Incontro diretto con la diversità

01/01/2004 - Elisabetta Zanardi

Gli operatori del Calamaio sono arrivati nella nostra classe in un pomeriggio di marzo, attesi dai bambini con grande curiosità ed entusiasmo. La presenza di personale diverso dalle insegnanti di classe, che negli anni ha proposto attività varie e molto diverse, non rappresenta una novità per i bambini, abituati a questo tipo di interventi fin dalla classe prima; il gruppo si è sempre dimostrato aperto e disponibile, attento e interessato alle proposte provenienti dall’esterno e dotato di un buon livello di coesione e autocontrollo, tali da permettere la realizzazione di attività alternative alla pratica didattica tradizionale senza problemi particolari, anzi con risultati molto soddisfacenti.
I bambini avevano già avuto modo di conoscere Roberto, uno degli animatori che insieme a Stefania e Sandra ha realizzato il percorso, poiché fin dal primo anno era intervenuto nella classe, proponendo attività ludiche senza alcuna finalità propriamente didattica, se non la reciproca conoscenza e l’opportunità di cantare e giocare insieme.
Come stabilito in sede di programmazione degli incontri, non avevo fornito ai bambini alcun dettaglio sull’intervento, tanto meno sulla presenza, all’interno del gruppo, di una ragazza disabile; li avevo informati che sarebbe venuto a trovarci Roberto insieme a due sue colleghe di lavoro per proporci alcune attività molto divertenti. La mia comunicazione era stata accolta da un’esplosione di gioia: i bambini erano impazienti di rivedere Roberto, di conoscere le sue colleghe e di sapere che cosa avremmo fatto insieme, non essendo riusciti a ottenere da me, nonostante le numerosissime richieste, alcuna informazione. Dopo pranzo avevo chiesto loro di spostare i banchi sul fondo dell’aula e di sistemare le sedie a semicerchio, in vista dell’arrivo dei nostri “nuovi amici”.
Al momento dell’arrivo ho fatto in modo che i bambini fossero tutti in classe, seduti in cerchio, e che non potessero vedere, prima del loro ingresso in aula, gli animatori del Calamaio. Seduta tra loro, faticavo non poco a tenerli tranquilli dopo averli informati che Roberto era arrivato nel parcheggio della scuola e stava per entrare nella nostra aula. Ma l’eccitazione generale si trasformò in un silenzio di tomba non appena Roberto entrò spingendo la carrozzella sulla quale si trovava Stefania; Sandra chiudeva il “corteo”, armata di chitarra, cartelloni e tutto il materiale occorrente per le attività programmate. I bambini si erano spontaneamente zittiti, cosa che accade molto di rado, guardavano in modo fisso Stefania e cercavano di mascherare in qualche modo il loro imbarazzo rispondendo ai saluti di Roberto, che in quel momento non costitutiva certo il loro principale interesse.
Dalla mia posizione privilegiata di osservatrice, ho potuto verificare come l’impatto determinato dall’arrivo in classe di Stefania sia stato davvero molto forte e abbia spiazzato tutti i bambini, nonostante la presenza, nella nostra scuola, di diversi bambini disabili, alcuni dei quali molto gravi, ma nessuno impossibilitato a camminare. Ho potuto osservare le reazioni, molto diverse tra loro ma tutte estremamente significative: una parte dei bambini ha esibito una certa indifferenza nei confronti di Stefania, concentrando gli sguardi e l’attenzione su Roberto e Sandra, che nel frattempo appoggiavano i materiali, scambiavano saluti e domande; altri invece, meno abili nel mascherare il proprio imbarazzo, mi rivolgevano sguardi interrogativi, non osando farmi, in quel momento, domande dirette; dai loro occhi traspariva disagio e stupore ma anche un atto di accusa nei miei confronti, che avevo organizzato questa imbarazzante situazione. Alcuni infine, nel caso specifico bambini che normalmente si distinguono per la loro sensibilità, per la disponibilità nei confronti degli altri e per l’ottimo livello di socializzazione conseguito, hanno iniziato a ridere in modo innaturale, eccessivo e smodato, segno evidente di un disagio che non riuscivano a gestire e contenere.
Le reazioni dei bambini a questo incontro diretto, non mediato e non preparato, con la diversità di chi è disabile, includono una vasta gamma di emozioni e sentimenti che vanno dalla paura alla diffidenza, dall’imbarazzo al disagio, dallo stupore al rifiuto, e hanno poi trovato un canale di espressione nei testi che essi hanno prodotto il giorno seguente, nei quali hanno raccontato il pomeriggio trascorso con il Calamaio. L’elaborazione scritta ha costituito il momento conclusivo di un lungo dialogo tenutosi in classe su quello che avevamo fatto insieme; si tratta di frasi semplici, brevi e molto dirette, nelle quali i bambini rendono conto però, in modo esplicito, dei loro sentimenti e delle loro emozioni; ho deciso di riportarne alcune, che mi sembrano molto significative, trascritte integralmente dai loro testi senza alcuna modifica o correzione da parte mia:

“Quando sono arrivati ho visto Roberto che veniva per primo, poi ho visto Stefania ma mi ha rattristato subito perché purtroppo era su una sedia a rotelle.” (Andrea)
“Ieri pomeriggio è venuto a trovarci Roberto con due sue colleghe, Sandra e Stefania. Stefania è disabile, all’inizio mi ha dato fastidio che ci fosse anche lei. ” (Sara)
“Stefania è su una sedia a rotelle e purtroppo è disabile. Quando è entrata mi sono un po’ stupita e ho provato un grande sentimento di tristezza nei suoi confronti.” (Chiara)
“Quel giorno ero molto curioso, a un certo punto vidi Roberto sbucare da dietro la porta e con lui c’era una persona in carrozzella. Io non sapevo come comportarmi con una disabile.” (Alan)
“Quando sono entrati in classe ho visto Stefania, una ragazza disabile che sta su una carrozzella e mi è dispiaciuto molto perché oltre a non poter camminare ha altri problemi.” (Najah)
“Prima che arrivassero ero molto felice e ansiosa di conoscerli, poi però quando sono entrati e ho visto una ragazza in carrozzella, mi sono dispiaciuta. Stefania, oltre a non poter camminare, non parla con facilità e non controlla il braccio destro e questo mi ha molto rattristato.” (Rita)

I primi momenti sono stati quindi caratterizzati da queste emozioni forti e contrastanti e la cosa più stupefacente, per me che conosco la classe da quattro anni, è stato il silenzio che si è automaticamente creato intorno alla loro presenza. Consapevoli di questo, nonché abituati a reazioni analoghe in ogni gruppo incontrato, gli animatori del Calamaio hanno finto di non accorgersene, hanno sistemato i materiali che portavano e si sono seduti insieme a noi nel cerchio: questa azione rappresenta, simbolicamente, il loro primo ingresso nel nostro mondo e promuove, sempre a livello simbolico, una richiesta di dialogo e di relazione.
A quel punto, dopo che Roberto aveva presentato le sue colleghe, sono intervenuta per ricordare ai bambini che avevamo preparato una sorpresa ai nostri amici, con la quale avremmo potuto presentarci e dire i nostri nomi in modo divertente e originale: si tratta di una presentazione metaforica, che avevamo preparato nei giorni precedenti e che avrebbe permesso agli operatori del Calamaio di stabilire così un primo contatto con il gruppo.
Dopo aver scelto un ambiente naturale che fungesse da sfondo, nel nostro caso il mare (ma avrebbe potuto trattarsi anche della foresta, della savana, del deserto o della montagna), avevo sollecitato ogni bambino a presentarsi trovando una similitudine tra sé e un elemento, naturale o artificiale, dell’ambiente che avevamo individuato. Come sempre, i bambini avevano dimostrato di essere dotati di una fantasia invidiabile e di una discreta consapevolezza delle loro caratteristiche, inventando delle presentazioni metaforiche belle ed efficaci. Ho pensato di riportarne alcune a titolo esemplificativo, anche se per comprenderle pienamente sarebbe necessario conoscere i bambini e le loro peculiarità:

“Io mi chiamo Andrea e sono un motoscafo perché mi piace molto correre, non sto fermo un attimo e amo la velocità.”
“Io sono Irene e sono una murena perché sono alta e magra, di solito sono tranquilla ma se mi disturbano posso diventare pericolosa.”
“Io mi chiamo Vincenzo e sono un gambero perché faccio sempre tutto al contrario degli altri e dico sempre di no.”
“Io mi chiamo Sara e sono un’acciuga perché sono piccola piccola e anch’io vorrei vivere in branco perché odio la solitudine.”
“Io sono Filippo e sono un faro perché sono molto alto e faccio di tutto per aiutare gli altri, poi una luce può sempre servire.”
“Io mi chiamo Cristina e sono un polipo perché riesco a fare sempre mille cose alla volta, come se avessi otto braccia.”
“Io sono Francesca e sono una stella marina perché sono molto timida e riservata, non sono scatenata e divento rossa per niente.”
“Io mi chiamo Sebastiano e sono un pellicano perché mi piace molto il pesce e vorrei poter volare.”

Terminata il giro delle presentazioni, alla quale ho preso parte anch’io, gli operatori del Calamaio si sono inseriti nel nostro ambiente, nel nostro mare, e hanno inventato una loro presentazione sul momento: Roberto si è paragonato a una balena, perché è molto grande e mangia tantissimo, Sandra a una foca e Stefania a un delfino, perché le piace giocare e ama la compagnia. Nella sua presentazione, Stefania ha specificato di aver scelto il delfino, che è un mammifero e non un pesce, e ha fornito alcune indicazioni sull’animale e sul suo stile di vita: queste precisazioni hanno colpito molto i bambini, a tal punto che il giorno dopo mi hanno detto che Stefania sa molte cose sulla natura e loro non lo avrebbero mai immaginato.
Con l’inserimento degli animatori del Calamaio nella presentazione metaforica, il ghiaccio, se non proprio rotto, ha cominciato quanto meno a sciogliersi ed è stato relativamente semplice proseguire l’incontro e passare alla fiaba del Re 33. Quando Stefania ha proposto ai bambini di drammatizzare una fiaba, chiedendo se avevano voglia di ascoltare e aiutarla, si è levato un entusiastico coro di “sì”…

Parole chiave:
Gioco, Scuola ed educazione