Il diritto alla privacy

01/01/2005 - Nicola Rabbi

Quando utilizziamo internet siamo “esposti” verso l’esterno. Tutto ciò che facciamo, come chattare, spedire e-mail, registrarsi in alcuni siti o servirsi di vari servizi, viene in qualche modo registrato, ne rimane una traccia insomma. Questo comporta un problema di privacy, ovvero il nostro diritto (sacrosanto) di tenere segreti i nostri dati personali per non essere invasi da pubblicità o da proposte commerciali che non abbiamo richiesto e nemmeno ci interessano. Ma è anche un nostro diritto quello di non essere spiati e controllati da nessuno, nemmeno dalle autorità pubbliche. Possiamo accettare questo controllo solo in determinate circostanze che riguardano l’ordine pubblico e la sicurezza, ma anche in questo caso devono essere fissate delle regole e dei confini.

Un nuovo diritto digitale

È il diritto all’anonimato e quindi di conseguenza alla privacy di chi utilizza internet o le altre tecnologie di comunicazione. Tutti noi dovremmo impegnarci per difendere questo diritto, da cui dipende parte della libertà che potremo avere come cittadini nei confronti dello Stato negli anni a venire. E non è cosa di poco conto.
Fra tutti i diritti digitali questo, come sottolinea Stefano Gulmanelli nel suo bel libro Popwar, il Netattivismo contro l’ordine costituito (Milano, Apogeo, 2003), è il più difficile da conseguire perché, dopo i fatti tragici dell’11 settembre, gli apparati statali occidentali si sono mossi verso una sorveglianza più stretta di ciò che accade in rete. A dare man forte a questo atteggiamento contribuiscono molti i mass media che danno un’immagine di internet come un luogo pericoloso dove terroristi, pedofili e altri maniaci scorrazzano indisturbati (teniamo presente che internet è anche un temibile concorrente per ciascuno di loro, siano essi quotidiani o televisioni).

La privacy in rete

In realtà è molto più sicuro per un terrorista infilare una lettera nella buchetta che usare un’e-mail; infatti di tutto ciò che facciamo in rete rimane una traccia (anche se non per sempre) che può essere individuata e utilizzata per tracciare un nostro profilo. “A me cosa interessa? Io non ho niente da nascondere”, potrebbe commentare un lettore. Ed è proprio questo il punto debole dei tentativi che vengono fatti dai vari attivisti per garantire questo diritto alla propria privacy; la stragrande maggioranza dei cittadini non ritiene importante questo diritto, se non quando si viene invasi dallo spamming. Purtroppo non è così; anche uno stato democratico (come è il nostro) se ha questi poteri di controllo (di sorveglianza) del cittadino diventa potenzialmente pericoloso.
Si è sorvegliati in rete come nelle strade dalle telecamere sempre accese. Scrive Stefano Rodotà, garante della privacy su “la Repubblica” del 23 giugno 2003 (citato anche da Gulmanelli nel suo libro): “Ogni forma di accesso alle comunicazioni scambiate fra cittadini viene ritenuta legittima […] la sorveglianza si trasferisce dall’eccezionale al quotidiano, dalle classi pericolose alla generalità delle persone”.
Un decreto del 2003 del Governo obbliga tutti i gestori telefonici e gli Internet Provider a conservare i “dati di traffico” dei loro clienti degli ultimi 5 anni. Questo significa che tutto ciò che abbiamo fatto su internet negli ultimi 5 anni può essere ricostruito da un magistrato che ne faccia richiesta. “Ma io non faccio niente di male” viene da dire a questo punto, e questo è vero per quasi tutti, così come è importante che un magistrato possa attingere a certe informazioni per i casi che riguardano i fatti di terrorismo, mafia, rapimenti… Ma se il meccanismo si incrina, se avvengono delle distorsioni, dove può rifugiarsi “chi non ha fatto niente”? Dove trova il suo angolo di libertà, dove non arriva l’occhio del “Grande Fratello”? Ma non è tutto.

Echelon, Carnivore e i mostri che verranno

Si sviluppano su internet continuamente nuovi sistemi di controllo come Echelon e Carnivore; il primo è un sistema satellitare statunitense capace di intercettare qualsiasi comunicazione sia essa via fibra ottica, via satellite, via onde radio, via cellulari; gli europei hanno accusato gli Stati Uniti di avere usato Echelon per motivi commerciali e tra breve lanceranno in un orbita circolare 30 satelliti che avranno la medesima funzione (il sistema Galileo). Carnivore invece è un sistema, assai usato dall’FBI, per controllare la navigazione su internet e lo scambio di e-mail. Ma chi controlla i controllori?