Informazione e Salute Mentale

01/01/1998 - Eustachio Loperfido

Editoriale

L’esigenza di informazione sociale in tema di salute e malattia mentali è
certamente contestuale al processo evolutivo che ha coinvolto la psichiatria ela
gestione della malattia mentale a seguito dei movimenti innovatori e della
legislazione riformatrice. Tale esigenza non è stata peraltro percepita nellasua
importanza anche strategica oltre che gestionale e pertanto non ha ricevuto
risposte adeguate e diffuse. L’andamento al riguardo lo si può considerare
speculare a quello più complessivo del processo di trasformazione dei servizi,
delle culture e della prassi della psichiatria.
L’informazione sociale va considerata come uno degli aspetti lacunosi del
processo evolutivo, su cui pertanto è opportuno rivolgere l’attenzione.
Il suo ruolo assume importanza e attualità in due ambiti che, pur considerati
distintamente, è opportuno siano tra loro collegati da una"filosofia" di
continuità. Il primo ambito è quello della gestione della malattia mentaledove il
punto centrale è certamente costituito dal superamento delle istituzioni totalie
in specie del manicomio. Il presupposto scientifico di tale superamento è dato
dal principio di restituire dignità e diritto di cittadinanza alla personacolpita da
malattia mentale, sottraendola al destino di passivizzazione e di annullamentoin
cui la relegava l’istituzione totale attraverso i meccanismi di recisione dei
rapporti sociali e interpersonali, di emarginazione e di esclusione.
L’alternativa ricercata (e non sufficientemente attivata) è quella di unagestione
della malattia mentale attraverso una concezione e una prassi della cura, intesa
sia come "terapia" che come "prendersi cura di" chevalorizza le risorse della
persona e delle sue relazioni umane e sociali.

Obbiettivi strategici di questa concezione sono quindi, per sintesi:

- aumentare la consapevolezza della persona malata nei confronti dellamalattia
e dei suoi effetti rendendolo così soggetto attivo e partecipe del processo di
cura;

- includere e coinvolgere nel processo di cura i familiari al fine di evitare
discontinuità rispetto al mondo degli affetti e di valorizzare questo comerisorsa
"terapeutica";

- attivare processi sociali di coinvolgimento attivo di nuovi soggetti (es.
cooperative sociali e associazioni di volontariato) nella gestione dei processidi
cura, affiancando in ciò e integrando i servizi pubblici.

Un po' di tutto questo è avvenuto, mettendo a nudo vari gradi e tipologie di
carenze che per una parte consistente sono riferibili alla mancanza di
informazione sociale circolante tra i nuovi soggetti ipotizzati comeprotagonisti.
Questa carenza rischia così di disegnare una nuova mappa dei poteri, ben
sapendo che informazione e potere sono fortemente correlati.
Il secondo ambito in cui può svolgere il suo ruolo l’informazione di cui
parliamo è quello della promozione, nel "sociale più esteso", dellasalute
mentale: cosa che può farsi anche proponendo iniziative che mirano a
propagare una corretta percezione sociale del malato di mente e a costruire
conseguentemente una "rappresentazione sociale" accettante dellamalattia
mentale.
L’Istituzione "G.F. Minguzzi", seguendo la sua vocazioneistituzionale e
attuando le linee programmatiche biennale, sta lavorando in ambedue gli
ambiti. Ha innanzitutto dato vita ad una "sezione di documentazione sullasalute
mentale per non professionali", che costituisce una risorsa documentale per
tutti quei soggetti interessati all’uso e alla produzione e riproduzione di
informazione sociale. Ha poi rivolto la sua attenzione alle Associazioni di
Familiari, istituendo per i loro dirigenti e responsabili corsi di
formazione-informazione e proponendo loro la partecipazione a corsi di
formazione per la conduzione di gruppi di auto-aiuto.
Infine ha realizzato in diverse località della regione e con il supporto
dell’Assessorato regionale ai servizi sociali e degli Enti localiterritoriali,
l’iniziativa "Vita da Pazzi" fatta di mostre, conferenze, dibattitirivolti alla
popolazione in genere e alcuni suoi segmenti in particolare, tra i quali èutile
ricordare quello dei giovani studenti delle scuole medie inferiori e superiori.
Il Workshop realizzato nel Giugno ‘97, di cui vengono riportati i contributipiù
significativi, ha costituito una prima tappa di riflessione sul tema
dell’informazione sociale. Ci è sembrato utile far circolare e diffonderequesti
contributi, anche in previsione di altri momenti di confronto che seguiranno.