Io, disabile totale, valgo un bel po' di PIL - VITA, Giugno 2010

07/06/2010 - Claudio Imprudente
Il ministro Tremonti

Un contributo pubblicato sul numero di VITA uscito venerdi 4 giugno, che dedica vari articoli all'innalzamento della percentuale di invalidità minima per ottenere la pensione. Non perdetelo.

 

Come diceva una nota pubblicità “sono piccolo e sono nero”.
Siamo alle solite, ma questa volta ammetto di aver lasciato correre un po’ la notizia senza darle troppo peso. Un peccato di egoismo: sapete com’è, salvo eliminare la categoria e il concetto di disabilità (non sarebbe male come idea), per quanto Tremonti possa tentare di rendere più stringenti i parametri, io sono a prova di riforma. Sono un 100% irriformabile, ostinatamente disabile. Distinguere tra 74% e 85% è un “dettaglio” di cui non mi sono mai dovuto preoccupare.
Tuttavia niente è scontato ai giorni nostri, sicché mi sono deciso a contribuire alla (penosa, deprimente) discussione. Non vorrei che poi si dicesse: “dov’era Imprudente in quei giorni?”.

Mi sono documentato un po’, quel tanto che basta per scoprire che Il Sole-24 ore, con un’analisi meno ideologica, anziché con i falsi invalidi, ha spiegato lucidamente l’andamento (in crescita) delle spese per pensioni e indennità di accompagnamento con l’invecchiamento della popolazione.
Ma quello che vorrei dire al ministro Tremonti è innanzitutto questo: un’obiezione che riguarda quello che tante persone con disabilità (molti di più se se ne creassero i presupposti) danno, al di là di quanto ricevono. Che non riguarda l’indotto creato da chi “campa” sui disabili, ma riguarda invece la capacità produttiva delle stese persone con deficit.

Caro Tremonti, a tutti gli effetti io da circa trent’anni (ne ho cinquanta, il conto è semplice) sono competitivo e, aggiungo, mi confronto sul mercato, riuscendo ad arrivare a fine mese; sono presidente di un Centro di Documentazione le cui attività, cresciute ed intensificatesi negli anni, danno lavoro a circa trenta persone, normodotate e non. E, oltre alla ricchezza strettamente economica che produce, crea una cultura più rispettosa, migliore per chi è disabile e, da lì (ma pensavo che uno sagace come lei questo già l’avesse intuito), migliore per tutti. Lo ribadisco, io sono un cittadino competitivo e capace, desideroso di lavorare e produrre. Quello che ricevo lo guadagno e lo pago.
Il Paese deve tenere conto di questa risorsa ancora largamente inespressa. Non può cominciare a farlo riducendo ancora di più quei fondi che mettono in condizione le persone con deficit di pensarsi e dimostrarsi come produttive, competitive, creatrici di ricchezza in ogni senso (non solo quello “morale”).
Voglio contribuire alla crescita del PIL: chi è con me mi segua!
Claudio Imprudente
(claudio@accaparlante.it)
 

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA