Il viaggio per Nashville - Superabile, dicembre 2008

29/03/2010 - Claudio Imprudente

ORE 6:30
I motori rullano…si sta avvicinando uno dei momenti più belli del viaggio, la partenza. Non è certo la prima volta che salgo su un aereo, ma attendo sempre con impazienza che la velocità dell’aeroplano sulla pista mi attacchi al sedile. Divento una ventosa…
Di fianco a me c’è Roberto, un collega del Centro Documentazione Handicap, poi Sandra, altra collaboratrice. Due posti più in là un signore un po’ grasso. L’ho sentito arrivare perché si sono abbassati i sedili, quando si è “posato”…

ORE 7:00
Le nostre Alpi innevate…bellissime…così piccole sembrano costruzioni umane. Mi accorgo che il signore vicino a noi comincia a meravigliarsi della tavoletta con la quale parlo ai miei compagni di viaggio…conto fino a cinque, chiamo la sua domanda, che pronta arriva: “Posso chiedervi come parla?”. Il tempo di stupirsi ancora un po’, e parte con le altre curiosità: “Ma dove siete diretti? E per cosa?”
Delego le risposte a Roberto, perché sinceramente sono troppo stanco, forse no, ma sicuramente rapito dal panorama lì fuori, e lui spiega destinazione e ragioni del viaggio: “Ci attendono a Nashville: Claudio è stato inviato come rappresentante italiano a parlare della situazione dell’integrazione delle persone disabili in Italia”.
“Che bravi ragazzi”, commenta. Lo ringrazio per l’immeritato “ragazzi” e resto concentrato sul panorama.
Bello là fuori, ma a pensarci bene anche la hostess che va avanti e indietro per il corridoio dell’aereo è una bella visione…. Ma che dico? Sono invitato negli Stati Uniti, il mio sogno di gioventù,la patria del rock and roll, la casa del mio mito di sempre, il grande Boss Bruce Springsteen ed io mi metto a fantasticare sulla hostess? Non mi sembra il caso, ma che volete la carne Simmenthal (da me sempre immaginata come prodotto americano) è tenera anzi tenerissima… divago.
Il viaggio procede, siamo prossimi a Bruxelles, il primo di non mi ricordo più quanti scali che dovremo fare prima di arrivare. Il nostro vicino è già da tempo addormentato, ce ne siamo accorti un po’ tutti sull’aereo perché un pochino russa… ma che importa sono quasi a Bruxelles, il primo di non so quanti scali prima di arrivare a Nashville.

ORE 9:00
Si riparte, dopo uno spuntino all’aeroporto di Bruxelles, che potrebbe essere qualsiasi aeroporto del mondo, ma lì il caffè (caffèacqua?) racconta dell’avvenuto espatrio…
E’ come se l’America cominciasse a penetrare nei miei pensieri sempre più intensamente, mano a mano che mi avvicino a lei…anche lei viene incontro a me, e la distanza così si riduce ancora di più. L’oceano si restringe, e fa meno paura il pensiero di doverlo attraversare.
Ma non è un’immagine lineare o semplice fantasticare quello che vedrò, che vorrei vedere, che non vedrò…
Piuttosto un cammino avanti e indietro tra ricordi e aspettative…le memorie delle proteste passate per le guerre passate e un dolore presente per le guerre presenti, in cui l’America c’entra eccome, c’entra sempre…
Gli indiani e i trattamenti che hanno subìto…avevo anche scritto un libro “E se gli indiani fossero normali?”…
Il ricordo delle contraddizioni ineliminabili del mio rapporto con gli Stati Uniti…e quanto più avrei voluto e vorrei distanziarmene, tanto più trovavo e trovo sempre ragioni per restarne affascinato, per esserne incuriosito…
Il dubbio che senza l’invito al Convegno, avrei dato priorità ad altri luoghi del mondo, che forse sento più vicini al mio sentire: l’Africa, le mille Afriche, l’est del mondo…ma è poi così?
E’ vero o sono solo costruzioni senti-mentali che posso fare perché…ora in America ci sto andando davvero? E non sarebbe meglio che cercassi di dormire, di riposarmi così da arrivare là pronto a ricevere, ricordare…e chi ci riesce a dormire pensando che tra qualche ora atterrerò a Chicago…
“Guarda, laggiù, Roberto, l’Atlantico…”

Claudio Imprudente