Infilateli presto nello sport!

01/01/2001 - Antonietta Porrà

D: Innanzitutto il fatto…

R: Mauro già da dieci anni faceva pattinaggio artistico tra i normodotati (adesso ha diciannove anni) e ne aveva diciassette e mezzo quando l'allenatore della società l'ha mandato a fare le analisi, la visita medica agonistica con gli altri atleti, come Mauro Mosca, non come Mauro Mosca il Down. Inizialmente il medico gli ha fatto le visite poi ha chiesto l'eco cuore. Io un po' allarmata ho voluto sapere se aveva sentito che c'erano dei problemi, e lui ha detto: "No, tutto a posto, voglio solo l'eco cuore e il certificato del neuropsichiatra". Io faccio tutto le carte e alla fine mi dice che non poteva darmi l'attestato d'idoneità perché Mauro era Down. Tu capisci che è successo il finimondo, è stata proprio una discriminazione. Gli accertamenti erano andati bene: lo fermi perché Down? Questo ha fatto scattare la molla…

Era un medico sportivo del Coni?

Sì, tieni presente che il Coni non li dà neanche adesso i certificati, anche perché manca una legge chiara. C'è un decreto ministeriale del 1982 nel quale si dice che i portatori di handicap psichici non possono fare attività agonistica, nemmeno in competizioni tra loro.
Comunque Mauro aveva fatto le gare regionali lo stesso, perché un medico si era preso la responsabilità. La situazione generale è ancora a quel livello, ma per Mauro no, perché tutta questa storia l'ha fatto idoneo. Adesso può fare le gare per andare ai nazionali, quando sarà preparato per andarci, perché ancora non lo è. I giornali invece hanno scritto che era campione nazionale! No, se tu ti intendi di sport sai che prima bisogna passare all'agonismo. Il pattinaggio artistico in Italia praticamente lo fa lui e basta, e ha fatto un bel cammino. Noi ci battiamo per l'integrazione almeno fino a dove i nostri ragazzi riescono. È come se a Claudio, il presidente della vostra associazione, impedissero di scrivere dei libri. Voglio fare capire che dal 1982 se ne è fatta di strada e chi riesce va avanti.
Mauro ha partecipato ai campionati provinciali, regionali e ad una competizione nazionale a Fano delle Acli, per l'Accademia Rotellistica Sarda, che rientra nella Federazione italiana hockey e pattinaggio.

Che tipo di sensibilità e aiuti hai trovato per fare questa battaglia?

Tutti, tutti a favore mio: il ministro Guidi mi ha detto che se dovevano considerare la sua patologia avrebbero potuto impedirgli di fare il pediatra e il medico. Mauro ha il suo problema, però è abbastanza a posto per fare lo sport, eccetto che per il Coni. Petrucci, il presidente, continuava a dire questa frase, che loro volevano proteggere, non mi ricordo l'espressione esatta, ah sì…volevano tutelare i nostri figli. Io ho detto chiaro ai mass-media che i figli li tuteliamo noi, che non siamo così sprovveduti da mandare i nostri figli allo sbaraglio. Una volta che facciamo gli accertamenti e i nostri medici sportivi fanno tutti i controlli e anche di più, li abbiamo tutelati. Non li stiamo tutelando mettendoli in una scatoletta e impedendo loro di fare quello che sono in grado di fare.

Mauro come l'ha vissuta?

Ha sofferto anche psichicamente per questo. "Mamma, io da quel medico non ci vado più!" Perché è stato questo medico, in presenza sua, a dire: "Signora è un ragazzo Down". Con Mauro abbiamo fatto di tutto per dire che essere Down non significa niente almeno dove lui riesce a fare. Dato che grazie a Dio lui è intelligente, ha sofferto veramente questa discriminazione. Poi si è visto fare i complimenti da molte persone, e anche lui ha fatto la battaglia con grandi soddisfazioni.

Tu hai anche altri figli. Come hai vissuto il tuo ruolo di mamma?

Con Mauro ho cambiato modo di vedere il rapporto con gli altri, perché adesso riesco a riconoscere le persone più umane e quelle più superficiali. Con la nascita di Mauro ho visto il mondo con altri occhi, insegnando a lui ho rivisto il mondo come quando ero bambina. Mentre gli altri figli crescono automaticamente, Mauro mi ha dato molto. Non è una frase fatta! Mi ha fatto rinascere una consapevolezza delle cose che contano, apprezzi di più quello che conquisti. Ogni cosa che ho insegnato a lui l'ho rivalutata anche per me. Però anche ogni suo impedimento, tipo questa storia, è stata una sofferenza per me, io mi immedesimo sempre in lui e cerco di capire come lui capisce le cose.

Che messaggio daresti ai genitori cui nasce un bambino Down?

Prendetevelo e godetevelo fin da quando è nato. La cosa più bella che possa succedere è partire da una piccola difficoltà e poi apprezzi tutto il resto, se poi la difficoltà è grande tu metti a frutto la tua sensibilità e capacità e ti rendi conto che non ti perdi. Quando è successa quella cosa dei due fratellini di Firenze, uno Down e l'altro no, che la mamma il primo non lo voleva, ho scritto in varie lettere che io non lo avrei mai lasciato perché l'avrei rimpianto. Non è una frase fatta: io non tornerei indietro, non avrei fatto l'amniocentesi, niente niente. Prendetevelo e godetevelo fin da quando è nato: piuttosto una cosa che possono fare è appoggiarsi alle associazioni, documentarsi subito e sapere che cosa sono in grado di fare per i loro figli, piuttosto che chiedersi cosa non saranno in grado di fare.

Cosa ha dato lo sport a Mauro?

Ha dato tantissimo, a tutti dà tantissimo. La prima cosa che dico alle mamme: infilateli presto nello sport perché la scuola vi darà pochissimo, non so quando potrà dare il cammino di vita… Ma lo sport aiuta moltissimo a migliorarsi fisicamente e psicologicamente, perché incide tanto e agisce molto sulla sveltezza mentale.

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