Il diritto della donna con deficit alla visita ginecologica

01/01/2004 - Renata Piccolo

A Roma da pochi giorni presso il consultorio familiare diocesano "Al Quadraro" è stato aperto un servizio rivolto specificatamente alle donne disabili.
Tale consultorio attualmente è dotato di un apparecchio ecografico completo di sonde, monitor e stampante a colori, oltre alla presenza di un lettino ginecologico adattato per i vari tipi di deficit fisici; l'ambulatorio, inoltre, è privo di barriere architettoniche e possiede dei servizi igienici adeguati. Infine tale centro è caratterizzato dalla presenza di personale medico volontario, appositamente formato per assistere le pazienti disabili.
L'obiettivo di questo consultorio è quello di "promuovere la salute della donna in tutte le fasi della vita, sia in termini di prevenzione che d'intervento mirati" come spiega la dottoressa Enrica Cichi, responsabile del Centro; e aggiunge: "Si effettueranno interventi sanitari in ambito materno infantile… Tutte le consulenze possono essere accompagnate da un sostegno psicologico, etico e legale, per il singolo e per la coppia, e da una consulenza ostetrico ginecologica e neuropsichiatrica."
Tale consultorio, già attivo sul territorio da ormai dieci anni, è comunque aperto a tutto il pubblico per quattro giorni alla settimana; attualmente ha aperto questa nuova sessione rivolta appunto alle donne con deficit fisico. Per quanto concerne l'assistenza a donne con deficit psichico, il servizio veniva già erogato in passato anche attraverso la presenza di un neuropsichiatra.
È stato raggiunto un traguardo oppure si è creata un'ulteriore divisione tra i cosiddetti "normali" e "disabili"?
Difficile dirlo, anche perché tale valutazione varia a seconda dei diversi punti di vista considerati.
Sicuramente si tratta di un progetto molto innovativo visto che offre non solo consulenza a livello fisico, ma anche psicologico; spesso, infatti, la donna con deficit si trova a dover affrontare diversi ostacoli in tale campo: può risultare complicato fare una semplice visita ginecologica a causa dei suoi impedimenti fisici; ancora più difficile è seguire la maternità della donna disabile o, prima ancora, guidarla nel percorso che la porterà ad avere una gravidanza. E ovviamente, questi ultimi esempi, e non solo, richiedono anche  un sostegno psicologico non essendo situazioni facili da affrontare.
Pertanto è lodevole l'apertura di questo Servizio a Roma. Il problema però è un altro: perchè un solo  Centro in tutta Italia? Tutte le donne disabili si dovranno recare a Roma da oggi in poi per fare una semplice visita ginecologica adeguata oppure, come è più ovvio pensare, le "non - romane" dovranno rinunciare a tale servizio e accontentarsi dei soliti ginecologi, privi di attrezzature adeguate e magari con ambulatori irraggiungibili a causa della presenza di barriere architettoniche?! Da considerare, infatti, che già può essere imbarazzante per una donna dover affrontare una visita ginecologica; tale stato aumenta nel caso in cui si incontrino delle difficoltà nell'eseguire la visita e che talvolta possono addirittura impedire una diagnosi completa.
È particolare anche il fatto che tale Centro sia stato d'iniziativa della Diocesi, in collaborazione con il Comune e la Provincia di Roma. E le Ausl? Perché tale tipo si servizi non vengono erogati dalle Aziende Sanitarie? E perché non sono presenti sull'intero territorio nazionale? A tutte le donne disabili e non, residenti al Nord, al Centro o al Sud dovrebbero essere garantite visite mediche adeguate e soddisfacenti.
Da considerare ovviamente anche il fatto che i problemi che si incontrano nell'affrontare una visita ginecologica possono riguardare anche tutte le altre tipologie di visite mediche. Può capitare, infatti, di incontrare ambulatori caratterizzati da impedimenti architettonici, oppure con lettini troppo alti o troppo stretti, ecc.
Per quanto riguarda, invece, il personale medico e sanitario in generale, tutti dovrebbero avere una preparazione adeguata ad incontrare i vari "tipi" di pazienti, compresi quelli disabili ovviamente. Un'altra osservazione merita il fatto che questi medici impiegati nel nuovo Consultorio fanno del volontariato, rivolto appunto alle donne con deficit. Perché devono essere dei volontari ad eseguire queste visite? Le donne con deficit non dovrebbero essere considerate alla pari delle altre donne e, pertanto, meritare un medico ugualmente retribuito?