Jerry Lewis

01/01/1995 - Michele Canosa

“Un eroe comico è per tradizione un handicappato che può salvarsi dalla distruzione solo grazie alle continue astuzie proprie dell'oppresso e a una fortuna paradossalmente spropositata"

Nel campo del cinema, vi sono varie definizioni di personaggio comico. Eccone una, dovuta a Jean-Pierre Coursodon ("Buster Keaton & Co", Paris, Seghers, 1964):
"Un eroe comico è per tradizione un handicappato che può salvarsi dalla distruzione solo grazie alle continue astuzie proprie dell'oppresso e a una fortuna paradossalmente spropositata".
Questa definizione trova una interpretazione letterale, parossistica, somatica in Jerry Lewis.
Il suo personaggio non è riducibile a un tipo: pensarlo come "picchiatello" è appena un modo di parare la sua movenza spastica, quella di un corpo irriducibile all'ordine del reale (come alla compostezza della commedia hollywoodiana). Potremmo, forse, ritrovare delle ascendenze nello shlemil (Jerry si chiama Joseph Levitch); ma di questo "incapace" della tradizione ebraica sarebbe allora il figlio degenere (Jerry Lewis non è Woody Allen). Se Jerry fa il disadattato è per difesa. Per difendersi rispetto alle cose che vanno di traverso: "the time is out joint" (come dice Amleto, evocato da Derrida nel suo Spettri di Marx). Il tempo è fuori sesto, le membra non stanno al loro posto. Jerry sfugge all'identità, non gli basta una sola maschera. A volte si traveste (riesce a interpretare anche sette parti, per parodia). All'occasione si traveste da donna. Ma questa ambiguità al sessuale non gli impedisce di amarle, le donne, di sognare di loro; nelle Folli notti del dottor Jerryll (1963), in uno sdoppiamento classico, Jerry nei panni del professor Kelp tiene la sua lezione all'università mentre, trasognato, pensa a Stella: e parla delle "lunghe gambe dello scarabeo", del "corpo meraviglioso della formica", dei "capelli biondi dei pesci" - pura lirica surrealista -. Altre volte si succhia il pollice, strepita (in Italia, con la voce di Carlo Romano), pesta i piedi a vuoto, regredisce a un imbarazzante stadio infantile. O persino, in un eccesso mimico incontrollato, a uno stadio scimmiesco. Ma Jerry che si rifiuta di crescere fa solo la scimmia dell'adulto. E dell'adulto assume su di sé il ridicolo. Per questo, ci mette a disagio: dove centrare il mio corpo di spettatore, bambino o adulto, di dignitoso impiegato? Per questo gli sta accanto Dean Martin, cantante confidenziale che ritiene di saper cantare così come s'è convinto di essere bello. Tuttavia il modello, o forse l'altro Io di Jerry non è Dean Martin. Potremmo dire, con un chiasma imperfetto, è James Dean. (Nel 1956, peraltro, vi allude esplicitamente nel film The Delicate Delinquent). Un esegeta dell'opera lewisiana, Robert Benayoun, ha parlato di Jerry come "anti-James Dean" ("Bonjour Monsieur Lewis", Paris, Losfeld, 1972). Noi preferiamo pensarlo come suo fratello crudele. Dean, il ribelle, rappresenta a giusto titolo l'eroe della gioventù moderna. Secondo una celebre analisi di Edgar Morin ("I divi", Milano, Garzanti, 1977), l'adolescenza che trova in James Dean la sua espressione cinematografica comincia culturalmente a dissociarsi dal cinema:"La sua nuova cultura, che prende forma per la prima volta dai film di James Dean, trasferisce l'interesse culturale degli adolescenti sul rock, sulla musica, la canzone, il ballo. Nel corso di quegli anni decisivi che vanno dal 1957 al 1962 si verifica una dissociazione fondamentale: il cinema resterà sempre uno spettacolo per la gioventù, ma per essa lo star-system smetterà di esercitare il ruolo di modello culturale dominante". Questa dissociazione passa attraverso i corpi. Di qui sorgono, per esempio, Elvis Presley, e appunto Jerry Lewis. Nel corpo posseduto, tarantolato del rock, come nel crampo meccanico, involontario e altrettanto irrefrenabile di un personaggio spastico si agita una rivolta che di lì a poco muterà la faccia del pianeta.
Più di vent'anni fa, Robert Benayoun poteva scrivere: "Finché Jerry girerà dei film, è certo che non si suiciderà". Oggi, Jerry Lewis, partecipa a qualche raro film e alle trasmissioni Telethon a favore dei disabili. Sentiamo la sua mancanza.

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Cultura, Letteratura