L’orgoglio delle proprie radici

01/01/2002 - Robson Max De Oliveira Souza*

Il Brasile non fu trovato o scoperto nel 1500, come nessuna terra lo fu. Prima vi erano già state centinaia di culture diverse. Ma con le Caravelle oltre alla schiavitù arrivò un’altra piaga: l’etnocentrismo. Determinati interessi economici, politici e religiosi, ci educarono a sputare contro la nostra immagine, a non trovare niente di bello in ciò che lo specchio rifletteva e, come dice Eduardo Galeano, a sputare contro lo specchio.
Nel 1991, un gruppo si incontrò in una comunità dell’interno del Brasile, nella regione centro-ovest, alla periferia di una città chiamata Goias, che è una città coloniale, e là creammo, insieme alla comunità, lo Spazio Culturale Vila Esperança. Cos’è? È una scuola, ma insegna qualcosa di più che a leggere e scrivere. È nata per costruire la dignità di un popolo. Noi crediamo che il diritto alla propria identità sia fondamentale, così come l’autostima e il rispetto di sé. La diversità, l’alterità sono basilari per la costruzione di un mondo diverso, quello che noi sogniamo: la società possibile. Nella Vila facciamo parte di una comunità periferica, ci prendiamo cura di un gruppo di 200 bambini, figli di 150 famiglie in tutto. Siamo collegati alla rete pubblica scolastica, al consiglio municipale e statale di salute. Siamo impegnati nelle questioni culturali, trattiamo il ruolo della donna nella società, ma non quello ereditato dalla cultura, bensì quello reale: quello della donna che sostiene la famiglia grazie alle economie informali. Trattiamo progetti politici e programmi religiosi. Lottiamo insomma affinché tutti abbiano uno spazio, affinché i bambini possano essere bambini, affinché l’anziano possa essere valorizzato con le sue esperienze accumulate, nella sua ricchezza di vita.

Le nostre radici, le nostre materie

Le nostre fonti di ispirazione sono la cosmovisione indigena, e quella africana. Abbiamo essenzialmente due forme di lavoro: la scuola e la ludoteca. Sono inserite in un calendario annuale che prevede un’interazione continua tra le varie attività. C’è il progetto Afoxé e Odelé, ovvero “la casa magica”. Afoxé e Odelé nasce con i bambini ed è aperto a tutta la città, è un’opportunità di lavorare con la pace e la giustizia, è collegato alla natura, agli elementi primordiali, fuoco, acqua, terra e aria, e ha una radice afro-brasiliana. Il secondo progetto è chiamato “Ancestralità”. In esso è elaborata la questione delle tecnologie popolari ancestrali, la medicina tradizionale, tutte le “capacità del fare” che si stanno perdendo con i nostri anziani.
Si guarda così all’anziano non come “persona inutile”, ma quale depositario della saggezza e la ricchezza della comunità. Il terzo è il progetto “Andereco”, che in lingua Guaranì significa il “nostro modo di essere”. Studiamo tutte le culture indigene, dal centro-ovest del Brasile all’America Latina fino al mondo intero. Ogni anno scegliamo due culture da approfondire. Un altro progetto, “Festa della terra”, è legato in Brasile al ciclo di giugno e luglio, perché in Brasile le feste “juninas” (di giugno) sono molto importanti. La festa della terra è la festa del fuoco e della raccolta, si celebra il valore dell’uomo che lavora la terra. Terra che ci sostenta, che ci accoglie tutti. C’è inoltre il programma ecologico “Chico Mendes” che affronta la questione dei conflitti per la terra, della preservazione ambientale. Chico Mendes era un «seringueiro» (estraeva il lattice da un tipo di albero che si chiama seringueira) ed un sindacalista. Fu assassinato perché difendeva i lavoratori della foresta amazzonica contro gli interessi economici e di depredazione dei gruppi economici. Noi, anche in sua memoria, facciamo concretamente riforestazione e viviamo nella parte interna dello Stato, in quello che resta delle foreste. Abbiamo anche il progetto OE, è il nostro programma di salute ed è legato un po’ a tutti gli altri. Parte dalle nostre radici afro-brasiliane, dalla razza Bantu, dalle culture di Angola, Congo, Mozambico, Togo, Ghana. Consiste nel coltivare erbe medicinali e nel riscoprire il nostro concetto di malattia e cura. Inoltre, riscoprendo le nostre radici “afro”, combattiamo il razzismo frutto di 500 anni di educazione colonialista e “bianchista”.

Il governo dei bambini

I bambini sono molto coinvolti ed hanno un loro governo chiamato Mirim.
Mirim in lingua Guaranì significa ciò che è piccolo. Il Mirim è organizzato così: il gruppo, formato da 25-30 bambini, elegge il suo deputato. Dai due progetti maggiori, Scuola e Ludoteca, vengono eletti i senatori. Dall’assemblea generale dei bambini e dei giovani del progetto Vila Esperança, alla quale noi prendiamo parte come sostegno, ausilio, consiglio, è scelto un presidente. Il secondo più votato automaticamente è il vicepresidente, e in seguito entrambi scelgono i loro ministri che sono divisi per area di interesse della Vila Esperança: salute, ambiente, cultura indigena, cultura afro-brasiliana, educazione, arte e gioco. I candidati, fin dal primo gruppo dei deputati, presentano le loro proposte di governo, ciò che vogliono fare, e come pensano di rappresentare il loro gruppo. Con Mirim i bambini imparano nella pratica come sono organizzate realmente le strutture politiche. Scoprono come è complessa la questione della gestione del potere; dall’attuazione fino ad arrivare alla corruzione (“se mi voti ti do delle caramelle”), passando per le promesse che non potranno essere mantenute.

Diodé, la caccia a te stesso

L’altra esperienza concreta è il Diodé.Il Diodè è il dio della caccia, ma stavolta cosa si caccia? Te stesso, la tua “brasilianità”. Noi abbiamo un villaggio, fatto con materiali di tecnologia tradizionale, molto semplice, che rappresenta la brasilianità.
Brasilianità che trovi nel canto, nel suono, nei tamburi, nella danza e nella simbologia del movimento. Il corpo racconta la storia, la ruota della filosofia, il racconto corporeo è poi discusso e rielaborato.
Insegniamo la tessitura, la pittura e le lingue come Urubà, Bantu e Guaranì. Facciamo molta attenzione alle lingue perché ogni lingua racchiude una filosofia di pensiero, una visione del mondo. Affrontiamo anche la cultura del cibo, della festa, del «terreiro» (luogo dove si realizzano celebrazioni del culto feticista afro-brasiliano: candomblé, macumba).
Con questa esperienza si cerca di dare un saggio della società trasformata e trasformatrice. Crediamo che il percorso si possa fare solo camminando, e che dal piccolo, dalla azione localizzata, si possa giungere ad un’azione globale. Attraverso l’educazione, l’arte, la cultura e l’identità arriviamo all’autostima, a dare la possibilità quindi di essere soggetti della propria vita. Lavoriamo con i bambini proprio per dare loro le opportunità che noi stessi non abbiamo avuto.

* Educatore e fondatore Spazio Culturale Vila Esperança, Goias Velho - Brasile