Kamasabile. Il ritorno

17/05/2010 - Claudio Imprudente, Mario Fulgaro
scamarcio_bellucci230.jpg

L'articolo "Kamasabile, (ri)apriamo il dibattito", pubblicato su www.superabile.it del 23 marzo u.s., ha stimolato un intenso dibattito all'interno del gruppo di lavoro del Centro Documentazione Handicap - Coop. Accaparlante di Bologna, che ha visto coinvolti, in particolare, animatori ed educatori disabili e non. Nella speranza di poter ospitare anche altri contributi, vi proponiamo intanto quello scritto da Mario Fulgaro.

 

Il discorso è molto ampio ed ha infinite sfaccettature sicché il tutto non può essere codificato in un breve articolo giornalistico o in un libro saggistico sulla materia. Sono stati comunque affrontati alcuni aspetti significativi.

Io personalmente ho una visione del reale che mi porta a considerare il mondo che mi circonda come una trottola impazzita che non arresta più la sua corsa a rincorrere se stessa, distogliendo ogni attenzione verso le problematiche altrui. L'inclusione di un articolo legislativo, riguardante il diritto umano alla sessualità da parte dei disabili, avrebbe "almeno" potuto fissare l'attenzione della collettività su un problema di una minoranza, prima di riprendere il suo frenetico cammino. Infatti l'errore più ricorrente è quello di dare per scontata ogni soluzione a qualsivoglia forma di disagio, come se questa dovesse arrivare da sé seguendo i criteri di una legge naturale imprescindibile; oppure, peggio ancora, non si affronta affatto la questione perché non si considera possa essere di interesse per la maggioranza o, ancora, perché si ritiene che sia un fatto privato che ognuno deve risolvere da solo senza dover necessariamente coinvolgere altre persone ed organi "altolocati". Nel caso della sessualità poi, c'è da scontrarsi con radicati tabù morali-religiosi che bloccano ogni discussione sul nascere, anche se oggi le cose stanno di molto cambiando, basti pensare al frequente uso che si fa dell'argomento "sesso" in molte trasmissioni televisive di carattere comico o nella pubblicità e l'elenco potrebbe proseguire (guardo poco la tv).

La sessualità associata alla disabilità apre un universo di tematiche difficilmente riassumibili e risolvibili, ma granello dopo granello, articolo legislativo dopo articolo legislativo è comunque possibile sviscerarle per affrontarle con maggiore adeguatezza. Ogni tipologia di disabilità, infatti, ha bisogno delle sue specifiche risoluzioni. Penso, ad esempio, a quelle coppie di coniugi dove ad uno dei due sia occorso affrontare una improvvisa ed inaspettata condizione di disabilità permanente, per cui l'uso di un qualche farmaco sia divenuto indispensabile per garantire l'esercizio di ogni funzione a livello sessuale (e si sa bene che la buona intesa sessuale aiuta tanto la coppia a mantenere una altrettanto buona relazione affettiva).

In questo caso, il riconoscimento del Diritto sulla Carta delle Nazioni Unite a fare sesso avrebbe rappresentato un primo fondamentale granello per affrontare la questione. Di esempi specifici se ne potrebbero fare all'infinito, ecco perché bisogna iniziare a parlarne da qualche parte in concreto. Infatti le istanze della società, anche quelle di pochi, raggiungono, se ben coordinate, gli "organi legislativi" che, con la loro azione normativa e, soprattutto, con i loro tempi e modi di mediazione interna, finiscono con l'educare e indirizzare la totalità della società verso determinati temi al fine di porvi adeguati rimedi (o, almeno, un'adeguata considerazione). Qui mi riferisco anche a quel "silenzio/assenso" a non affrontare il tema lasciato da quegli esponenti dell'associazionismo mondiale dei disabili, i quali non hanno posto alcun accenno sul Diritto dei disabili ad una serena vita sessuale, finendo col lasciare certamente un vuoto pericoloso nella sfera dei diritti umani, come sostiene Bruno Tescari. Non si è trattato dunque, a parer mio, di un accidente trascurabile, ma di una grande occasione persa per avviare un percorso di sensibilizzazione culturale prima e, ripeto, legislativa poi. Il tutto sarebbe potuto partire dal basso per investire gli organi decisionali in "alto" (le Nazioni Unite per l'appunto, in questo caso).

La questione si complica se la disabilità e il bisogno naturale dei disabili di realizzare la propria sessualità si associano alla sfera affettiva. Credo che il principale vizio per non aver voluto affrontare il dibattito sia stato tutto nel non aver distinto i due principali aspetti di una relazione di coppia, cioè l'immensa ed intricata sfera dei sentimenti da un lato e la sessualità dall'altro lato. I due "ambiti" sono strettamente collegati, ma pur sempre distinti.

Le dinamiche sentimentali che portano all'innamoramento tra un uomo e una donna seguono un'infinità di regole universali, valide sia per i disabili che per chi appare privo di disabilità fisica o motoria. Queste regole universali fanno appello a dei criteri fondamentali, quali ad es. la bellezza, la sicurezza economica, la capacità di guida intellettiva, etc. etc. Non sarà di certo il riconoscimento di un Diritto a semplificare tutto questo complesso processo naturale di relazione e ad imporre un ben preciso stile di comportamento alla collettività. Ma un riferimento a quello che potremmo chiamare "il diritto alla sessualità" avrebbe potuto contribuire, già solo dibattendo sul tema, ad umanizzare maggiormente la figura del disabile. Si sarebbe, magari, potuto dibattere in vista di una prima bozza legislativa, correggibile e perfezionabile nel tempo.

 

Pubblicato su www.superabile.it