Il diritto al dovere

29/06/2011 - Stefano Toschi

Giuseppe Mazzini scrive un’opera intitolata I doveri dell’uomo, la quale si rivolge agli operai cui gli ideologi tentano di far credere di avere solo diritti da rivendicare nei confronti dei padroni. Mazzini, invece, sottolinea l’importanza dell’educazione dell’umanità, e ricorda loro che, prima di avere dei diritti, l’uomo ha dei doveri nei confronti dei suoi simili. Che scopo ha, infatti, rivendicare il diritto alla felicità, se nessuno si impegna perché si creino le condizioni per essere felici? Che senso ha rivendicare dei diritti, se nessuno fa il proprio dovere affinché sussistano le condizioni perché questi si possano esercitare? Mazzini elenca una serie di doveri nei confronti della legge, della Patria, di se stessi, del progresso, di Dio, dell’umanità, della famiglia, dell’educazione, della libertà, doveri che vanno esercitati proprio se si vogliono ottenere anche dei diritti in questi ambiti. I doveri, naturalmente, precedono i diritti, perché forniscono le basi per la fruizione di questi ultimi: dove non c’è niente non si può rivendicare niente.
Anche quando si tratta di persone disabili si parla sempre di diritti e mai di doveri. Questo atteggiamento è sbagliato, un po’ come quando si crede che i portatori di handicap siano santi e non possano peccare solo perché non hanno piena libertà di azione. Si parla di diritto alla sessualità come se il disabile non potesse avere una storia normale. Si trattano i diritti umani come se un giudice potesse decidere sul diritto alla vita: questa diventerebbe un mero contratto con la possibilità di essere sciolto in qualsiasi momento, se non viene rispettato il diritto alla realizzazione dei propri piaceri, che si potrebbe in tal caso di fatto pretendere. Invece, la persona con deficit ha sì dei diritti, ma anche dei doveri. Se si digitano le parole “diritti handicap” su un comune motore di ricerca escono 1.820.000 voci. Non si trova nessuna voce se si cerca invece “doveri handicap”, anzi, l’unica cosa che si trova è una serie di indicazioni di doveri delle persone cosiddette normali e della società nei confronti delle persone disabili.
Anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948, usa 30 articoli più il preambolo per sancire dei diritti, e solo nell’incipit dell’articolo 29 ricorda che l’uomo ha anche dei doveri nei confronti della società in cui vive.
Ciò che sancisce forse l’inizio di questo tipo di mentalità volta all’ottenimento di diritti e non al rispetto di doveri si ritrova nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, in cui si legge: “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità”.
Questi sono concetti più che giusti e diritti inalienabili, ma è opportuno notare in primis che la società, che dovrebbe garantire dei diritti, ha modo di fare ciò solo se chi la compone si impegna a compiere il proprio dovere nei confronti di essa. Inoltre, il diritto alla ricerca della propria felicità vale solo se rispetta principi basilari quali il neminem laedere e non presuppone che, per ottenere la felicità, ci si debba sottrarre all’esercizio dei propri doveri, anche se scomodi o impegnativi. Infatti è impossibile trovare felicità e stabilità in una società in cui vige l’anarchia, in cui cioè tutti sono impegnati nella ricerca di beni personali, perché se non si rispettano i doveri fondamentali della vita in società e questa non riesce pertanto più a reggersi, non viene di conseguenza garantito da essa nessun diritto, ma si sprofonda nello stato primitivo descritto efficacemente da Hobbes con la celeberrima frase homo homini lupus.

Il concetto di dignità della persona non deve essere basato solo sulla rivendicazione di diritti, ma anche su quello che la persona può dare. L’uomo è tale in quanto è capace di seguire una morale condivisa, nessuno è così povero di “umanità” da non dover seguire delle regole etiche, anche se ha qualche deficit o non è in grado di compiere determinate azioni. Ognuno, quindi, ha il diritto di esercitare i propri doveri, e questo è il diritto fondamentale. Ovviamente esso vale anche per le persone con deficit. Queste ultime, inoltre, indotte dalla mentalità corrente a ritenere di avere solo diritti da reclamare e difendere, talvolta sono portate a confondere i propri diritti con delle pretese di normalità che però tali non sono. Le lotte per la tutela di diritti fondamentali come quello alla vita, al rifiuto dell’aborto terapeutico, vengono confuse e fanno spesso meno scalpore delle battaglie più “scandalistiche” quali quelle per l’apertura di case chiuse apposite per disabili o il diritto ad avere la disponibilità di operatrici sociali sessuali come quelle che già esistono in Olanda. Questi non sono diritti neanche per le persone cosiddette normali. Il disabile, inoltre, si dovrebbe sentire offeso da tali proposte, perché esse presuppongono che una persona portatrice di deficit non riesca ad avere una propria vita sociale e sentimentale appagante. Inoltre non è certo con l’amore mercenario che si risolvono i problemi di socializzazione e di rapporti umani delle persone. L’uomo va educato all’amore, non alla soddisfazione mera dei bisogni fisici. Questo vale per tutti, disabili e non.

 

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Legislazione