Il ragazzo punk

01/01/1999 - Tonino Guerra

Il magico Alvermann - Raccontare la diversità

Un uomo anziano stava seduto sotto il porticato ai bordi della grande piazza coperta di lastre di marmo infuocato. Laggiù, sulla scalinata di San Petronio, in ombra, un ragazzo stracciato e coi gomiti appoggiati ai gradini più alti. Era un giovane punk di campagna. Capelli rosa, camicetta a scacchi e borchie che luccicavano sulla cinghia, le gambe coperte di pelle lucida. Alla sinistra dell'uomo seduto sotto il porticato, vecchie tende biancastre e scolorite erano delle mutande tirate su per scoprire le ombre oltre le colonne. Il punk getta una manciata di granoturco sul piancito della piazza e i granelli saltellano sui marmi. Una nuvola di piccioni si precipita a terra staccandosi dai mille buchi della grande chiesa. Si azzuffano e tornano a diventare degli ornamenti pietrificati sulla facciata. Il ragazzo resta coi gomiti appoggiati allo scalino alto. L'uomo seduto sotto il porticato si accorge che una folata di vento fa rotolare sulle lastre di marmo della piazza diverse piume che i colombi hanno perso durante la piccola zuffa. Le piume e alcune penne scivolano fino al porticato, poi scavalcano i gradini a vanno a quietarsi sotto i tavoli deserti. L'uomo raccoglie una penna grigia e l'osserva. Non sa perché, ma ha come l'impressione che sia un messaggio del ragazzo punk. Poco dopo si alza per andare a prendere il treno e tiene in mano quella penna. Oltre la piazza, dove la città si riempie di porticati pieni d'ombra, lo accompagna il rumore di un barattolo che qualcuno fa rotolare sul lastricato. Probabilmente è lui, il ragazzo punk, che ha deciso di spostarsi. L'uomo raggiunge la ferrovia, sale in treno e occupa un posto accanto al finestrino di uno scompartimento vuoto. Sempre così i suoi ritorni. Ormai sono otto domeniche che parte per Bologna e gira nella città caldissima per cercare suo figlio che è scappato dal paese da tre mesi. Un ragazzo scontento di vivere in campagna nella casa circondata dal grande canneto. La moglie lo aspetta seduta sull'ultimo scalino della casa. E gli chiede: "Lo hai visto?".

Tonino Guerra, "Un vecchio con un piede in Oriente", Rimini, Maggioli Editore, 1990.

Lo ha visto davvero suo figlio?
commento di Sandro Bastia

Un piccolo dramma familiare e culturale si svolge sotto gli occhi del narratore, attento ad osservare e a rispettare quanto accade. Chi sono davvero i personaggi di questo racconto l'autore non lo dice. Le due persone che si guardano da lontano nella assolata Bologna sono davvero padre e figlio? I due davvero si scambiano messaggi? Tonino Guerra, con il suo stile fatto di piccoli particolari, di pochi dettagli precisi, pignoli, che rendono le immagini definite, nitide al punto di non capirle fino in fondo, al punto che lasciano sempre un fondo di ambiguità. La sensazione che ne ricavo è che le cose vengano descritte attraverso una serie di fotogrammi un po' sbiaditi, quasi ci fosse un velo di fronte all'obbiettivo. Ne consegue una opacità. In questi casi togliere quel velo significa non capire più davvero cosa accade. L'opacità aiuta a capire. Questo racconto potrebbe essere tradotto con altri linguaggi, come ad esempio quello giornalistico o quello simil-burocratico di molti progetti educativi. Suonerebbe diverso e, a mio parere, falso. Non ci permetterebbe di capire cosa sta realmente accadendo, quali i sentimenti e le emozioni in gioco. E' un velo prezioso. Permette di evitare le definizioni, "inchiodare" le persone e le cose ad un unico ruolo o ad un solo spessore, lascia delle possibili alternative, delle ambiguità che stimolano a porsi delle domande, delle attenzioni. Per capire. Un figlio che scappa, un padre che lo cerca. A Bologna, nella città grande, rovente, vuota, si ritrovano un anziano ed un ragazzo, punk. Sono davvero quel padre e quel figlio? Di sicuro sono due figure solitarie. In mezzo a loro ci sono grandi spazi, piazze, luci ed ombre, colme di vuoti e di silenzi. Sono due figure sole, ambientate in uno sfondo, la città, che le rende ancora più sole. Lontananze che però non sembrano insuperabili, i due si guardano, si rincorrono, si muovono insieme. Ma comunque restano ognuno al suo posto. Condannati, forse, a giocare dei ruoli, quelli di padre e figlio, ma anche quelli di punk e di anziano, comunque legati a doppia trama a contesti diversi che non riescono ad avere momenti di incontro. Una terza persona - ma forse è meglio dire quarta visto che forse il punk non è il figlio - assiste alla scena. Anche lei sola, lontana e legata al proprio contesto di moglie e di persona che è parte della casa, in trepida attesa su di uno scalino. E la sua domanda è solo in apparenza chiarissima. In realtà manca il soggetto: chi, o cosa, ha visto veramente?

Parole chiave:
Letteratura