La boccetta di profumo - Il Messaggero di Sant'Antonio, giugno 2010

28/05/2010 - Claudio Imprudente
Profumo

Circa un anno fa mi è capitato un episodio che, se non risolto, avrebbe continuato ad inquietarmi.
Stavo dormendo e, ad un certo punto, sono stato svegliato da un rumore molto forte, simile a quello di una bottiglia che va in frantumi. Subito dopo, un intenso profumo si è diffuso per tutta la stanza. Non ero molto lucido, come vi dicevo, non sapevo se mi ero immaginato tutto o se davvero era successo qualcosa.

Nel dubbio, ho cercato di riprendere sonno, ma quell’odore così forte mi entrava nelle narici e mi teneva sveglio. Interrogandomi sulla sua provenienza, non trovavo una risposta plausibile: era forse Padre Pio, dal momento che è cosa risaputa (risaputa, non per questo vera…) che laddove lui passava, lasciava una scia profumata?
 

La cosa più inquietante è che, fattosi giorno, ho chiesto a più persone di controllare che non ci fossero pezzi di vetro sparsi per la stanza, nessuno trovava niente, ma tutti sentivano lo stesso profumo. Ma allora da dove veniva? E perché persisteva nonostante avessimo aperto tutte le finestre? Due giorni dopo svelo il mistero: dentro la confezione di cartone, la bottiglietta era scoppiata, lasciando intatto l’involucro esterno. Padre Pio non si era avvicinato al mio letto…ed io dovevo procurarmi un’altra boccetta di deodorante!
 

Di questo episodio la cosa più interessante è che…io utilizzo del profumo e quel profumo mi piace! Ci mancherebbe, sono stato io a sceglierlo. “E che ci importa?”, direte voi. Importa, invece. Vediamo perché.
Generalmente il disabile non è considerato un soggetto con propri desideri e sentimenti da esprimere, ma soltanto una persona che deve essere aiutata ad inserirsi in modo passivo. Un approccio simile comporta spesso la “negazione” del bisogno di costruire la propria identità nelle forme che egli preferisce. Invece di favorire un contesto in cui questo possa avvenire, si tende a praticare una mentalità di tipo assistenzialistico, che ci restituisce delle persone espropriate della propria individualità. La costruzione della personalità passa, infatti, per la libertà di scegliere, non solo un percorso di studi o un ambito lavorativo, ma anche tutti gli altri aspetti ed elementi che contribuiscono alla definizione della propria identità, compresi quelli più quotidiani. Il profumo è uno di questi.

Se ci pensate, tantissime cose vengono veicolate attraverso gli odori: nel mondo animale, la produzione di particolari tipi di odori connota fasi precise della vita biologica, può servire per comunicare veri e propri messaggi; spesso il processo di riproduzione è un vero duetto di comunicazione olfattiva.
Nel nostro mondo, al di là della produzione “involontaria” di odori (e puzze), abbiamo adottato dei profumi artificiali attraverso i quali definiamo la nostra presenza pubblica e trasmettiamo agli altri qualcosa di noi: sono uno strumento, tra i tanti, con il quale costruiamo la nostra personalità sociale. Non a caso il profumo è un regalo difficile da fare, perché non siamo mai certi che la persona alla quale lo doniamo ritenga quella precisa fragranza adatta alla sua personalità e idonea ad esaltarne le caratteristiche.

Negare o sottovalutare l’importanza della scelta personale di un profumo (o di un vestito…) è sintomo di qualcos’altro, cioè dell’atteggiamento per cui non riconosciamo l’importanza della corporeità e della fisicità per una persona disabile e non riconosciamo l’importanza della sua dimensione estetica né il valore della sua identità sessuale.
Il profumo è universalmente riconosciuto come richiamo sessuale e quindi il disabile profumato è assurdo per definizione, perché a lui il profumo niente dovrebbe aggiungere e niente togliere. Chi dovrebbe o vorrebbe attirare, infatti?

Insomma, anche la sessualità, rispetto alla quale viene difficile immaginare qualcosa di altrettanto naturale, per una persona disabile non sarebbe un bisogno primario, al pari di bere, mangiare e dormire, e quindi esulerebbe da quegli aspetti della vita di cui come società potremmo e dovremmo farci carico. Estetica, genere e sessualità sono intrecciati tra loro: negando ai diversabili un pieno ruolo di genere in quanto uomo-donna (o altro) si va di conseguenza a negare loro anche un rapporto adulto con il proprio corpo e da qui anche una cura degli aspetti estetici. Ma potremmo anche svolgere il ragionamento partendo dall’aspetto estetico per giungere a quello sessuale.

Questo discorso possiamo continuarlo in un altro articolo, se volete…fatemelo sapere scrivendo a claudio@accaparlante.it o cercando il mio profilo su Facebook.
Comunque, la boccetta esplosa era di quelle “per uomini che non devono chiedere…mai!”.

Claudio Imprudente