Il welfare non è un lusso - Superabile, giugno 2001 - 2

04/07/2011 - Claudio Imprudente
Il welfare non è un lusso

Sono già tante le persone che hanno sentito l'esigenza (e alcuni anche il dovere professionale, in risposta ad un caso in cui il rigore deontologico non è stato esattamente rispettato) di esprimersi in merito alla copertina (e al contenuto dell'articolo) dedicata dal settimanale Panorama alla questione dei falsi invalidi. Riassumendo, con le parole di Franco Bomprezzi: "Il titolo non ammette sfumature: Scrocconi. L'immagine non potrebbe essere più chiara: una carrozzina stilizzata, su cui siede un Pinocchio altrettanto stilizzato. Il sommario che rimanda a un'inchiesta "esclusiva" recita così: Invalidità inesistenti, certificati falsi, pensioni regalate. Ecco chi sono i furbi (e i loro complici) che fregano l'Inps. A nostre spese". L'argomento torna sotto i riflettori ciclicamente, a cicli brevi, peraltro, e in forme solo lievemente diverse. Se non ricordo male, era durante la scorsa estate che Tremonti sollevò il problema presunto del numero di disabili in Italia, affermando "Questo è un Paese che ha 2.7 milioni di invalidi e 2.7 milioni di invalidi pone la questione se un Paese così può essere ancora competitivo". Da questo presupposto, il tentativo di alzare la percentuale di invalidità utile per accedere al beneficio economico dell'indennità e la promessa di controlli più capillari.

Tornando alla copertina di Panorama, credo che abbia ragione sia chi la critica in modo netto e risoluto, sia chi invita ad una lettura più sobria delle probabili intenzioni di chi ha pensato la copertina stessa (come scrive una lettrice di Superabile, "Mi sembra giusto precisare che la copertina rappresenta un Pinocchio in carrozzina. Ora, essendo Pinocchio il bugiardo per antonomasia, mi verrebbe da pensare esattamente che Pinocchio si siede su quella sedia non avendone necessità/diritto (a seconda dei punti di vista). Ovvero come falso invalido. Stando così le cose non ci vedo assolutamente niente di male". Per cui la copertina dovrebbe "offendere" solo chi invalido non è e, in un certo senso, raffigurando Pinocchio, marcherebbe una distanza, una differenza tra i "falsi" e i "veri", favorevole quindi a questi ultimi. Ammetto che la copertina del settimanale è equivoca e non mi meraviglierebbe che lo scopo di chi l'ha pensata e realizzata fosse proprio quello di creare questa ambiguità, di giocarci, e probabilmente in questo momento starà sorridendo leggendo tutte le critiche che gli sono piovute addosso e che si è, letteralmente, cercato. In fondo, quello che fa spettacolo, oggi, è sempre ben accetto.

Comunque, la cosa poteva essere gestita meglio, mi sembra un modo scorretto di fare giornalismo e informazione da parte di un periodico nazionale che ha una grande visibilità: il lavoro giornalistico dovrebbe aiutare a "dissolvere un po' di nebbia", non, come invece fa questa copertina, a creare maggiore ambiguità e a frapporre ostacoli ad una comprensione più limpida e ragionata. E, in ultima istanza, attriti, diffidenza, distanza tra persone e "categorie" (molto bello il riferimento di Bomprezzi allo scarto che ha ravvisato tra un momento di maggiore unità del paese legato al 150° anniversario e questo tentativo di dividere, di complicare la convivenza sociale. Così come è puntuale la sottolineatura della coincidenza tra difficoltà economica generale e individuazione di alcuni elementi deboli sui quali "scaricare le tensioni sociali", secondo una logica già applicata nei momenti peggiori della storia del secolo scorso). Ma ritengo più urgente porre l'attenzione su un altro punto, in qualche modo legato a questo, ovvero sul progressivo arretramento dello Stato e delle istituzioni pubbliche rispetto alla garanzia e alla gestione o finanziamento dei servizi socio-sanitari (ed educativi, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte). Una tendenza più ampia e grave dei problemi che poche persone (in percentuale) in malafede creano ai tanti che hanno effettivamente diritto a determinati benefici (i "veri" invalidi, per intenderci). Emblematico il caso della regione Campania, al quale i giornali e i mass media più importanti non hanno dato grande rilievo: si può fare cattivo giornalismo, anzi, si fa un giornalismo peggiore, soprattutto quando si evita di dare determinate informazioni, piuttosto che quando si danno informazioni imprecise o tendenziose, strumentali su un argomento. Semplicemente omettendo, silenziando. In Campania molti servizi sociali importantissimi sono a rischio: più precisamente, duecento tra cooperative e associazioni, ovvero venti mila operatori in tutta la Campania, sette mila solo nel capoluogo.

Vantano crediti con enti locali e Asl per 500 milioni e rischiano l'asfissia, dal momento che anche le banche hanno cessato di erogare crediti. Per i servizi essenziali si prospetta una riduzione drastica. Per contrastare questa situazione si è formato un comitato, dal nome evocativo e rivelatore di una verità sacrosanta, "Il welfare non è un lusso", che da diversi mesi, attraverso iniziative e dimostrazioni più o meno eclatanti, cerca di contrastare lo stato di cose esistente (e quello che, con certezza quasi piena, si attende per il futuro). Se il caso campano presenta tratti emergenziali che lo distinguono da altri presenti nel resto d'Italia (dato anche la condizione "sociale" complessiva della regione), la situazione si avvia a diventare drammatica anche in altre regioni. Un arretramento da parte delle istituzioni pubbliche che non potrà che condurre ad una progressiva privatizzazione dei servizi, che, in quanto tale, escluderà dagli stessi chi non potrà permetterseli e spingerà verso un ritorno a politiche di stampo meramente assistenzialistico; vanificando, così, il lavoro che tantissimi soggetti hanno cercato di portare avanti in questi anni. Occorre seguire con attenzione questa deriva e dare voce, quanto più possibile, a chi cerca di opporsi ad essa. E' una questione di civiltà.

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Claudio Imprudente