Il piacere passivo, il piacere di ricevere

01/01/2001

Per uno sviluppo soddisfacente nell'ambito della sessualità, un passaggio basilare riguarda la percezione del proprio corpo e la necessità che il corpo rappresenti una unità. Questo presupposto si organizza nel bambino attraverso una esperienza di sostegno-contenimento e cura che crea i primi nuclei dell'immagine corporea e quindi della costruzione del Sé. Possiamo dire che la rappresentazione che abbiamo della sessualità è il risultato delle esperienze affettive e corporee dell'infanzia, dalle quali si svilupperanno a loro volta, le prime relazioni, la capacità di riconoscersi e differenziarsi, la strutturazione di una identità maschile o femminile.
Il primo piacere relativo a queste prime fasi di sviluppo è il piacere passivo, il piacere di ricevere; esso è in fondo il piacere di essere; mettere dentro come primo passaggio del processo di strutturazione in termini globali; è ciò che definisce i confini del proprio corpo. Nella condizione di ricezione passiva, il piacere erotico è diffuso in tutto il corpo e tale si ripropone nell'arco della vita, arricchito poi da altri piaceri.
La bocca è simbolicamente l'area privilegiata, riassumendo tutti gli organi e sensi tesi a introiettare ciò che dall'esterno viene percepito; la pelle, la mano, gli occhi, il senso tattile, quello termico, quello cinestesico con la percezione di come le diverse parti del proprio corpo sono disposte tra di loro e nello spazio circostante.
Questo piacere definito passivo partendo dal concetto di massima dipendenza che il bambino vive nei primi mesi di vita, è di fatto il piacere di essere oggetto di cure, di essere "nelle mani" dell'altro. Il contatto, il calore, il dialogo tonico, la contiguità dei corpi sono gli elementi che caratterizzano questa estrema dipendenza.
In condizioni in cui sia presente una patologia, il contenimento dell'esterno si prolunga per un periodo di tempo molto più lungo, a volte indefinitamente, con la sua carica di componenti ambivalenti.
Da un lato la relazione madre-bambino, adulto-bambino, rimane più facilmente ancorata ad una dimensione più contenitiva e di cura "passiva" rivolta al bambino, dove si mantengono caratteristiche nelle quali il piacere e il benessere sono legati prevalentemente alla passività, alla dimensione del ricevere, al corpo oggetto di una manipolazione ed espressione di forte dipendenza, molto oltre i termini di uno sviluppo non modificato dalla disabilità.
Dall'altro lato convive con questi aspetti, la difficoltà di questa cura che spesso non riesce a immaginare nei pensieri degli adulti che si occupano di un bambino così gravemente in difficoltà, un successivo passaggio di possibile raggiunta autonomia. Da qui discende un piacere di prendersi cura che si colora via via anche di sentimenti conflittuali di rifiuto, di uno stato sempre più innaturale di vicinanza e dipendenza. Gli esiti sul comportamento di tali difficili conflitti possono avere un'ampia gamma di espressioni: dall'allontanamento più o meno definitivo, ad un accudimento caratterizzato da un occuparsi "tecnicamente" del bambino (per i suoi bisogni fisici, per la necessità di interventi medico-riabilitativi …), all'attaccamento esclusivo e intoccabile dall'esterno (spesso escludendo anche il padre).
Queste e le molte altre modalità di legame sono comunque l'espressione di un difficile coinvolgimento spesso non dovutamente considerato nella presa in carico di queste situazioni.
Il piacere dell'essere da un lato, e il piacere di prendersi cura, dall'altro lato, subiscono una forte e dolorosa sollecitazione. Dal punto di vista del disagio psichico ed emotivo, si possono manifestare quadri diversi di sofferenza. a seconda della gravità con cui sono colpite le relazioni significative.

Parole chiave:
Sessualità