Prefazione

28/04/2011 - Giovanna Di Pasquale

L'interesse per i libri è stato, fin dagli inizi, uno dei motori delle attività del Centro Documentazione Handicap e della Cooperativa Accaparlante.
In più modi, nel corso degli anni abbiamo infatti privilegiato come strada per affrontare i temi a noi vicini (la disabilità, la differenza, il disagio) quella proposta dai libri e dalla letteratura attraverso i suoi molteplici“generi”.

La letteratura offre l’occasione di straordinari incontri con le narrazioni, è il luogo della rivisitazione delle tante e diverse storie della vita quotidiana, si propone come una lente che mette a fuoco queste storie e le porge a chi è disponibile ad accoglierle.
È una lente particolare capace, quando possiede la necessaria qualità, di produrre una forma di comprensione nell’esperienza degli altri, in particolare quando quest’ultima ha segni e tratti tali da costruirle intorno un recinto di imbarazzo, estraniamento, negazione.
Scrive Javier Marias “Esiste un’enorme zona d’ombra in cui solo la letteratura e le arti in genere possono penetrare; di certo non per illuminarla o rischiararla, ma per percepirne l’immensità e la complessità: è come accendere una debole fiammella che perlomeno ci consenta di vedere che quella zona è lì, e di non dimenticarlo”(1).

Quando il punto di vista, il mondo a cui l'altro ci introduce è di segno difficile, portatore di quella faccia della realtà con cui è più faticoso e pauroso tenere aperti i legami (la malattia, la morte, l'incapacità, la dipendenza) la letteratura amplifica la sua capacità di mediazione, introducendo elementi di collegamento, di apertura, di forme di apprendimento.
Usiamo dunque la letteratura come ponte. Ponte per traghettarci verso le zone d’ombra appunto ma anche per scoprire le potenzialità e l'inatteso che ci possono essere dietro ogni vita,ogni storia, ogni libro.
Il ponte, è una parola importante nella sua semplicità e concretezza. Prospetta una via di collegamento (tra chi educa e chi è educato, tra me e l’altro, tra i quartieri di una città o le fazioni di un popolo....) che deve essere però attraversata per permette un possibile e mai scontato incontro. Su questo punto la letteratura spiazza, ci fa confrontare direttamente con l'incrocio di destini, il continuo rifarsi di una storia con l'altra.
La letteratura si propone come terreno di meticciato, intreccio di confluenze e stimoli. Nasce da un' "impollinazione incrociata" , come si esprime Salan Rusdhie, e si pone come un forte messaggio di non autosufficienza e non autoreferenzialità, uno sprone al dialogo possibile.

Nel libro di Paola Magi abbiamo trovato profonda affinità e sintonia con l'idea di libro come strumento di continua ricerca ed approfondimento, capace coraggiosamente a volte di uscire “fuori dal seminato” per provare a fare nascere nuove e feconde ibridazioni fra saperi e discipline da un lato e dimensione emotiva ed esistenziale dall'altro.
Abbiamo appoggiato con grande convinzione questo lavoro, tanto che costituisce la nostra prima uscita in veste di coeditori, apprezzando in particolare il desiderio e l'impegno di Paola nel restituire una “visione di insieme che riconduca a una concezione olistica dell'essere umano” in quanto questo filo rosso di attenzione e rispetto è quello che cerchiamo di non perdere mai anche nella visione e nell'approccio alla questione disabilità. Il nostro sforzo è infatti da anni quello di non ridurre mai le persone al deficit pur nel riconoscimento delle difficoltà che ci possono essere. Come affermava più di settant’anni fa Vygoskij “il bambino non percepisce direttamente il proprio deficit: percepisce le difficoltà che gli derivano dal deficit”. Vive l’handicap quando il deficit incontra situazioni, contesti, persone che amplificano e sottolineano le difficoltà derivanti da quel deficit. Di fronte a situazioni complesse e a bisogni fondamentali non eludibili occorre pensare in modo complesso (che non significa necessariamente complicato) e attraversare territorio poco consueti. Paola, in questo libro ha voluto compiere un viaggio straordinariamente ricco, fuori dalle rotte ordinarie, incrociando appunti ed idee sull'arte, i linguaggi, le interazioni sensoriali a sostenere nel profondo l'universalità di voler/poter comunicare. Questo bisogno che si pone fra i primi diritti della persona come singolo essere e come parte della comunità, porta con sé la ricerca e la messa in atto di tutte le possibilità esistenti (saperi, strategie, percorsi, strumenti) capaci di sostenere e ampliare la capacità e l’attitudine comunicativa, nei modi e attraverso i codici possibili per ciascuno.

Ogni persona deve poter avere nel suo percorso di crescita la possibilità di espandere le sue potenzialità comunicative, di sperimentare in modo diretto il significato del termine comunicazione: “rendere comune, far parte ad altri di ciò che è proprio”.
Ogni linguaggio diventa allora l’espressione di un’identità che sedimenta il senso di sé (della propria unicità) nel momento in cui dialoga con l’altro, mette in comune ciò che è proprio riconoscendo la stessa matrice di “esseri sociali”, parte di un tessuto di comune umanità dove come ben sottolinea Paola i procedimenti possono essere diversi “ma l'oro che si ottiene, alla fine, ha lo stesso identico valore”.

Parole chiave:
Comunicazione