Il piacere dei suoni

01/01/1997 - a cura di Celine

"...il mio intervento è legato all’educazione del piacere e non alla cura, io non curo nessuno, la musica è terapeutica di per sé, l’attività che faccio arriva direttamente all’anima perchè produce gioia e curiosità".

Intervista a Alberto Rojas, pedagogista musicale Maestro di Coro dell’Università di Bogotà in Columbia

Quali sono le origini dell’'intervento di educazione musicale che svolgi?
E' partito dalla ricerca del mio piacere; potrà sembrare una risposta egoista ma in tutta la mia esperienza ho capito che se per primo non provavo piacere, non mi divertivo, e non provavano piacere neppure i miei allievi. Allora per prima cosa ho capito che io dovevo essere felice, contento e soddisfatto, per riuscire a trasmettere a loro il piacere; poi ho iniziato a pensare e programmare cosa provavo io e cosa avevo provato da bambino e da adulto; ad esempio quando andavo da bimbo a messa, con mia nonna, mi piaceva per la situazione magica della messa che allora in Columbia si faceva cantata in latino. Ecco ho ricordato le mie prime fonti di piacere.
Poi ho lavorato sul tempo, vedi i 60 minuti della lezione sono stressanti, l'anno scolastico è stressante, insomma ho capito che il tempo era un limite ed ho cercato di liberami da questo limite, ho lottato molto con i colleghi per questo , a volte facevo una lezione di 40 minuti altre volte di due ore, liberarsi dal tempo è stato fondamentale, perché ho capito i diversi tempi delle persone, di tutti, bambini "normali", handicappati e adulti. L'attività che faccio arriva direttamente all'anima, perché' produce gioia e curiosità perché' c'e' magia in quello che faccio, è un gioco magico.

Quindi la musica come fonte di piacere?
Sì, se una persona si sente attratta dalla musica, io gli dico sì è vero, tu ti puoi innamorare della musica e puoi farla; i bambini la fanno, gli adulti invece hanno più difese, dicono "sono stonato, non so cantare", ma una volta che si usano dei metodi adatti, tutti possono fare musica; c'è musica per ognuno e se una persona ha un registro vocale ristretto non gli proporrò di cantare un brano di Bach ma troverò la musica adatta a lui.

Quali sono gli elementi nell'educazione musicale?
Credo che ci sono una serie di elementi di base, come l'educazione dei sensi, e usare i muscoli che intervengono nel canto. Ad esempio, una persona stonata ha dei muscoli che non utilizza, è importante imparare ad utilizzare quei muscoli; come una persona va in palestra e lavora con i muscoli con esercizi appropriati, io lo faccio per la voce con giochi appropriati. Il secondo elemento è guardare, sì, insegno alla persona normale o con handicap, adulto o bambino a guardare, ascoltare e produrre. Cioè il collegamento occhio orecchio-voce senza dimenticami dell'espressione corporea. Ovviamente a seconda della fascia di età si useranno strumenti e giochi opportuni, negli adulti spesso travesto il gioco in serietà, perché l'adulto vuole la serietà, nella scuola italiana si può giocare solo fino alla 5° elementare.
L'educazione musicale in Italia entra solo nella scuola media, quando è più difficile insegnarla, perché i ragazzi sono inquinati da agenti esterni, musica commerciale, TV... Io intendo l’educazione musicale come processo che inizia nella scuola materna e nell'elementare. Così puoi creare un senso estetico musicale, cultura musicale non è solo sapere quando è nato Beethoven, cultura musicale è cultura estetica. D'altronde la figura del pedagogo musicale non esiste in Italia, lo Stato italiano si sta ancora interrogando se sia utile la figura del pedagogo musicale, questo è triste ,visto anche il passato musicale italiano.

Cosa osservi maggiormente nei bambini delle elementari per esempio?
Nel mio lavoro vedo che molti bambini hanno delle difficoltà di lateralità oppure difficoltà a fermarsi ad un segnale, ad esempio ad uno stop oppure, difficoltà di equilibrio, allora visto che questi problemi incidono nell'apprendimento io intervengo con l'educazione musicale .

E come intervieni?
Ci sono canzoni adatte per ogni cosa e se non ci sono io le invento, cioè ad esempio se io canto una canzone la posso fermare dove voglio e fare pause lunghe. Pensiamo ad un bambino con difficoltà di tempo, se io ti canto una canzoncina: "C 'era una volta un gatto che andava in Canada e portava in un cesto del pane con prosciutto e questo e tutto" posso trasformarla e cantare "C 'era una volta un gatto che andava in Canada e portava in un cesto del pa ---ne con --pro---sciu--tto-- e-- que--sto e tu--tto", cambio le pause, modifico il tempo e i movimenti. Io unisco alla canzone un movimento con il corpo, i bambini possono modificare tempo ritmo e movimenti, in questo modo il bambino può accettare i suoi tempi e suo limiti. Ad esempio nel mio lavoro spesso il protagonista, la stella, il solista della canzone è proprio il bambino che ha delle difficoltà, la canzone è per lui; i tempi e le pause lo aiutano a superare le sue difficoltà, con l'aiuto del gruppo, divertendosi e giocando.

Ma quale è la differenza fra un intervento di educazione musicale e la musicoterapia?
Innanzi tutto il mio intervento è legato all'educazione del piacere e non alla cura, io non curo nessuno, e poi la musica è terapeutica di per sé, l'intervento musicale non è tecnica, io provo ad offrire alla persona una cultura musicale, una autonomia musicale, e per fare questo uso la creatività , la fonte fondamentale è la creatività, creare musica, senza paura , paura del mondo sonoro.

I tuoi interventi si rivolgono a gruppi di bambini e ragazzi anche disabili e sono molto efficaci.
Il punto di partenza con i bambini è la canzone, vengono stimolati a livello verbale con le canzoni, e si vedono subito dei risultati, uso canzoni universali e/o inventate da me. Gioco con le sillabe, con i suoni dell'apparato fonatorio; produciamo suoni di gola, di voce, di testa, e vedo che il primo risultato è lo sviluppo della voce. Poi c'è il movimento, ogni canzone è collegata al ritmo e al movimento; i bambini, non li tengo buoni, li faccio scatenare e poi indirizzo questa energia; salti urli e strilli sono i benvenuti, e da lì che io parto per insegnare il ritmo, la drammatizzazione della canzone; questa è una cosa che interessa molto il bambino handicappato. Questa fase, per me, è importante per l'osservazione; do molto tempo per la conoscenza, di me, della mia voce, della mia temperatura corporea, il bambino deve conoscere il mio corpo, la mia musica, la mia persona.

Voce, movimento, ritmo, e poi strumenti?
Si, non è il mio obiettivo lo strumento, a volte utilizzo giochi sonori ma come oggetti di gioco; in questo modo il bambino arriva allo strumento dopo che ha già acquisito fiducia dello strumento, non è, lo strumento che deve dominare. Io insegno a toccare, a produrre un suono, non mi interessa quanto, mi basta anche un solo suono, ma la mia finalità non è lo strumento, per me lo strumento è stupendo, fantastico ma in questo campo è solo un mezzo in più, come la voce, anche se e' vero che alla fine imparano ad utilizzare la voce e a suonare uno strumento.

I tuoi interventi si svolgono sempre in gruppo?
Si sempre in gruppo, perché nel gruppo, c'è più' scambio, energia, il gruppo produce creatività, e poi c'è tutto il discorso di accettazione e socializzazione che è fondamentale. L'obiettivo e farli innamorare della musica, delle proprie potenzialità percepire la positività della musica.

Pubblicato su HP:
1997/59