La banca del Terzo Settore

01/01/2005 - Roberto Ghezzo

Poco tempo fa, alla libreria Feltrinelli International di Bologna, ho assistito a un fatto veramente interessante. Una ragazza aveva preso in mano una carta geografica del mondo, ma aveva notato una cosa molto singolare: in alto c’era il sud, in basso il nord. Vedere i paesi “capovolti” faceva un effetto straniante, come se li si vedesse per la prima volta. Assieme al commesso abbiamo un po’ elucubrato sulla cosa, pensando a un errore, e invece era assolutamente voluto, era proprio la carta del mondo vista dal sud, o tenendo il sud come punto di riferimento.
Penso che sia molto sano per tutti questo genere di salti di prospettiva (pensate solo anche al maestro Keating nel film L’attimo fuggente, che invita i suoi scolari a salire sopra i banchi e a vedere le cose da un altro punto di vista). Questo genere di salto provoca delle crisi, anche crisi di identità; nel secolo XVI, in Europa, ne abbiamo dovuti fare ben tre: la crisi dell’europacentrismo con la scoperta delle Americhe, la crisi dell’universalismo della Chiesa Cattolica con la nascita delle Chiese Protestanti, la crisi del sistema tolemaico e del mondocentrismo, con la scoperta che è la Terra che gira intorno al Sole.
Oggi potremmo dire che è il nostro sistema capitalistico a stare al centro del nostro sistema di vita, sistema che come vediamo tutti crea enormi disuguaglianze perché soprattutto ha preso il controllo della politica, che di fatto ne è asservita. Solo in questi ultimi due o tre decenni è cresciuta la consapevolezza che invece dobbiamo assolutamente trovare qualcosa di alternativo, pena la fine dell’equilibrio ecologico che regola il nostro pianeta. La messa in crisi del concetto di sviluppo, lo scoprire (attraverso economisti come Serge Latouche) che il concetto di sviluppo sostenibile è un ossimoro e una contraddizione in termini, e che invece bisogna tornare all’equilibrio e armonia con l’ambiente, ci proviene soprattutto da pensatori, saggi e con lo stesso stile di vita che appartiene ad alcune zone del sud del mondo, ancora non avvelenate dal pensiero unico dominante.
Una possibile svolta la si può intravedere in una maggiore consapevolezza che può essere raggiunta dal cosiddetto Terzo Settore, ovvero dal privato sociale, non profit, da una maggiore autocoscienza nei propri mezzi e potenzialità di tutta la società civile, spesso mal rappresentata a livello politico e prostrata dai poteri forti, dalle lobby di potere economiche.
A Bologna è nata l’idea di una Banca del Terzo Settore (BTS), ovvero una banca del tempo e risorse tra le realtà facenti parte del Terzo Settore, di cui inizierà una sperimentazione nel 2006. La Banca del Terzo Settore nasce dall’esigenza di potenziare il senso di appartenenza di queste realtà a un settore che spesso soffre di un senso di sudditanza psicologica rispetto al Pubblico o qualche volta di un senso di inferiorità in termini di risorse rispetto al Privato.
Questa Banca si vuole proporre come meccanismo di condivisione di domande concrete e risposte efficaci, dove le risposte siano date proprio all’interno del Terzo Settore stesso, ottimizzando le buone prassi e mettendo in sinergia la ricchissima offerta di beni e servizi delle organizzazioni non profit.
Ogni realtà non profit sceglie quindi di segnalare le risorse che può mettere in rete e quali sono i suoi bisogni. Non si tratta solo di fare informazione ma di informare per scambiare servizi. Facciamo un esempio: spesso capita che organizzare una serata di cinema sia molto difficile e dispendioso in termini economici. Questo perché non si sa che un’associazione avrebbe anche la sede adatta, che quell’altra ha il videoproiettore, che un’altra ha le sedie, quell’altra ancora avrebbe il pubblico pronto e che non aspetta altro… Si tratta di creare un meccanismo per cui ognuna di queste associazioni abbia interesse a mettere in rete queste risorse e bisogni.
La BTS offre quindi la possibilità per le realtà del Terzo Settore (ma non solo, perché anche molte scuole e molte amministrazioni locali potrebbero essere interessate!) di offrire in rete beni e servizi ma anche i propri bisogni/necessità, permettendo un incontro concreto e creando sinergie con gli altri aderenti alla BTS. Come nella Banca del Tempo, ciò dà luogo a un meccanismo di crediti e debiti che trova il suo equilibrio nel continuo scambio tra gli aderenti, scambio che andrà monitorato e controllato dal massimo organismo istituzionale del Terzo Settore, ovvero il Forum.
Il potenziamento di questa economia di scambio non monetaria potrebbe tranquillamente essere esteso al territorio regionale e nazionale tramite il tam tam dei Forum; si potrebbe creare nel tempo una rete delle banche a livello nazionale. A differenza della territorialità molto locale della Banca del Tempo, dove il meccanismo della fiducia funziona per gruppi afferenti a piccole comunità, la BTS, dato che i soggetti aderenti sono associazioni, cooperative, eccetera, ha un territorio di riferimento molto più ampio: ad esempio, una associazione di Caserta potrebbe tranquillamente dialogare e scambiare con una di Milano.
Questi scambi si potrebbero monitorare al fine di individuare le buone prassi, le idee vincenti e ripetibili che si attuano naturalmente tra le realtà del Terzo Settore, e anche in questo il ruolo del Forum è decisivo.
La rete di fiducia che tiene in piedi una banca del tempo, nella BTS sarebbe potenziata dal fatto che i soggetti sono realtà associative che ci penserebbero due volte prima di offrire un servizio debole, prima di venire meno agli impegni presi, soprattutto di fronte al Forum del Terzo Settore, che è il massimo organo presente sul territorio, e a tutti gli associati; varrebbe la pena, con molta cautela (e con l’aiuto anche di Banca Etica) creare una sorta di meccanismo di valutazione attivato da un comitato della BTS, istituito dal Forum, per dirimere le controversie, o magari individuare delle emergenze e stabilire alcuni obiettivi sociali per quel territorio da affrontare tutti insieme.
Una cosa ottima della Banca del Terzo Settore (ma che potrebbe anche chiamarsi Banca Comune, Banca del Bene Comune, Banca del mutuo aiuto, Banca dello scambio di utilità sociale, ecc.) è la possibilità per realtà provenienti da campi diversi (disabilità, cultura, sport, minori, immigrazione, ecc.) di collaborare e di scambiarsi servizi e beni sulla base di risorse e bisogni concreti: ciò raggiunge l’obiettivo di rompere gli steccati.
Mentre la Banca del Tempo si differenzia giustamente dal volontariato puro, nella BTS ci può essere molto di volontariato, soprattutto quando il singolo individuo dona il proprio bene o servizio alla associazione di riferimento, guadagnando crediti per lei. Certo è che se poi le associazioni tra loro si mettono d’accordo per creare una sorta di pari e patta tra scambi di servizi ancora meglio: a livello di BTS ciò non creerebbe crediti e debiti ma si raggiungerebbe lo scopo.
L’esperienza della BTS, per la sua natura, credo che debba innanzitutto nascere e nel tempo perfezionarsi sulla base anche degli errori fatti; l’esito del suo successo sta nella nostra capacità di coinvolgere più realtà possibili del Terzo Settore, dando fiducia al sogno di costruire una economia di scambio non monetaria che sempre più valorizzi le potenzialità enormi e la capacità di dialogare dei soggetti che hanno a cuore il bene e l’interesse di tutti.