazionale hanno soppiantato non soltanto le cole locali, ma anche le bibite e le bevande alla frutta sicuramente più dissetanti ma soprattutto legate a mezzi di sostentamento locale. Famosa è la risposta della regina Maria Antonietta a chi le faceva notare che la gente non aveva pane: “Se non hanno pane, date loro brioches”. Lo stesso fenomeno si sta ripetendo oggi per quanto riguarda l’accesso all’acqua: “Se non hanno acqua, date loro coca cola”.
Biopirateria: diritti d’autore anche sulle forme di vita
Oltre ai TRIPs, oggi viene concesso il diritto d’autore a farmaci vecchi con una nuova combinazione o un nuovo dosaggio, prolungando così l’esercizio del diritto. Preoccupante è il fatto che la medicina occidentale stia soppiantando la medicina tradizionale e che, isolando i principi attivi, si applichino i diritti d’autore alle conoscenze e alle risorse indigene. La legge americana sui diritti d’autore non riconosce infatti il sapere non occidentale. Gli USA considerano piante, animali, prodotti e processi non biologici e microbiologici come oggetti su cui applicare la legge. Le forme di vita andrebbero esentate dal diritto d’autore. Così come le conoscenze tradizionali e indigene. Andrebbe anche svelato e tutelato il paese di origine della fonte biologica e delle conoscenze associate. Peccato che gli USA affermano che chiedere a chi applica i brevetti di specificare l’origine del materiale genetico o delle conoscenze tradizionali risulterebbe poco pratico! Sostengono che “le comunità possono trattare con i detentori dei diritti d’autore”, ovvero: “vittime della biopirateria negoziate con i vostri potenti biopirati!”.(…)
L’Assemblea dei popoli per la salute
Negli ultimi vent’anni, molte reti di comunicazione si sono occupate con serietà e determinazione delle questioni legate all’equità sociale, economica, sanitaria e di genere. È nata così, dall’idea di un gruppo infervorato di attivisti e dei network a cui facevano riferimento, l’Assemblea dei popoli per la salute. Questi network, tra cui International People’s Health Council, Health Action International, Asian Community Health Action Network, Gonaswasthya Kendra Consumer International, Third World Network e Women’s Global Network for Reproductive Rights, costituivano il gruppo di coordinamento per l’organizzazione dell’Assemblea dei Popoli per la Salute e offrivano gratuitamente i propri servizi. Gonoshasthaya Kendra, Centro per la Salute dei Popoli a Savar (Bangladesh) ha ospitato le 1453 persone provenienti da 92 paesi che, dal 4 all’8 dicembre 2000, hanno preso parte all’Assemblea dei popoli per la salute. Mentre di giorno si tenevano laboratori e assemblee plenarie su temi quali l’accesso ai farmaci, TRIPs, sistemi di medicina tradizionale, violenza sulle donne, militarizzazione e impatto delle politiche della Banca Mondiale, di sera si svolgevano attività culturali. I partecipanti, provenienti da varie regioni e paesi del mondo, rallegravano il pubblico con spettacoli culturali, nell’ottica di un processo educativo che si propone la comprensione e il rispetto delle diversità. I pasti venivano serviti in più di 15 piccole capanne di bambù dove le donne del villaggio cucinavano e servivano ai partecipanti piatti genuini della cucina locale.
La Carta dei popoli per la salute: l’Assemblea dei popoli per la salute, Dhaka, 2000
La Carta dei popoli per la salute è sostanzialmente un’idea, un’affermazione, uno strumento che consente di riunire le persone attorno alla questione dei diritti sanitari, un riferimento per quanti credono fermamente che ogni essere umano abbia il diritto di essere rispettato e vivere con dignità. La Carta mette in discussione in modo deciso una visione del mondo secondo la quale una fetta della società sia in eccesso dal momento che non ha potere d’acquisto. La Carta sfida la proposta aggressiva di modelli di vita non sostenibili, consumo sfrenato, controllo esercitato dalle corporazioni e da una ristretta minoranza sulla maggioranza degli esseri umani. Ecco alcune delle questioni sollevate dalla Carta:

- Preoccupazione per la destabilizzazione dell’ambiente e dell’ecologia. I poveri sono accusati del degrado ambientale, quando un privilegiato 20% del mondo consuma l’80% delle risorse del pianeta.
- S’oppone al terrorismo occulto che sta trasformando migliaia di persone normali in poveracci, prostitute, rifugiati economici e popolo dei ghetti. Questo terrorismo si esercita nell’eliminazione dei loro già miseri mezzi di sostentamento, nella distruzione delle loro risorse e nelle politiche aggressive di espansione portate avanti dalle multinazionali e da quanti altri ricavano guadagni spropositati da queste politiche ingiuste.
- Combatte la crescente militarizzazione. Richiama alla necessità di considerare tutte le forme di terrore, tra cui l’incidenza inaccettabile e patologica di pochi paesi sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici, un elemento che sta causando distruzione, cicloni, siccità, carestie, alluvioni, terremoti, frane e ondate di caldo.
- Si schiera contro quelle sanzioni commerciali illegali responsabili della morte di migliaia di bambini innocenti, come avviene in Iraq, dove sono gli innocenti a pagare per le azioni dei loro governanti. Il silenzio dell’OMS e delle autorità sanitarie a questo riguardo è assordante.
- Contesta l’adozione e l’uso arbitrari di qualunque tecnologia e chiede regolamentazione e responsabilità, in quanto l’uso improprio di certa tecnologia pericolosa, la negligenza e il trattenimento di informazioni vitali hanno causato migliaia di morti. Un esempio è la tragedia del gas a Bhopal, in cui la Union Carbide nascose le informazioni sul sodio tiosolfato, antidoto all’avvelenamento da cianuro, ma anche antidoto all’isocianuro metilico. Pensiamo allo scarico di scorie radioattive che provocano malformazioni congenite e “jelly babies”, come è accaduto in Papa Nuova Guinea in seguito al commercio non regolamentato di rifiuti tossici. Pensiamo a tutti gli esseri umani, soprattutto bambini, resi storpi e mutilati dall’Agente Arancio e da pericolosi pesticidi, ai test clinici su farmaci rischiosi effettuati senza informare sugli effetti collaterali (es. l’effetto teratogeno). Pensiamo ai malati di AIDS, malaria, tubercolosi, privati persino dei servizi sanitari di base, vuoi per colpa delle politiche di aggiustamento strutturale, dei TRIPs o del GATS.
- Individua una seria minaccia nell’offerta aggressiva da parte dei mercati di stili di vita, modelli ricreativi e alimentari insostenibili, insieme ad una brama insaziabile di avere sempre di più. Ogniqualvolta sono assicurati i bisogni primari, l’alfabetizzazione, i mezzi di sostentamento e i servizi sanitari che garantiscono la sopravvivenza dei bambini, le famiglie diventano automaticamente meno numerose. Ma a questo non si può arrivare con la coercizione o con gli imbrogli tecnologici. Non si può controllare l’inquinamento atmosferico con maschere facciali, né l’AIDS e le altre malattie sessualmente trasmissibili solo con i profilattici, né la demografia esclusivamente con i mezzi di contraccezione. È fondamentale, per la sostenibilità della società e del pianeta, un controllo volontario dei consumi.
Combattere in modo originale
Assistiamo allo smantellamento dei diritti più importanti: i diritti dei lavoratori, il diritto alla salute, al cibo, all’acqua, alla terra, ad un’esistenza dignitosa. Sacrificando questi si sacrificano anche le sicurezze. Forse il senso della nostra presenza qui ad Assisi è proprio ribadire gli impegni che ci siamo già presi con l’Assemblea dei Popoli per la Salute e la Carta dei Popoli per la Salute. È evidente che, per garantire la sopravvivenza e la salute dei più deboli bisognerà combattere battaglie politiche, intellettuali, psicologiche, e bisognerà farlo in modo originale. Occorre un sistema di comunicazione più stretto, veloce ed efficace tra quanti difendono le sicurezze e i diritti umani. Sono fermamente convinta che questo potere collettivo abbia una forza immensa. Altrettanto importante è l’esigenza di creare alternative. Le carte e gli accordi che difendono i diritti umani e sociali devono essere implementati. Mi riferisco, ad esempio, alla Carta di Alma Ata, alla dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali del lavoro (ILO), al convegno sulla biodiversità, al protocollo sulla biosicurezza, alla dichiarazione dell’ONU sui diritti umani.
A scuola mi hanno insegnato che Gesù, giustamente arrabbiato, una volta cacciò i mercanti dal tempio di Dio. Anche noi possiamo essere giustamente arrabbiati per le sofferenze di altre persone, in un’epoca di vistose ingiustizie, in cui le forze che perseguono il profitto si alleano per realizzare uno sfruttamento ancora più violento. Daremo sfogo alla nostra preoccupazione e alla nostra rabbia in modi diversi, sia a voce che per iscritto.
L’opposizione e la protesta seguono la consapevolezza, da parte delle persone, di cosa stanno perdendo e di come lo stanno perdendo. Stanno perdendo ciò che a loro spetta di diritto. Opposizione è anche lo sforzo della collettività di prevenire la formulazione di leggi e politiche di mercato ingiuste. Anche prepararsi a violare leggi ingiuste è un aspetto importante della resistenza pacifica predicata da Mahatma Gandhi.
I milioni di persone private del diritto al cibo, all’istruzione, specialmente i bambini, alle cure sanitarie di base, insieme all’aumentare di malattie, epidemie e morte dei propri cari hanno già suscitato forme spontanee di protesta a livello locale. Noi che siamo qui ad Assisi ci siamo già schierati e siamo pronti a pagarne il prezzo. Che questo convegno ci dia la forza morale e il sostegno di cui abbiamo bisogno per affrontare il lavoro e le sfide che ci attendono.
* Rappresentante dell’Assemblea
dei popoli per la salute