Il dono dell'artista

01/01/1998 - Silvia Presti

Che cos'è, cosa ci spinge ad essere creativi. Nella vita quotidiana, nel luogo di lavoro, per ogni persona. Una questione di libertà e di autorelizzazione. La creatività come luogo dell'identità.

Il concetto che si intende sviluppare in queste pagine riguarda lapossibilità che il processo creativo dell'arte offre all'uomo di indagare lapropria identità, rendendolo consapevole della propria possibilità diespansione intesa come la manifestazione della propria presenza nel mondo.Questo tipo di processo porta alla scoperta delle capacità personali di porsiin relazione con gli oggetti circostanti e proprio attraverso questo tipo direlazione l'uomo esprime i propri sentimenti ed i propri pensieri, recando intal modo il proprio apporto personale al mondo.
L'individuo si sente quindi "parte di un ingranaggio" piuttosto che unalienato; il processo creativo lo porta a sentirsi una persona significativa, asentire che può "fare perché è", a sentirsi creatore e modificatoredella realtà, e per ciò che fa dimostra di esistere. Questa manifestazionedelle proprie capacità accresce la valutazione di se stessi, producendo cosìl'autostima: chi si stima (ovviamente non solo in senso narcisistico) siconsidera una persona significativa. Un processo di questo tipo appare inmaniera inequivocabile in quella esperienza che chiamiamo arte. Non ritenendolauna disciplina da relegare ai soli addetti ai lavori, si cercherà qui dimostrare quali benefici possa procurare l'attività artistica a tutti noi.Analizzando le caratteristiche che realizzano l'esperienza artistica possiamoindividuare tre aspetti: la condizione di isolamento, la comunicazione inconsciae il piacere.
In questi tre momenti, si evidenziano le possibilità che l'esperienza artisticaoffre all'uomo per indagare e strutturare la propria identità. L'invito è diutilizzare la creatività, anzi scoprire la creatività che è in ognuno di noi,per sentirci sempre più persone capaci di lasciare un segno tangibile dellenostre idee nel mondo. Essere capaci di creare il mondo in cui viviamo, crearela nostra vita, anzi una vita con l'accento: creati vità!

Se non ritornerete come bambini...

Le opinioni su ciò che si intende per creatività e processo creativo sonoinnumerevoli. Trarremo spunto dalle teorie di alcuni psicologi che, attraversoil loro lavoro, hanno esaminato il problema della strutturazione dell'identitànel processo creativo.
Donald W. Winnicott, figura di primo piano del movimento psicoanalitico dellagenerazione successiva a Freud, ritiene che la creatività consista nelmantenere nel corso della vita qualcosa che appartiene all'esperienza infantile,intesa come capacità di creare il mondo. Questa capacità di creare e diespandere la propria personalità attraverso ciò che si crea riguarda larelazione dell'uomo con ciò che lo circonda: proprio in questa relazione congli oggetti l'uomo acquista la consapevolezza di esistere e di essere, nellacapacità che ha di modificare e trasformare la realtà.
In questo senso Winnicott definisce la creatività come il mantenimento dialcune caratteristiche dell'attività infantile, in quanto il bambino,conoscendo per la prima volta gli oggetti e la realtà, struttura e crea unavisione personale del mondo. Per vita creativa Winnicott intende "lapossibilità di non essere continuamente uccisi o annientati dalla compiacenzaverso, o dalla reazione a un mondo che fa violenza all'individuo"(1); sitratta quindi di riuscire a vedere ogni cosa sempre in maniera diversa.
Freud, invece, ritiene che l'atto creativo risponda alla necessitàdell'espressione di un desiderio e tutta l'energia che viene riposta nel creareè espressione di un desiderio insoddisfatto. Anch'egli prende in considerazioneil rapporto bambino-artista, intendendo l'artista come il creatore che sicostruisce il proprio mondo, dando un nuovo assetto alle cose che lo circondano.Freud sostiene che l'uomo, diventando adulto, perde la capacità difantasticare, o, quando invece la mantiene, solitamente degenera rischiando didiventare un malato mentale, in quanto degenerando perde il contatto con larealtà. La sua teoria prevede comunque un possibile equilibrio tra lo stato delbambino e quello dell'adulto nell'attività poetica ed artistica, checostituiscono, insieme alla fantasticheria, una continuazione ed unasostituzione del primo gioco infantile.

Artista normale e artista psicotico

Ernst Kris, storico d'arte e psicoanalista, pone una distinzione tra artistapsicotico ed artista normale, partendo dalla concezione che nei processicreativi si verifica un processo di regressione dell'io. Tale fenomeno consistenel portare la persona ad una maggiore libertà creativa, attraverso laliberazione delle limitazioni imposte dall'io. Nell'artista normale laregressione dell'io risulta parziale e temporanea, in quanto l'io non perde maicompletamente il controllo; per quel che riguarda invece l'artista psicoticotale regressione non è né parziale né temporanea, ma soprattutto non ècontrollata dall'io, perché l'artista psicotico perde totalmente il contattocon la realtà. A proposito di questa distinzione tra artista psicotico edartista normale, anche un altro psicoanalista, Silvano Arieti, pone l'accentosul concetto di perdita del principio di realtà negli psicotici.
Nei processi creativi spesso accade che gli oggetti o le persone venganoriproposte in maniera metaforica. Questa intercambiabilità e questospostamento, sono parziali per l'artista normale, mentre per lo psicotico sonocompleti: il contatto con la realtà che viene mantenuto dall'artista normale,non viene invece conservato dallo psicotico. In questo senso l'esperienzaschizofrenica è considerata restrittiva, in quanto ad un oggetto viene legatoun solo significato. L'esperienza creativa viene invece definita estensivaperché gli oggetti possono essere espressi in svariati modi.
Un altro teorico della creatività, esponente della psicoanalisi contemporanea,è M. Grotjahn. Sulla scia della distinzione tra artista normale ed artistapsicotico, Grotjahn sostiene che il primo tende a riversare l'energia che gli èpropria in una trasformazione in simboli o in creazioni artistiche, a differenzadel secondo che invece la blocca per reprimerla. Questa tendenza allarepressione presente nello psicotico viene intesa da Grotjahn come difesa ereazione all'ansia. Anche l'artista prova ansia ma non ne ha paura, anzi siserve della sua reazione per interpretarla in maniera intelligente ed artistica.Diversamente dallo psicotico, egli non sviluppa un sintomo, ma una espressioneinterpretativa che può essere compresa da altre persone. Per Grotjahn ilconcetto di ansia creativa è centrale. Egli ritiene che tale ansia si sviluppicome reazione ad una tendenza distruttiva nata durante la prima infanzia, quandoil bambino avverte di non essere più nel paradiso del grembo materno e reagiscein maniera aggressiva (2). Tutti passiamo attraverso questo momento, ma lapersona creativa vi reagisce in un modo particolare, ricreando il mondoattraverso una sua personale interpretazione.
Vi sono poi alcuni psicologi umanistici, come Maslow e Rogers, che consideranoanche l'importanza della società come luogo di sviluppo dell'uomo, e quindicome ambiente favorevole ad una realizzazione creativa della vita dell'uomo.Maslow ritiene necessario distinguere in due categorie la creatività: quelladerivante da speciale talento e quella derivante dall'autorealizzazione.Quest'ultima scaturisce dalla personalità e si manifesta nella vita quotidiana.
Il secondo aspetto della creatività sarà il più indagato da Maslow, e loporterà a definire la creatività una capacità della persona di integrare ciòche gli accade intorno con quella che è la sua condizione interna. Sel'integrazione interiore della persona è capace di sintetizzare, costruire,unificare ed interpretare, allora nella misura in cui riesce a fare tutto ciòla persona è creativa. Questo tipo di creatività chiamata "self-actualizing"(3)mette in evidenza la personalità del creatore anziché l'oggetto creativo diper sè.
Anche Rogers punta l'attenzione sul fatto che la creatività porta sempre uncontrassegno dell'individuo sul suo prodotto, e tutta la sua teoria volge adimostrare che "il processo creativo è la manifestazione attiva di unnuovo prodotto della relazione tra l'uomo e il mondo, la cui comparsa èdeterminata dall'irripetibilità dell'individuo da un lato, e dai materiali,dagli avvenimenti, dagli esseri umani o dalle circostanze inclusi nella suavita, dall'altro"(4).
Il suo è un invito alla fiducia negli altri ed in se stessi, e soprattuttoall'essere soddisfatti per prima cosa del proprio prodotto creativo, anchequando questo non incontra l'approvazione generale. Se la persona è soddisfattadi ciò che ha creato, sente questo prodotto come la realizzazione dellepotenzialità insite in lei.
Chi crea, infatti, solitamente non lo fa allo scopo di comunicare, però dopoaver creato, desidera condividere con altri questo nuovo aspetto di se stesso inrapporto con l'ambiente che lo circonda.

Identità e creatività

Confrontando le teorie di questi autori si può arrivare a conclusionitalvolta contrastanti. Tutti comunque attribuiscono molta importanza al processocreativo in quanto processo di strutturazione dell'identità. Ma cosa significascoprire la propria identità? Marco Dallari in "Antropomorfo"(5) ladefinisce come "scoprire di essere, di poter influenzare, modificarel'aspetto del mondo esterno". Questo tipo di processo combacia con ilprocesso che l'artista compie quando crea.
Si è parlato precedentemente della "capacità di ricreare il mondo",attraverso la quale si acquisisce la "consapevolezza di esistere" (Winnicott).Si è parlato di "creatore" (Freud) e si è parlato di"regressione dell'io" (Kris). Si è parlato di "metafora"(Arieti), e di "ansia creativa" (Grotjahn). Si è parlato di "autorealizzazione"(Maslow), di "segno individuale" e di "realizzazione dellepotenzialità insite nella persona" (Rogers).
Se proviamo ad ordinare queste categorie in una scaletta, ci risulta un processomolto simile a quello dell'artista quando opera:
1) "l'ansia creativa" dovuta secondo Grotjahn ad un'esigenza diricostruzione del paradiso perduto al momento della nascita, porta il
2) "creatore" alla necessità di
3) "ricreare il mondo in una visione personale". Tale capacitàcreativa si attua attraverso una
4) "regressione dell'io parziale e temporanea" che porta l'artista aduna comunicazione inconscia con se stesso e con i propri sensi. Questaregressione, permette all'artista di presentare una sua nuova visione del mondoattraverso delle
5) "metafore" da lui elaborate, le quali non sono altro che
6) "contrassegni individuali" che vengono lasciati nel mondo. Essendoindividuali, e quindi strettamente legati alla persona che li ha prodotti,l'artista si rende conto di lasciare una traccia di sè nel mondo, ed acquisiscecosì la
7) "consapevolezza di esistere", in quanto è riuscito a
8) "realizzare le potenzialità insite in lui", e così, dimostrando ase stesso di essere capace di "fare", in questo modo si
9) "autorealizza".
Va sottolineato il fatto che tutto ciò che è stato descritto è un processoche si ripete e che non deve mai avere fine. Anche la strutturazionedell'identità avviene attraverso un processo che, in quanto tale, non siconclude mai.
Sia il processo artistico, che quello della strutturazione dell'identità,possono essere definiti delle "condizioni di tensione verso", dellericerche che sono sempre in corso e che non avranno mai una fine. Per quanto èstato esposto precedentemente, e per la definizione che è appena stataformulata, mi pare si possa dire che il processo creativo dell'artista sia unprocesso di strutturazione dell'identità.


Note

(1) Donald W.Winnicott, "Dal luogo delle origini", RaffaelloCortina Editore, Milano 1992, p.33.
(2) La Klein questo definisce questo momento dell'infanzia "la posizionedepressiva del bambino": il bambino desidera uccidere la madre cattiva chelo ha cacciato fuori dal paradiso e lo ha messo in questo mondo di realtà.
(3) "Psicologia umanistica: Maslow" in Pagnin/Vergine, "Lapersonalità creativa", La Nuova Italia Editrice, Firenze 1977, p.90; lacreatività Self-Actualizing mette in evidenza qualità caratteriali comel'ardimento, il coraggio, la libertà, la spontaneità, l'integrazione,l'accettazione di sè; tutti possono rendere possibile questo tipo dicreatività chiamata SA (self-actualizing), che si esprime nella vita creativa onell'atteggiamento creativo, o nella persona creativa.
(4) "La psicoterapia antiautoritaria: Rogers" in Pagnin/Vergine,"La personalità creativa", La Nuova Italia Editrice, Firenze 1977,p.96.
(5) Adriano Baccilieri "Antropomorfo", Edizioni C.U.S.L., Parma 1988,p.123.

Parole chiave:
Creatività