Incontrare le storie, incontrare le persone:l'incontro con la persona disabile in classe

29/06/2011 - Giovanna Di Pasquale

L’uomo è un nodo di storie
(P. Bischel)

Le riflessioni che troverete in queste pagine fanno riferimento al lavoro sperimentato nel gruppo di approfondimento tematico su incontrare le storie, incontrare le persone, realizzato all’interno delle due giornate di studio&gioco “Storie di Calamai e altre Creature Straordinarie. Disabili come educatori nell’esperienza di integrazione a scuola”, svoltesi il 24 e 25 novembre 2006 presso l’Ex Convento di Santa Cristina a Bologna.

Le rappresentazioni interne e sociali della disabilità: le “storie” che abbiamo dentro

Quest’occasione di incontro e riflessione, nata intorno all’esperienza del Progetto Calamaio vuole affrontare e, per quanto possibile nel tempo che ci è dato, approfondire un aspetto centrale nell’esperienza di educazione, animazione, formazione “alla diversità” che in questi vent’anni il Centro Documentazione Handicap ha realizzato: il protagonismo della persona disabile e l’assunzione di un ruolo diretto attraverso l’uso della propria persona come vero e proprio strumento educativo.
Il fuoco dei contributi che sono stati portati durante il percorso di preparazione del laboratorio e dei pensieri che andiamo oggi a condividere sta nella convinzione che nel nostro lavoro e nella nostra vita siamo tutti impegnati a costruire una nuova e diversa immagine interna e sociale della persona con disabilità.
È questa una grande rivoluzione. Come già ricordava Carlo Lepri nel suo intervento sul tema della costruzione dell’identità adulta nella persona disabile: “Stiamo costruendo un’immagine nuova della persona disabile, un’immagine che in qualche modo la rappresenta come una persona, che ha innanzi tutto dei bisogni di normalità, prima che dei bisogni speciali, di riabilitazione”.
Il processo di cambiamento delle immagini mentali e sociali contiene in sé le potenzialità per un cambiamento significativo e stabile anche del ruolo delle persone disabili e pone le premesse per l’acquisizione del ruolo sociale riconosciuto.
Sono infatti queste immagini che presiedono e anticipano, almeno dentro di noi, l’incontro diretto con la persona reale. Abbiamo già incontrato le persone ancora prima di averle davanti.
Le rappresentazioni interne e sociali della disabilità, le “storie” che già possediamo delle persone disabili influiscono e per molti aspetti condizionano l’esperienza di conoscenza diretta.
Sempre, comunque, l’incontro passa attraverso il filtro dello sguardo interno, frutto di un percorso che non è solo rielaborato dai singoli ma agganciato fortemente alle strutture sociali e storiche dentro cui i singoli vivono.
L’immagine interiore e culturale della persona disabile è ciò che “pesa” dentro di noi nel giudizio-aspettativa dell’altro e sull’altro. Diventare maggiormente consapevoli di ciò permette di padroneggiare meglio questa dimensione interiore che per le sue implicazioni emotive agisce spesso sotto pelle in modo coinvolgente e, spesso, improvviso.

L’incontro diretto con la persona disabile

Abbiamo visto anche nella plenaria del convegno che l’incontro con la persona disabile viene utilizzato come un vero e proprio strumento educativo nel progetto Calamaio.
Vogliamo riprendere questa idea e rileggerla insieme per considerarne il valore e il rischio che come per tutti gli strumenti in educazione coesistono. È allora importante chiedersi: che tipo di “protagonismo”vogliamo realizzare?
Un protagonismo che è segno di testimonianza. Non modello pedagogico di come si fa a convivere con il deficit, ma presenza che è disponibile a uno svelamento alcune volte anche di ciò che non è facile da dire. Racconta Stefania Baiesi, animatrice disabile del progetto Calamaio: “Come ti sei sentita la prima volta che sei entrata in classe? Non sapevo come comportarmi mi sentivo a disagio, molto a disagio, doppio disagio. Da una parte mi sentivo a disagio proprio come fanno i bambini, né più né meno, non avevo idea di come sarebbe andata; ero nervosa e preoccupata perché sono dovuta andare a scatola chiusa, non avevo la benché minima idea di cosa sarei andata a dire. Di quello che sarei andate a fare. Durante tutto l’incontro vi era un’altra domanda che mi continuava a girare per la testa: che tipo di domande mi avrebbero fatto i bambini?
Come ho fatto poi a far fronte a questo tipo di domanda? Prima osservando, poi cercando di ascoltare, tentando di immaginare e di capire quello che avevo da dire ai ragazzi, quindi in base a questo ho capito e ho trovato le risposte che cercavo”.
Nell’incontro con una persona c’è l’incontro con la sua storia, con le sue storie.
Un protagonismo che diventa racconto di unicità e coralità a un tempo.
Lo strumento biografico è potente proprio quando riesce a coniugare l’esposizione del proprio mondo interiore con la volontà di mettersi in comunicazione con il mondo esterno, rendendo visibile l’identità della persona. È questa un tipo di visibilità ben diversa da quella mediatica: tanto quest’ultima recide i legami con il contesto per vivere di vita propria e si impone come protagonismo assoluto, quanto l’altra si alimenta di connessioni silenziose, di percorsi più sotterranei che arrivano in superficie dopo aver subito un profondo lavorio.

Si entra in classe

Il laboratorio è stata anche l’occasione per far conoscere e condividere il percorso di lavoro realizzato da Malvena Bengasini con i bambini della sua classe, 5 A della scuola “Lambruschini” di Perugia. Il progetto ha coinvolto, oltre agli alunni, anche i docenti della classe, i docenti del Circolo e la cittadinanza attraverso la realizzazione di un convegno finale dal titolo “Viaggio nel mondo della diversità tra favole e realtà”.

Struttura e articolazione dell’esperienza
Lettura in classe dei libri per bambini dell’autore disabile Claudio Imprudente: Re 33 e i suoi 33 bottoni d’oro e Il principe del lago.
Confronto e riflessioni in gruppo.
Corrispondenza con l’autore.
Rielaborazione di ciascun bambino nel proprio “Quaderno del Cuore” (strumento aperto di registrazione, lettura, relativamente a emozioni e stati d’animo).
Anche noi autori: invenzione, in piccoli gruppi, di storie sui pregiudizi (collaborazione volontari Croce Rossa).
L’autore in classe: un incontro… “Imprudente”.
Convegno pomeridiano “Viaggio nel mondo della diversità tra favole e realtà” con la partecipazione dei bambini e dell’associazione “Chefs in smoking” per festeggiare i 20 anni del “Progetto Calamaio”.

Gli obiettivi
Favorire una maggiore conoscenza di se stessi e degli altri.
Assumere la consapevolezza che ogni individuo è diverso dall’altro in quanto unico, speciale e irripetibile.
Favorire una riflessione critica su uguaglianza, diversità e giustizia.
Cogliere ricchezza e potenzialità nella differenza.
Riflettere criticamente sul concetto di pregiudizio.
Assumere consapevolezza dell’importanza dell’aiuto reciproco e della solidarietà.
Sensibilizzare il contesto verso il mondo del volontariato e verso la tematica della diversità.

La metodologia in classe
Modello nell’ottica sistemico-istituzionale:
• attenzione alla risposta e alla proposta dei bambini
• flessibilità e riorganizzazione
• apertura agli “imprevisti attesi”
• modulazioni e aggiustamenti in itinere
• lavoro di gruppo, cooperazione
• bambino soggetto attivo
• coinvolgimento delle famiglie

Collaborazione con il“Progetto Calamaio”. Perché?
La scelta è nata dalla convinzione che la specificità del “Progetto Calamaio”, il suo essere ideato, progettato e in parte gestito da persone disabili, sia elemento particolarmente efficace per veicolare la Cultura dell’Integrazione.
È la diversità stessa che testimonia in maniera concreta, immediata, forte il valore e le potenzialità che custodisce in sé, che può intaccare stereotipi e pregiudizi, spesso consolidati dallo sguardo troppo distratto, superficiale, veloce della “normalità”.
I bambini e genitori non erano al corrente della situazione fisica di Claudio Imprudente, l’autore del libro letto in classe. Attraverso conversazioni, confronto, riflessioni sul concetto di “pre-giudizio”, l’incontro diretto con Imprudente ha smascherato la differenza sostanziale tra parole e fatti, tra teoria e pratica. Ha messo bambini e adulti di fronte ai propri pregiudizi.
Ogni bambino ha intrapreso lo stesso viaggio di Giangi, il protagonista de Il Principe del lago, un viaggio di conoscenza verso se stessi e verso l’altro, che ha aiutato ciascuno a superare le proprie difficoltà, timori, paure che la diversità di Claudio ha inizialmente suscitato.

Cosa ha contribuito alla riuscita del progetto?
A livello organizzativo:
la disponibilità e i contatti frequenti con la referente del “Progetto Calamaio” di Bologna; l’assoluta sinergia e collaborazione tra docenti, associazione di volontariato e referente Cesvol del progetto “Volontariato e scuola”.

A livello educativo-formativo:
il clima relazionale che si è creato nel gruppo; il forte entusiasmo che ha animato docenti, bambini e volontari; la scelta delle insegnanti di non mettere al corrente bambini e genitori della condizione fisica dell’autore.

(Il laboratorio “Incontrare le storie, incontrare le persone: l’incontro con la persona disabile in classe” è stato coordinato da Giovanna Di Pasquale, Stefania Baiesi, Malvena Bengalini).