Il settore documentazione in un CSV: quale percorso?

01/01/2001 - Enrico Ribon - CSV Ferrara

I Centri di Servizio sono a disposizione delle organizzazioni di volontariato e sono da queste gestiti, con la funzione di sostenerne e qualificarne l’attività (art. 15 legge 266/91).
Tra i compiti dei Centri la L.R. 37/96 identifica, tra gli altri, l’offerta di informazioni, notizie, documentazioni e dati sulle attività di volontariato locale e nazionale, su esperienze, linee e processi di sviluppo del settore a livello comunitario ed internazionale.
Questo in sintesi il mandato legislativo: da qui doveva partire il percorso del nostro settore documentazione.

Ma una volta definito da dove partire, all’avvio del centro di Ferrara, nel luglio del ’97, ci siamo chiesti: come partire? La risposta che ci siamo dati è stata che per operare per e con il volontariato bisognava cercare di conoscerlo al meglio: ecco quindi che la prima azione è stata quella di creare una banca dati del volontariato ferrarese.
Questo ci ha permesso di stabilire un primo contatto diretto con le associazioni, iniziare a far conoscere il Centro di Servizi, le sue funzioni e le conseguenti opportunità per il volontariato.

Contemporaneamente, abbiamo affrontato una fase di riflessione per verificare sul campo idee, risorse e disponibilità, ed abbiamo ritenuto importante porre l’accento sugli aspetti formativi legati alla documentazione. Appoggiandoci ad esperti del settore, abbiamo allora organizzato una serie di incontri formativi e di visite a centri di documentazione rivolti sia agli operatori del C.S.V. che ai volontari delle associazioni del territorio interessati al perché e come documentare in ambito sociale. Questo percorso ha permesso l’incontro del Centro con un’associazione di volontariato, il CeDoc S.F.R., nata da poco ma particolarmente stimolata dai temi della documentazione; l’associazione gestisce, infatti, una biblioteca.

Il confronto e la riflessione scaturiti da questi incontri formativi hanno rafforzato quella che era la nostra idea di partenza. Una filosofia che non prevedeva di calare strutture dall’alto o di creare doppioni di strutture già esistenti, ma tendeva ad approntare strumenti per organizzare al meglio e mettere in rete le risorse già esistenti: non si è creato un centro di documentazione ex novo, ma si è affiancato il volontariato che già si occupava di documentazione, offrendo sostegno per operare e progredire nel cammino intrapreso.

Un cammino, quello della documentazione, che sappiamo avere tempi lunghi: tempi che servono per tessere un sistema di relazioni con il territorio; per entrare in contatto con le strutture che già operano; per decidere su quali azioni e su quali strumenti investire; per attivare canali di accesso e di produzione di documentazione; per intraprendere e portare avanti un lavoro che è e deve essere contemporaneamente sociale e culturale, così come sociale e culturale è l’attività stessa di volontariato.

Sulla base di queste logiche, il lavoro del settore documentazione ha sommato nel corso del 2000 una fase di impianto (attivazione dei canali per il reperimento della documentazione, analisi dell’archivio del CeDoc, conoscenza delle attività del CSV, rete dei collegamenti), accompagnata dall’avvio di alcune attività attorno ad alcuni progetti concreti, quali la rilevazione ed il catalogo dei centri di documentazione e delle biblioteche ferraresi (di imminente pubblicazione), la formazione per i volontari (e gli operatori del CSV) sull’informazione e la documentazione in campo sociale, la produzione di strumenti di documentazione (bibliografie, quaderni di documentazione, rassegne stampa ragionate), una rubrica bibliografica su Mosaico (il periodico del CSV), il collegamento con gli altri centri documentazione di Ferrara.

Ma, soprattutto, l’attività di documentazione all’interno del Centro Servizi per il volontariato è stata impostata come trasversale rispetto a tutte le altre: ad esempio, sono evidenti i legami e gli intrecci tra documentazione e informazione, due settori che procedono di pari passo, quasi necessari l’uno per l’altro. Meno evidenti, ma non per questo meno importanti, le interazioni con i progetti del volontariato: interazioni che coinvolgono la documentazione nei due “canali”, di accesso e di produzione di documentazione. Se è infatti utile, per non dire necessario, documentarsi sulle esperienze analoghe a quella che si sta ponendo in atto, non meno utile risulta la possibilità di diventare “attori” del processo di documentazione, lasciando traccia del proprio vissuto.

Ed è questo l’aspetto sul quale, come Centro Servizi per il Volontariato, teniamo a porre l’accento: il lavoro sulla documentazione non è solamente una somma di tecniche, per quanto importanti e necessarie, ma è soprattutto un lavoro culturale. Le tecniche sono degli strumenti al servizio di un progetto di più ampio respiro, teso a sottolineare l’importanza della memoria. Il potersi confrontare con altre esperienze, il riuscire a riflettere su ciò che si sta facendo, sul suo senso e sulla sua portata, sono aspetti del documentare che contengono un’enorme ricchezza. Un’attività di volontariato che non lasci questa traccia, questa memoria, per quanto importante non credo sarà mai completa.