Il progetto Crisalide

01/01/1998 - Maria Augusta Nicoli (*)

Il progetto costituisce una delle prime esperienze di promozione della salute basate in prima istanza sul coinvolgimento della comunità. “Occorre uscire dall’attribuzione di gestore dell’informazione al solo specialista del settore – il giornalista – un ruolo decisivo lo possono giocare coloro che hanno rapporti con “il pubblico”

Verso una comunità competente

Le trasformazioni avvenute in questi anni in campo psichiatrico, ladefinitiva chiusura degli ospedali psichiatrici, hanno determinatodomande/bisogni sociali che sono tipici delle situazioni in cui viene a mancarela rassicurante risposta dell'istituzione manicomiale. E' necessario quindisviluppare strategie ed azioni mirate di interventi a sostegno dell'integrazionesociale ed in particolare attivare processi che investano direttamente lacomunità locale affinché si prenda in carico/cura dei problemi che lacoinvolgono. Detto in altri termini la sfida da cogliere è quella di lavorareper realizzare una comunità competente. Una comunità è definita competente,quando le persone e i gruppi che la compongono:
- possiedono le conoscenze adeguate sui problemi e su come e dove reperire lerisorse per affrontarli;
- sono motivate ad agire e hanno fiducia nelle proprie capacità (autostima);
- hanno potere inteso come repertorio di possibilità e di alternativeconsiderate valide per intervenire.
Le strategie di sviluppo di comunità assumono che la comunità abbia in sé leconoscenze, le risorse, il potenziale organizzativo e di leadership perrealizzare un cambiamento costruttivo a livello comunitario.
Un aspetto significativo di tali strategie si riferisce agli interventi volti adincrementare il senso di comunità, intendendo con ciò un dato soggettivobasato sulla percezione della qualità delle relazioni interpersonaliall'interno di un contesto specifico, sul riconoscimento della interdipendenzacon gli altri, sulla disponibilità a mantenere questa interdipendenza, offrendoo facendo per gli altri ciò che ci si aspetta da loro.
Accrescere il senso di comunità porta i membri a saper affrontare eventiimportanti, sviluppando solidarietà di fronte ai pericoli e alle difficoltà,in alcuni casi incrementando anche forme di controllo sociale alternative aquelle tradizionali. In quest'ottica i problemi sociali variamente connotati(svantaggio culturale, disagio psichico, emarginazione) non sono piùconsiderati di pertinenza esclusiva dei professionisti (tecnici) ma vengonoridefiniti come responsabilità dell'intera comunità.
Gli obiettivi di tali strategie sono perciò indirizzati a:
- creare un senso di coesione sociale;
- sensibilizzare i cittadini sulle problematiche più rilevanti della comunitàe a proporre mete comuni di azione
- utilizzare le competenze dei professionisti ed esperti per sostenere edincrementale la partecipazione, la cooperazione e le esperienze di auto mutuoaiuto
- contribuire al coordinamento tra i servizi, i movimenti di opinione e i gruppisociali
(Zani, Palmonari, 1996).


La comunità locale come risorsa per i processi di integrazione sociale: ilprogetto "Crisalide"

Il progetto Crisalide, messo a punto dall'Istituzione Gian Franco Minguzzidella provincia di Bologna e promosso dalla Regione Emilia Romagna, costituisceuna delle prime esperienze di promozione della salute basate in prima istanzasul coinvolgimento della comunità.
Il progetto la cui denominazione completa è "Crisalide: sviluppo dellecompetenze delle risorse presenti nella comunità a supporto dei processi diintegrazione sociale di pazienti psichiatrici", è articolato in tresottoprogetti riconducibili alle seguenti aree di intervento:
- area gestione dell'informazione;
- area gestione del cambiamento;
- area gestione sviluppo competenze e risorse comunitarie.
Si è infatti rilevato che nella misura in cui, nell'arco di alcuni anni, nelcontesto regionale, tra gli attori sociali (enti pubblici e privato sociale,realtà formali ed informali, operatori ed utenti) sarà:
- aumentato il numero di interventi in fase precoce (nei servizi e nellestrutture di accoglienza);
- aumentata la compatibilità dei sistemi di azione che gli attori socialiproducono;
- presente e quantificabile una rete attiva di risorse ed opportunità sulterritorio;
- saranno presenti ed attivi (programmi operativi) gruppi di attori nelterritorio capaci di produrre educazione, recupero, reinserimento sociale,auto-aiuto ecc.
In quella misura il progetto avrà più o meno raggiunto i suoi obiettivi.
Per quanto riguarda quindi la prima area di intervento si è maturata laconvinzione che occorre uscire dall'attribuzione di gestore dell'informazione alsolo specialista del settore - il giornalista - ma che un ruolo decisivo lopossono giocare coloro che hanno rapporti con "il pubblico". Rapportiche si svolgono attraverso scambi comunicativi in cui vengono forniteinformazioni facilitanti i processi di integrazione sociale.
La costruzione sociale di un determinato fenomeno avviene anche attraversol'influenza esercitata nella quotidianità dal rapporto con gli altri,dall'opinione di soggetti significativi denominati dalla letteratura opinionleader e le stesse ricerche confermano la rilevanza di questi meccanismi.
In particolare l'intervento prospettato nel progetto "Crisalide"consente di costruire dei referenti regionali all'interno delle associazioni,oppure all'interno di territori dove il contatto è problematico o necessità diessere supportato attraverso mirati interventi informativi (ad es. inserimentilavorativi, in ambito scolastico, in un quartiere ecc.). Questi referentirappresentano punti di snodo di flussi informativi sulla salute mentale ai qualifornire logiche e metodologie che li supportino nella costruzione di una reteinformativa regionale e di strumenti informativi locali destinati ai diversiinterlocutori.
Con la seconda area di intervento si prendono in considerazione piùdirettamente quei soggetti che sono coinvolti come organizzazioni (ad es.responsabili di associazioni familiari, di volontariato, ecc.) in percorsi disviluppo del proprio territorio. In particolare viene privilegiato in questocaso l'aspetto "dirigenziale manageriale" che ricoprono tali figure.Si garantiscono così, pur conservando le caratteristiche fondamentali di questeorganizzazioni (flessibilità, agilità decisionale ecc), lo strutturarsi diazioni organizzative che rappresentano una delle condizione indispensabili peruscire dall'improvvisazione e dare continuità ai propri interventi, rimarcandoal contempo, proprio perché agita, una funzione sociale rilevante nelterritorio.
Con la terza area si attivano sistemi di relazioni incentrate sull'aiuto e sulsostegno di pazienti psichici e dei loro familiari in una ottica dicomplementarità e anche di sostituzione dell'intervento dei servizi formali.L'intervento si colloca all'interno dei processi di riorganizzazione del tessutosociale ricreando reti di solidarietà tra i membri di un determinatoterritorio. L'intervento di rete ha come obiettivo quello di fornire alle variecomponenti che costituiscono il tessuto connettivo della società civile,strumenti adeguati per prevenire il disagio poiché quest'ultimo, sia nelleforme eclatanti con cui è conosciuto sia soprattutto nelle sue manifestazionisommerse, nasce e si sviluppa nei rapporti tra i vari soggetti sociali e traessi ed i contesti istituzionali e non in cui sono inseriti (Castelli,1997).

La gestione dell'informazione sociale da parte dei non professionali.

Se come si è già anticipato al fine di supportare le politiche diintegrazione sociale, sia il garantire flussi informativi sia il promuovereazioni di divulgazione sul complesso tema della salute mentale giocano un ruolochiave da un punto di vista operativo, non è tuttavia perfettamente chiaro ilpercorso da intraprendere.
Agire inoltre, anche attraverso l'informazione, per ridurre le barriere sociali, innescare cambiamenti culturali, di opinione e comportamenti meno orientatiall'esclusione implica essere consapevoli che non abbiamo riferimenti teorici edempirici che permettano univocità di risultati.
D'altra parte la questione è articolata e pertanto val la pena esaminare inmodo distinti alcuni aspetti.
Il primo è dato dalla relazione esistente tra specifiche credenze, opinioni ecomportamenti. Infatti se si ipotizza di potere modificare la costruzionesociale sulla malattia mentale attraverso l'informazione che probabilitàabbiamo che questo cambiamento porti ad una modifica del comportamento?
Un secondo aspetto è relativo ai mezzi, alle strategie comunicative piùefficaci per operare i cambiamenti che si ritengono necessari.
Un terzo aspetto riguarda la scelta dei soggetti/degli agenti di cambiamento cheutilizzano tali mezzi, attivano strategie, in definitiva gestisconol'informazione sociale all'interno della comunità locale.

Atteggiamenti/opinioni e comportamenti

Una delle ipotesi ricorrenti nella letteratura degli anni 60-70 era chevariabili assunte come caratteristiche di differenze individuali e dipersonalità, potessero essere determinanti nel configurare atteggiamentistereotipici verso il malato di mente. Tra questo tipo di variabili quelle chesi presumeva essere in relazione con gli atteggiamenti espressi nei confrontidel malato di mente spiccano il dogmatismo e l'autoritarismo. Ellis (Ellis etal., 1961) aveva, ad esempio, riscontrato che le persone meno autoritarie eranopiù umane verso gli ammalati mentali che non le persone altamente autoritarie.
In realtà le ricerche non hanno portato a risultati significativi in quelladirezione.
Nei tre decenni di ricerca sugli atteggiamenti che Mc Guire definisce"interludio" della social cognition, anche nel filone di indaginedegli atteggiamenti verso la malattia mentale si è assistito allapolarizzazione dell'interesse di ricerca verso fattori inerenti più alladimensione processuale di costruzione-organizzazione della conoscenza intorno adun "oggetto" sociale (carico di attribuzioni stereotipiche), che nonai contenuti descrittivi della sua rappresentazione. Gli studi si sono cosìcentrati sulle teorie implicite, sui processi di categorizzazione prototipica edi attribuzione chiamando in causa teorie ora più generali, ora il ruolo dipiù specifici fattori situazionali o processi cognitivi.
Farina e Fisher (1982) sono stati tra i primi ad approfondire il legame tracredenze sulla malattia mentale e comportamento, centrando la loro attenzionepiù sui processi di attribuzione causale correlati al comportamento pensatoanziché agito. Questi studi però sono importanti non tanto come proveempiriche del legame tra atteggiamento e comportamento, piuttosto sonosignificativi per le domande che aprono.

Ma perché esistono particolari stereotipi?

Secondo una prospettiva socio-culturale noi acquisiamo credenze sugli altrinello stesso modo con cui noi acquisiamo credenze su ogni cosa, dalleinformazioni che riceviamo dagli altri, e dalla nostra esperienza. In accordocon questa posizione le credenze sulle minoranze ed altri gruppi stigmatizzatisono trasmesse dai genitori, dai media e da altri agenti sociali.
Per quanto la televisione e i mezzi audio-visivi abbiano attenuato col poteredelle immagini il potere esercitato dalla parola stampata, è attraverso iresoconti della stampa quotidiana, colmi di stereotipi e pregiudizi sullamalattia mentale che secondo Scheff il lettore è libero di inferire impunementeche assassini, rapimenti, e altri atti di violenza si manifestano molto più difrequente tra coloro che sono stati malati di mente che nella popolazione ingenere. In realtà è stato dimostrato che tra i primi i crimini violenti (comeogni altro delitto) presentano un'incidenza molto più bassa che nel resto dellapopolazione. Ma il quadro che la pratica giornalistica propone al pubblico nonè questo. I giornali hanno stabilito un rapporto ineluttabile tra malattiamentale e violenza, e forse -e ciò è importante - questo legame sta anche asignificare l'incurabilità di questi disordini.
Esiste un'ampia letteratura di ricerche psico-sociali attestanti il ruolo deimass media nella costruzione dell'immagine pubblica della follia e nel filtrodelle informazioni trasmesse alla gente.
La classica ricerca di Nunnally (1961) mise in evidenza come l'opinione pubblicasi costituisca quale soluzione di compromesso tra le opinioni degli"esperti" orientate ad una minor stereotipia e le opinioni diffuse daimezzi d'informazione improntate ad una stereotipia massima ( il matto è diversodalle persone normali per il suo aspetto, per il modo di agire, per la mancanzadi forza di volontà, per la sua esigenza di guida e sostegno ecc.)

I mezzi e le strategie

Per quanto riguarda l'aspetto dei mezzi e delle strategie di informazione peril cambiamento, si deve tenere conto del cosa è in grado di determinareinfluenza.
Una analisi comparata degli effetti differenziati prodotti sullerappresentazioni sociali della follia da varie fonti di informazione in rapportoal medium utilizzato (stampa, televisione, cinema), rimane tutta da compiere,fruendo degli studi sulla comunicazione di massa.
Un settore non direttamente collegato ma interessante per le verifiche empiricheche sono state compiute è quello della prevenzione dell'AIDS. Gli interventi diprevenzione in questi ambiti tendono generalmente a fornire da una parteinformazione corretta, affinché i soggetti possano distinguere in modo chiaropratiche a rischio da pratiche sicure, e nello stesso tempo assumonoatteggiamenti positivi verso uno stile di vita fatto di pratiche sicure. Aquesto scopo sono state attivate campagne di prevenzione attraverso canaliconsiderati graditi ai giovani, cioè quelli della pubblicità. L'assunto chesta alla base (tutt'altro che dimostrato) delle campagne di prevenzione è cheun soggetto a cui si forniscono informazioni metterà in atto automaticamente uncomportamento coerente. In tema di Aids lo sfasamento tra conoscenza eatteggiamento da una parte, e adozione di pratiche sicure dall'altra, risultaormai chiaro da tutte le ricerche sulle rappresentazioni sociali della malattiae del rischio di contrarla.

I soggetti

Infine a proposito dei soggetti che gestiscono l'informazione si rimanda altema della fonte e delle strategie che maggiormente possono influenzare eprodurre cambiamenti. La fonte deve essere credibile nella duplice accezione diattendibilità e percezione di expertise. L'effetto prodotto tuttavia non èstabile.
La teoria degli effetti limitati o dell'influenza mediata dalle comunicazioni dimassa si basa prevalentemente sui risultati delle ricerche condotte negli anniquaranta. L'ipotesi generale da cui partivano queste ricerche è quella che irapporti interpersonali nei gruppi primari svolgono una mediazione significativanei processi di formazione e mutamento delle opinioni e degli atteggiamenti.Conseguentemente l'eventuale influenza dei mass media non è diretta ma mediatadalla realtà relazionale vissuta da ciascun membro del pubblico all'interno deigruppi sociali di cui fa parte (Losito, 1996).
Sul piano teorico questa ipotesi ha almeno tre rilevanti implicazioni:
- l'abbandono del tradizionale modello comportamentista dei processi dicomunicazione e di persuasione, assimilati ad un meccanismo del tipo stimolorisposta;
- l'abbandono della tradizionale concezione del pubblico come "massa"ovvero come aggregato amorfo di individui socialmente isolati, incapaci diinteragire in modo significativo con altri;
- l'enfasi posta sull'intervento di fattori sociali nei processi dicomunicazione e di persuasione, con particolare riferimento alla mediazioneesercitata dai gruppi primari e in seno ad essi, dai leader di opinione.

(*) Direttore Istituzione Minguzzi