Io continuerò ad arrampicarmi

29/06/2011 - Alessandra Pederzoli

Io continuerò ad arrampicarmi arrivando in vetta alle montagne. Solamente lassù sono e sarò un uomo libero, libero nel vento. Non importa riuscire a conquistare la vetta più alta del mondo, l’importante è essere lassù.

Così si apre Al di là della Marmolada, la prima raccolta di foto e pensieri di Stefano Melani e delle sue esperienze di arrampicata. Il libro, presentato a Scandicci (FI) e poi a Bologna, racconta il sogno di una vita, la fatica di un’impresa e la soddisfazione dell’arrivo.
Stefano nasce a Firenze nel 1964 ed è affetto da paraparesi spastica dalla nascita. Lavora come impiegato al comune di Firenze e da sempre è vivace la sua passione per la natura in tutti i suoi variegati aspetti.
Una passione viva sin dalla prima infanzia quando Stefano, durante una villeggiatura con la famiglia, si innamora della montagna e delle altitudini. Stefano vuole dare forma concreta a questo amore e decide di raccogliere la sfida dell’altitudine per mettersi in gioco. Da qui un lungo percorso che lo porta a conoscere la montagna sempre meglio. La conosce, la vive e la scala. La figura del padre che ha sempre creduto in lui, l’incontro con il CAI portano Stefano prima a fare escursioni, poi a sperimentarsi con il trekking, fino ad arrivare all’esperienza delle cordate: un punto di arrivo importante e significativo.
La montagna: simbolo di una difficoltà da superare che chiede impegno, volontà e costanza. Ma anche fiducia nelle proprie abilità e nella propria capacità di giocarsi e di costruire le strategie del proprio vivere quotidiano. Questa la sfida di Stefano.

La montagna, colei che molla, colei che tiene, colei che decide e comunque devi sentirti onorato di essere arrivato in vetta e per sempre avrai un pensiero sano.

La salita e l’arrampicata sono il filo conduttore di questo libro fatto di immagini di cui Stefano e la montagna sono i protagonisti assoluti. Sono i brevi e profondi pensieri di Stefano ad arricchire e a rendere ancora più suggestive le vedute di questa imponente Marmolada. Sono pensieri che vanno a fondo nella sua volontà di salire, di superare le rocce per arrivare alla vetta. Un po’ metafora della vita, del resto.
Ciascuna vita è fatta di progetti, di difficoltà, di incontri, di relazioni e di obiettivi. Uno dei grandi obiettivi di Stefano è proprio quello di arrivare a conoscere tanto bene la montagna con i suoi silenzi, le sue bellezze, ma anche i suoi tradimenti, da poterla scalare. Per farlo occorre la tenacia, la costanza di chi mette tutto in gioco per il raggiungimento di un obiettivo.
Vedendo alcune immagini è spontaneo chiedersi perché una persona, e in più spastica, debba giocarsi in un’impresa del genere. Per dimostrare che cosa e a chi. Probabilmente innanzitutto a se stesso.
Quella di Stefano è prima di tutto una sfida con se stesso: riconoscere le proprie difficoltà e mettere in piedi delle strategie per superarle è proprio ciò che gli permette di arrampicarsi su quella Marmolada, così come alla vita. E non è solo. Ecco perché quando racconta le sue esperienze non dimentica mai di ringraziare il padre che ha coltivato per primo la sua passione delle altitudini; così come ricorda sempre quanto la presenza del CAI (Centro Italiano Alpini) sia stata fondamentale per fare ciò che ha sempre sognato di fare. Un progetto che, improvvisamente, da sogno tutto personale e intimo di Stefano diventa un progetto condiviso: Stefano insieme ad altri si avvicina a raggiungere il suo obiettivo. La montagna gli presenta delle difficoltà che devono essere conosciute innanzitutto, poi avvicinate e poi superate. Lo sappiamo bene, non esiste solo un modo per superare una difficoltà. Non c’è una ricetta standard, così come non esiste un solo modo per scalare le vette. Questo gioco di Stefano, che vuole scoprire come salire quella montagna, diventa quasi un dialogo intimo e profondo tra lui e questo silenzioso ammasso di roccia. Una scommessa: superare gli ostacoli, attaccarsi con tenacia a quella roccia e arrivare in cima. Solo là, su quella vetta da cui si vedono tutte le altre vette intorno, Stefano si sente libero. Sente di aver vinto una battaglia e di essere stato in grado di raccogliere una sfida che il silenzio della montagna gli ha lanciato.

E in Al di là della Marmolada probabilmente c’è tutto questo. Tutta quella leggerezza e quella pienezza che si ha quando si vince una scommessa, soprattutto se con se stessi, e quando l’obiettivo è raggiunto. Come Stefano afferma rilasciando alcune interviste a giornali toscani che raccontano le sue imprese “[…] bisogna imparare a convivere con il proprio handicap, accettarlo con serenità. Sulla mia pelle ho imparato che non bisogna arrendersi davanti a chi vorrebbe regalarci un mondo di serie B. La ricerca dell’avventura è uno stimolo anche nella vita di tutti i giorni; è entusiasmante sfidare le difficoltà, lottare per un obiettivo. La montagna ripaga le fatiche con la gratificazione di aver infranto una barriera. I limiti fisici ci condizionano meno di quelli psicologici; tutti possiamo ottenere di più. Basta volerlo”.
Interessante: “La ricerca dell’avventura è uno stimolo anche nella vita di tutti i giorni”. Le scalate di Stefano allora diventano solo alcuni momenti culminanti, in cui questo suo desiderio di arrivare in cima si fa vivo e concreto in qualcosa di grande che “fa notizia”. Ma quello che Stefano racconta e sublima con queste sue imprese è una scalata quotidiana. La sua vita è una grande scalata. Dove i crepacci sono rappresentati dalle difficoltà sul lavoro, i ghiacci da superare sono le relazioni costantemente da curare e gestire, le rocce sono i cinque gradini per entrare al supermercato. Ma la tenacia e la volontà sono sempre quelle: sull’Appennino, sulla Marmolada e nella vita.

Niente ti deve distogliere dal tuo percorso di vita inseguito per anni, appiglio dopo appiglio, rimanendo sempre aggrappato con la mente alla certezza di farcela.

Appiglio dopo appiglio ma con la certezza di farcela. Da quelle foto e da quei pensieri che riempiono il libro emerge questa certezza, con tutta la forza di chi ha una grande fiducia nelle proprie capacità. E sono quelle che Stefano mette in gioco a scalare la montagna e ad affrontare la vita. Conoscersi e essere consapevoli di non potersi accontentare di una soluzione di vita di serie B è per Stefano una partenza fondamentale per costruire piani e progetti, per pensare a se stesso e alla propria vita come a una scalata picconata dopo picconata. O come preferisce dire lui “appiglio dopo appiglio”.
Emerge, oltre a una grande forza di volontà, anche il suo essere e voler essere protagonista della propria avventura. Le sue scelte, i suoi obiettivi, seppur condivisi, sono profondamente suoi e fanno parte di quel grande progetto che è la sua vita, di cui ogni scalata diventa per lui una metafora e un esempio. In un bel pensiero parla del non dare nulla per scontato. La montagna tradisce e può tradire continuamente, così anche il progetto per una vita non può mai essere dato per scontato e mai assodato una volta per tutte. Ogni passo può rimettere tutto in discussione e sono le abilità del bravo scalatore che sanno dove andare a riposizionare il piede per continuare la salita e arrivare in cima.

Affrontare la vetta come la prima volta, guarda, ascolta e senti le forti vibrazioni che sono nell’aria. Niente deve essere dato per scontato.

(Tutte le citazioni sono tratte dal testo Al di là della Marmolada, di Stefano Melani, Edizioni Digigraf, 2007)