Il corpo, l'identità, le difese

01/01/2001

L'immmagine corporea e l'immagine di sé sono chiamate a fare i conti con gli aspetti deficitari legati alla disabilità; si intrecciano competenze incomplete e "diverse" con la frustrazione che ad esse si accompagna. La rappresentazione di se stessi esprime spesso il senso di frattura, di ferita inferta al sé che di volta in volta assume forme e significati diversi, legati alle storie personali e alle cause del deficit.
Si unisce spesso all'idea di una unità spezzata un vissuto soggettivo di rifiuto, di esclusione e il corpo, o la persona tutta per le sue incapacità, rappresenta il luogo di sentimenti carichi di ambivalenza.
Le ragioni di questa condizione tanto ambigua quanto deprivante si rintracciano in una consapevolezza molto diversa da persona a persona, nei riguardi della diversità che l'handicap esprime, rappresentando una parte di sé che non corrisponde al desiderio comune d integrità, che altera le funzioni (fisiche e/o mentali) che influenza le relazioni e i legami.
Il corpo in particolare può assumere su di sé l'esplicita espressione di alcuni aspetti più ampiamente connessi con la doppia valenza di cui sopra.
Si può creare, nel vissuto soggettivo di un bambino hadicappato e nei sentimenti di chi sicura di lui, la percezione di un corpo svilito, svuotato di significati, cancellato perché luogo nel quale si concretizza il deficit ( non sapersi muovere,non saper produrre azioni o comportamenti adeguati e intelligenti, non saper concepire e utilizzare emozioni e sentimenti sufficienti a intessere relazioni…)
Al contempo il corpo, per le medesime ragioni, può essere iper-investito di cure, interventi, manipolazioni e indagini.
Il corpo può essere oggetto di evitamento, perché diverso, incapace, spaicevole tanto da rasentare l'invisibilità unitamente alla condizione di corpo inevitabile perché dà spessore e sostanzialità al limite, all'impotenza, al bisogno e alla dipendenza.
Gli elementi fin qui considerati desiderano sottolineare come esistono aree molto ampie di condivisibilità e coincidenza di sensazioni emotive nel panorama dei diversi tipi di deficit, senza che sia utilmente possibile separare completamente il mondo dei deficit fisici e motori, da quello dei disturbi intellettivi e psichici.
Per portare un esempio la scissione mente-corpo è inevitabilmente una modalità difensiva che riguarda sia la persona disabile, ma anche chi si occupa di tale persona; è un meccanismo, spesso inconsapevole, che l'operatore mette in atto a salvaguardia di una difficile identificazione. Ci si trova di fronte ad una modalità che opera come se l'interlocutore, con questa scissione, cercasse di riconoscersi solo attraverso la parte "sana" della persona ammalata, sofferente, disabile.
Questo meccanismo è facilmente riconoscibile se riferito ad una persona con una patologia o una disabilità fisica e si manifesta con una sopravalutazione e idealizzazione delle capacità intellettive, razionali ed emozionali, spesso cancellando il corpo, i suoi segnali, le sue implicazioni relazionali, affettive e sessuali.
Se il danno riguarda la componente mentale e psichica, spesso si realizza la stessa scissione, scotomizzando gli aspetti deficitari e quindi difficili da comprendere.
In questo senso riguardo gli aspetti che richiamano il tema della sessualità, si creano forti incomprensioni da parte di familiari e operatori. Le interpretazioni e le attribuzioni di significato riguardo ad alcuni comportamenti sessuali meno inibiti o che non si contengono entro modalità ed espressioni comunemente condivise, sono spesso mantenute molto distanti da aspetti e vissuti di "normalità". Tutto appare come se le emozioni, il desiderio, la ricerca di piacere, l'appagamento a partire dal corpo non appartenessero ad una matrice comune, ma dovesse essere inventato un nuovo codice per decifrare queste componenti.
Così ad esempio la masturbazione, l'esercitazione di un eccitamento o di un sentimento non vengono paragonati a un "sentire" condiviso, partendo da significati riconoscibili e presenti con o senza la presenza di un deficit o un disagio psichico.
Questa modalità inconscia di prendere le distanze, di separare, evoca inevitabilmente un'interpretazione che ricerca il controllo di ciò che per gli altri versi proprio la sessualità manifesta come imprevedibile.
Mai come nel campo dell'handicap si è manifestato il bisogno di affermare che la sessualità non è solo cosa che appartiene al terreno della genitalità. Forte è il ricorso ad una lettura delle manifestazioni anche sessuali delle persone disabili come "puri" istinti dettati da tempeste ormonali o, all'opposto, espressione di affetti esclusivamente platonici e di una sublimazione tanto desiderata quanto totalizzante. Proprio in quanto posizioni estreme sono significative e illuminanti quando possono mostrare, magari con un percorso di riflessione, la loro natura spesso difensiva.
Dividere salomodicamente i tipi di deficit e le relative condotte e necessità sessuali, forse esprime questa difficoltà di cogliere, nella relazione di cura, le analogie e le identificazioni possibili; se riconosciute, le medesime realtà diventano la prima concreta possibilità di scambio e quindi di crescita. La sessualità, come l'acqua, non può essere attraversata senza essere disposti a sentirsi immersi nelle sue peculiarità.

Parole chiave:
Sessualità