Il bambino sullo scaffale

01/01/2004 - Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale

Per chi ci segue da tempo non è una novità trovare un percorso bibliografico tra i libri per bambini e ragazzi sul tema della diversità. L’incontro con altre storie, uguali e diverse dalla propria, la conoscenza di bambini e ragazzi disabili o con delle difficoltà, può aiutare a confrontarsi con la realtà e tutti i suoi aspetti su un terreno protetto dove potersi sperimentare con la vita vera. Ideale prosecuzione de Le facce della diversità nella letteratura infantile (“HP-Accaparlante” 74/2000), il percorso che proponiamo si snoda fra libri per ragazzi più grandi, che toccano anche temi particolarmente difficili e delicati come quelli della sofferenza mentale, del rapporto tra fratelli, del deficit acquisito e del rifiuto nei confronti della diversità, per arrivare ai libri dedicati ai più piccoli ai quali sanno proporre, anche se in modo diverso, temi non banali e scontati.

Hanne Kvist, Il ragazzo con il casco d’argento, Milano, I Delfini Fabbri, 2000

“La sorellina di Jan era nata con le ali. Jan lo vide con i suoi occhi. Piccolissime ali ossute con la pelle sottile in mezzo, piegate e rugose come le ali di un pipistrello. […] Si ricordava gli occhietti della sua sorellina, che lo guardavano, e mamma e papà zitti. Non erano passati cinque mesi quando la vendettero. La madre e il padre di Jan vendettero la sua sorellina, non volevano più tenerla. Non dissero mai che era a causa delle ali, ma Jan ne era sicuro”. (pag. 5) Comincia così questa bellissima storia, irreale, incantata, che racconta del viaggio di Jan per ritrovare Liv, di strani incontri e di un centro dove un conte misterioso tiene prigionieri tanti bambini piccolissimi, tutti con le ali, in attesa che siano mature per essere tagliate. Come sottolinea Faeti nella post-fazione, questa è una vera fiaba con tutti gli ingredienti per affascinare i bambini ma è anche (come le fiabe) una dichiarazione d’amore per la vita e per la libertà.

David Almond, Skellig, Milano, Junior Super Mondadori, 2000

È Michael, un ragazzino alle prese con troppi problemi, a raccontare in prima persona l’incontro con un essere misterioso nascosto in fondo a un vecchio garage. Michael ha appena traslocato e si sente piuttosto solo, tanto più che i suoi genitori sono molto presi dalla sorellina appena nata che ha un grave difetto cardiaco. Insieme a Mina, sua coetanea e vicina di casa, cerca di superare la paura che gli fa l’uomo del garage (ma è un uomo? Cosa sono quelle protuberanze morbide sulla schiena? Perché mangia gli insetti?) e affronta l’incontro con una diversità che gli permetterà di guardare con occhi nuovi la sua vita e i suoi rapporti con gli altri. Un romanzo centrato soprattutto sulla crescita ma in cui viene sottolineato con forza il valore della diversità e la possibilità che da un nuovo incontro possano scaturire stimoli positivi.

Joke van Leeuwen, Ma non è un angelo, Milano, Gli Istrici Salani, 1998

“Warre era appassionato di uccelli…”, comincia così questo bel libro illustrato dall’autrice in modo che anche i deliziosi disegni facciano parte integrante della storia. E Warre un giorno trova qualcosa… “Somigliava più che altro a un bambino, o piuttosto a una bambina. Solo che aveva delle piume al posto dei vestitini. E al posto delle braccia due ali. Vere. Sul momento Warre pensò che fosse un angioletto caduto dal cielo. Ma sapeva bene che non poteva essere, perché gli angeli hanno le braccia. Gli angeli hanno le ali sulla schiena e le braccia lì dove devono stare le braccia. O almeno sono secoli e secoli che gli uomini pensano così degli angeli. No: questo era un uccello in forma di bambina. O una bambina in forma di uccello. O una via di mezzo. Dormiva. Forse, pensò Warre, era stata abbandonata lì perché qualcuno la trovasse. È vero che ogni tanto si vedono anche degli adulti sdraiati davanti a una porta o in un’aiuola, ma nessuno pensa che siano lì per essere trovati”. (pagg. 10-11) E così Warre porta a casa, dalla moglie Tina, la bambina-angelo-uccello e vorrebbe tenerla con sé. Dolcissimo il rapporto della coppia con la bambina e i loro tentativi di “nasconderne” la diversità per evitare gli sguardi dei curiosi che “sarebbero venuti tutti insieme a pregarla di far loro dei favori…”. Anche farla mangiare non è facile: Icci non ha le mani e Tina deve studiare diversi sistemi per permetterle di mangiare da sola. Ma Icci non resterà a lungo con Warre e con Tina e, come ogni uccello che si rispetti, sceglierà la libertà dopo aver però incontrato altre persone con cui tessere un legame di amicizia e di affetto. Un libro che parla di diversità ma soprattutto di accettazione e di libertà, e che comunica chiaramente quanto sia sbagliato “impossessarsi” dei bambini e considerarli proprietà privata senza tener conto invece del loro desiderio di indipendenza. Un’indipendenza però che non vuole e non può rinunciare alla tenerezza e all’amore. Come sanno dimostrare Tina e Warre nell’ultimo, bellissimo capitolo quando preparano la cena d’addio alla piccola Icci che, sanno benissimo, presto partirà per il Sud.

Errol Broome, Magnus il grande (forse), Milano, I Delfini Fabbri, 2001

Una storia da leggere senza interruzioni questa di Magnus il topolino bianco che, scappato dalla gabbia dove viveva nella camera di un bambino, si ritrova a dover affrontare la vita, quella vera, in cui c’è fame, paura e solitudine. Al suo fianco una famiglia di comunissimi topolini scuri di cui saprà pian piano guadagnarsi l’affetto. Come ci rammenta Faeti nella post-fazione, “Magnus è da subito un diverso che fa nascere tante domande, che suggerisce un atteggiamento razzista, che imbarazza, stupisce, tormenta. Perché lui solo è bianco se noi siamo di colore scuro? […] Di uno così ci possiamo fidare? Uno così a che cosa serve? Come si avverte bene, non sono domande nuove. Riguardano uomini, donne, stranieri, clandestini, diversi. Ancora una volta, uomini e topi vivono lo stesso destino, animano storie molto simili, riempiono di dubbi le menti e le fantasie”. Ma se questa diversità fa pensare subito a una differenza razziale, in senso più ampio rappresenta tutte le diversità, mentre la storia indica la strada della piena accettazione che passa dal contenuto e non dall’apparenza. Una chiave di lettura che sempre più di frequente troviamo nei libri per ragazzi, in cui non si assiste più tanto spesso a magiche guarigioni e trasformazioni, ma in cui l’epilogo positivo è legato proprio al riconoscimento che ciascuno vale per quello che è.

Jerry Spinelli, La schiappa, Milano, Mondadori, 2003

Il nuovo romanzo di questo scrittore eccezionale è molto particolare e abbiamo deciso di inserirlo in questo percorso anche se di fatto Zinkoff, il protagonista, non ha alcun deficit, è solo… un perdente, un incapace, una schiappa. Eppure non si scoraggia e affronta la vita con grinta, determinazione, una buona dose di incoscienza e tanta gioia di vivere. La sua storia e la storia delle relazioni, o meglio delle non-relazioni, che intreccia con i compagni di scuola, raccontano a chi è attento molto di più di quello che dicono le parole. E mentre tratteggiano un quadro che troppo spesso ci è capitato di vedere da vicino, intuendone la conclusione inevitabile, indicano strade inesplorate, illuminano abilità particolari, lasciando aperta la porta a nuove soluzioni e possibilità di relazione. E soprattutto sottolineano come sia possibile arrivare a essere accettati rimanendo quello che si è.

Philip Pullman, Ero un topo, Milano, Gli Istrici Salani, 1999

Come reagireste se, una sera, alla vostra porta bussasse un bambinetto magro, dai vestiti sbrindellati e vi dicesse che lui, prima, era un topo? Inizia così questo bel romanzo che conferma le grandi doti di fantasia dell’autore. Da leggere tutto di un fiato la storia del bambino che era un topo e che da tale si comporta, cercando disperatamente di capire come invece dovrebbe comportarsi da essere umano. Le indicazioni che riceve sono infatti contraddittorie e tutte tese a mettere in risalto la mostruosità della sua situazione e della sua natura. Intercalato dalle pagine del quotidiano “La Sferza” (che ricorda tanto le pagine che spesso ci troviamo costretti a leggere, chiedendoci dove sia finita la vera informazione) il romanzo si snoda ricco di colpi di scena. Senza bisogno di retoriche morali, lancia un messaggio chiaro e una richiesta precisa perché sia rispettata la diversità di ciascuno e sia tutelato il diritto a essere informati correttamente. E così conclude il bambino cui viene chiesto se era meglio prima, quando era un topo: “Si ha meno guai a essere un topo, tranne che per essere sterminati. Questo non vorrei. È difficile fare una persona, ma è meno difficile se pensano che sei una persona. Se pensano che non sei una persona, allora è troppo difficile per me.”

Karen Hesse, La musica dei delfini, Milano, I Delfini Fabbri, 2000

“Li raggiungo a nuoto in mezzo al mare che mormora. Quando arrivo, il loro cerchio si apre per lasciarmi entrare, poi si richiude”. (pag. 7) Fin da queste prime righe siamo invitati a leggere questo bellissimo libro da una prospettiva diversa. La storia di Mila, allevata dai delfini e riportata fra gli esseri umani, ripropone una riflessione sul nostro senso di superiorità, sulla nostra convinzione che “umano sia meglio” e che quindi sia giustificato qualsiasi tentativo di riportare tra gli uomini qualcuno che non vuole starci, pensando così di salvarlo. Le riflessioni di Mila, i suoi tentativi di compiacere le persone con cui deve vivere, sforzandosi di apprendere a parlare, a mangiare, a muoversi… come fanno loro, evidenziano con chiarezza una realtà apparentemente positiva ma di costrizione e dolore per la ragazzina. “Justin, io penso a domani e domani sempre chiusa a chiave nella mia stanza o nell’aula, con addosso i vestiti, a mangiare cose morte. Ma io voglio tornare indietro. Dalla mia famiglia di delfini, dalla mia casa di delfini. […] Justin dice: Mia madre non ti lascerà andare via […] Tu sei già abbastanza brava. Sai fare tanto di più di quello che credevano. Ma loro non sanno mai quando fermarsi”. (pag. 133) Per nulla scontato, il libro ci porta verso l’unica soluzione possibile, ponendoci di fronte ad un’accettazione totale della diversità e dei desideri che solo Justin, un ragazzino solo come Mila, anche se è sempre vissuto fra gli uomini, è in grado di seguire fino in fondo. E così Mila si chiede: “Posso forse andare con i delfini e dimenticare di essere umana? È difficile pensare, sono stanca. La dottoressa Beck dice: Mila so che stai male adesso. Ma non farà sempre male così. Essere uomini va sempre meglio. Te lo prometto. La promessa è una cosa buona. So che c’è amore e attenzione per me, non solo per la ragazza delfino, ma per me, Mila. Ma non può andare meglio. Anche se la dottoressa Beck fa una promessa. Io sto tornando al mare dal momento in cui l’ho lasciato”. (pagg. 173-174) E dice anche lucidamente: “Io credo che abbiano interesse solo per la bambina delfino. Tutta la mia vita con gli umani sarà così. Io sarò sempre la bambina delfino. Gli umani saranno curiosi come il delfino è curioso della spazzatura che galleggia sul mare. Una cosa con cui giocare, una cosa da trascinare e lanciare, ma alla fine una cosa da abbandonare”. (pag. 155) Un libro per ragazzi ma un invito per tutti a guardare con occhi diversi le persone che ci circondano, senza certezze e con un’immensa disponibilità all’ascolto.

Mordicai Gerstein, Victor, Milano, Junior +10, Mondadori, 2000

“Che diavolo è quel coso?” borbottò il fornaio, sforzandosi di penetrare con lo sguardo le volute di nebbia che si addensavano sulla piazzetta. Strizzò un paio di volte gli occhi, poi spalancò la bocca per lo stupore. “Mio Dio” esclamò sua moglie “Ma è un bambino!” Si precipitarono fuori dal negozio per guardare meglio, e una dozzina di negozianti della piazzetta fecero altrettanto. Da est, i raggi del sole cominciavano a riscaldare l’aria disperdendo la nebbia, mentre una luce dorata si rifletteva sull’acciottolato. Il bambino penzolava dal bastone con le caviglie e i polsi legati, completamente nudo, tranne che per lo strato di sudiciume che gli si era seccato addosso. Sembrava proprio che l’avessero appena tirato fuori da sottoterra”. Così gli abitanti di Saint-Sernin nel distretto di Aveyron fecero la conoscenza di Victor, il ragazzo selvaggio diventato l’emblema di una delle più impegnative sfide dell’educazione. che ha anticipato per molti aspetti la cultura dell’integrazione sociale e la ricerca di sostegno all’evoluzione di persone con problemi evolutivi e difficoltà di apprendimento. La vicenda complessa ed affascinante di Victor è, infatti, l’incontro fra la natura e la società che assume le sembianze di Jean-Marc-Gaspard Itard, il medico che si assunse il compito di dimostrare la sua “educabilità” vivendo e lavorando a stretto contatto con il ragazzo. L’autore, avvicinatosi alla storia di Victor attraverso la visione dello splendido film di Francois Truffaut, riscrive l’intero percorso dell’enfant sauvage: l’infanzia passata in solitudine nei boschi, i primi momenti di avvicinamento, il lungo e puntiglioso lavoro di Itard e Victor, la costante e quasi testarda determinazione del dottore, la delusione e la fatica, la ricerca di affetto e il ruolo esercitato dalle donne di casa Itard, la signora Guerin su tutte. Non è un racconto facile, tanti temi si intrecciano nell’esperienza del ragazzo selvaggio e ci aiutano ancora oggi a pensare cosa è il bene per una persona, quale la forma di un vero aiuto rispettoso dell’identità, la ricerca di equilibrio fra libertà e legami.

Martha Heesen, Mia sorella è un mostro, Milano, Feltrinelli, 2002

L'autrice, con questo romanzo, punta il riflettore sui fratelli e le sorelle delle persone disabili, sul loro rapporto con la famiglia e il resto del mondo. È un bel romanzo e certamente ci saranno fratelli e sorelle che si riconoscono nella protagonista e nella sua vita difficile. Sicuramente è un bene che non si sentano soli e che sappiano che altri provano i loro stessi sentimenti. Ma troviamo inadatto il libro a bambini di 10-11 anni (come vorrebbe l'indicazione della collana). A 10 anni ci deve essere posto per la speranza e, se pure è difficile vivere con un fratello o una sorella diversi, è necessario sapere che si può guardare avanti e che ci sono spiragli di luce e mani che sostengono e aiutano a diventare grandi.

Angela Johnson, Sussurri, Milano, Shorts Mondadori, 1999

È difficile vivere con una sorella diversa e ancora di più quando la diversità che la segna è imprevedibile. È Sophy, adolescente, che racconta la sua vita al fianco di Nicole e della sua schizofrenia. Un bellissimo libro che affronta una tematica difficile, dolorosa, di cui si fa fatica a parlare. L’autrice riesce a dar voce alle paure e alle angosce di Sophy, sorella di carta di tanti fratelli e sorelle reali, riesce a farci capire come sia possibile insieme amare e odiare una sorella così: “Odio mia sorella… Non credo che possa esserci niente di peggio. […] Vorrei poter amare Nicole come un tempo. Mi dice che essere schizofrenici è come urlare in un ripostiglio dove nessuno può sentirti”. (pagg. 76-77) Ci dice come sia facile precipitare in un abisso di disperazione ma ci dice anche, con estrema chiarezza e decisione, che non sempre si precipita e che, anzi, è possibile guardare avanti e sperare ancora. Un libro coraggioso che affronta il tema delicatissimo delle sofferenze mentali e affida un forte messaggio di speranza ad un personaggio emblematico e bellissimo, la signorina Onyx che ha perduto tutto all’epoca del nazismo. E proprio lei che non ha salvato nulla, neanche i suoi sogni, sa leggere nel cuore di Sophy e tenderle una mano per farle riprendere l’equilibrio. “Pensa…, sì pensa se ti fosse tolta la possibilità di ballare, se non potessi più servirti di un dono che possiedi dalla nascita. […] E ora pensa a tua sorella. Pensa a come si sente smarrita, quando non riesce a venire fuori da se stessa. Perciò è così importante usare il dono che hai ricevuto. Più lo userai, più troverai te stessa. Non sapevo di essermi smarrita, e lo dico. La signorina Onyx annuisce sorridendo. Tu non lo sai, ma non sai ancora chi sarai un giorno. Ci sarà ben altro. Oh sì. Mi aspetto molto da te”. (pag. 38)

Mary Rapaccini, Perché Giulia non è bella, Milano, Arka, 2000

"Nonno, è così brutto essere diversi?” “A volte sì perché certe persone non capiscono e giudicano le cose o gli altri per quello che vedono. Succede anche a me […]. Pianto un seme e mi aspetto una pianta. Sulla busta dei semi c'è un pomodoro rotondo, così io aspetto che spunti una pianta di pomodori rotondi […]. Essere diversi è saper già in partenza che non sarai uguale al disegno che c'è sulla bustina dei tuoi semi, sarai diverso da quello che gli altri si aspettavano da te. Ma alla fine, sarà solo il tempo che ci dirà se quello che ci sembra solo diverso non è diventato qualcosa di speciale." Pensieri, emozioni e vita quotidiana di una ragazzina alle prese con una nuova sorellina che ha la sindrome di Down in questo bel libretto che fa parte della collana "l'Orsa Maggiore" rivolta a bambini dai dieci anni in su.

Louise Lawrence, Le luci di Rigel, Milano, Junior fantascienza, Mondadori, 1999

Il libro raccoglie otto racconti di spessore diverso, tutti ambientati in un futuro lontano che si lecca le ferite lasciate da catastrofi ambientali, guerre e distruzioni (che riflettono in modo inquietante il mondo di oggi). Le storie affrontano, spostandoli nel futuro, problemi di oggi, dal rispetto dell’ambiente ai rapporti fra le culture fino alla paura della diversità. Proprio su questo tema vi consigliamo di leggere in particolare il penultimo racconto, che dà il titolo alla raccolta, la cui piccola protagonista sa vedere il fascino e la bellezza delle luci di Rigel, considerate dagli altri pericolose e nemiche, e ne intuisce, accogliendone la diversità, il legame profondo con gli abitanti del pianeta.

Theresa Breslin, Sussurri tra le tombe, Milano, Junior horror Mondadori, 1999

Ci sono tutti gli ingredienti dell’horror in questo romanzo, dall’antico cimitero abbandonato alle tombe che si aprono fino alle streghe e alle maledizioni. Ma c’è anche un ragazzino, il protagonista, abbandonato dalla madre e con un rapporto conflittuale e difficile con il padre alcolista. Questo ragazzino è dislessico. Una storia apparentemente centrata su tutt’altro in cui invece questo tema viene affrontato con delicatezza ma in modo incisivo, tanto che si potrebbe proprio parlare di due racconti paralleli con lo stesso protagonista che, da un lato, deve fare i conti con sortilegi e apparizioni ma, dall’altro, deve affrontare una realtà difficile e imparare a fare i conti e a accettare una diversità che non porta per forza all’emarginazione. E così Solomon, che non riesce a leggere e scrivere e conosce “decine di trucchi per evitare di essere scoperto. Guardo, copio, ascolto e ripeto quello che dice qualcun altro; chiedo di uscire prima che arrivi il mio turno per leggere; faccio chiasso e mi sbattono fuori. Funziona sempre” (pag. 32), sta per rinunciare chiedendosi disperato “Perché non riesco a trasformare i pensieri in parole scritte? Riesco solo a usare le parole che sono sicuro di poter scrivere nel modo giusto. Devo scrivere carino quando invece intendo bello, e poi bene quando penso perfetto. Tutte le mie immagini e le mie idee sono soffocate e fallite in partenza. Dentro di me ci sono i colori dell’arcobaleno, ma sfumano subito in una specie di nebbia opaca e grigia”. (pag. 95) Ma troverà qualcuno che saprà infondergli fiducia, parlandogli con chiarezza senza illuderlo ma spronandolo a proseguire. “Riuscirò a farlo giusto un giorno? – chiedo. Incontra i miei occhi e non distoglie lo sguardo. Certo, ma forse non completamente. – dice – Quando diventerai ricco e famoso, non compilare mai un assegno senza che nessuno controlli se le cifre sono esatte. – Sorride – Potresti scrivere 3000 sterline anziché 300. Ma PUOI farcela comunque abbastanza per andare avanti. Ricordati che è una difficoltà e non un’incapacità, devi superarla e andare avanti con la tua vita, per scegliere di fare quello che vuoi. Tieni tu il controllo e non farti condizionare da questo”. (pag. 134).

Silvana De Mari, La bestia e la bella, Milano, Gli Istrici Salani, 2003

Una bellissima rivisitazione della fiaba che il film di Disney ha fatto diventare famosa. Qui però non ci sono teiere parlanti né candelabri e sgabelli che saltellano. Il principe crudele, che racconta in presa diretta, viene trasformato in cane ma “non in uno dei miei magnifici segugi dal pelo fulvo che splendeva di oro, non in uno dei miei splendidi alani ma in un immondo rognoso botolo di un indistinto color fango, con la coda come quella di un sorcio e una vocetta ridicola”. (pag. 5-6) Sarà scacciato dal castello ma anche dal villaggio, sperimenterà rifiuto, violenza, fame e freddo ma anche amore e accoglienza che gli verranno offerte dalla persona più emarginata e più povera di tutte. Una donna che vive in una grotta, sola con il suo bambino, una guaritrice accusata di stregoneria. Non vi raccontiamo il seguito per lasciarvi il piacere di leggere questa bellissima storia di diversità e accettazione ma anche di memoria, umanità e giustizia.

Claudio Imprudente, Il principe del lago, Trento, Erickson, 2001

Protagonista di questa storia è Giangi che un giorno, per caso, cade dentro un libro e si ritrova alla ricerca del Principe del Lago scomparso misteriosamente. Conoscerà individui singolarissimi e luoghi incantati, dovrà affrontare prove di abilità e di coraggio, arriverà a dubitare di sé e delle sue convinzioni ma troverà alla fine, attraverso l’incontro con la diversità, il vero tesoro. Un libro che sa raccontare in modo semplice e piacevole le difficoltà e i timori che può suscitare il contatto con la diversità mentre indica la strada per arrivare a superarli.

Silvia Roncaglia, Orco qua, orco là, Milano, Feltrinelli kids, 2003

Cosa fareste se la vostra mamma vi desse nome Peonia (Rosa di cognome)? Al ragazzino protagonista di questo libro è proprio capitato così e naturalmente tutti lo prendono in giro. Peonia ha anche uno strano papà grande e grosso che, si scoprirà poi, è un orco disintossicato. Non mangia più bambini, cioè. Mescolando questo ed altri ingredienti, nasce questa storia divertente che affronta il tema della diversità in chiave umoristica ma lascia tra le righe un chiaro messaggio che anche i ragazzini più giovani, cui il libro è rivolto, saranno in grado di cogliere.

Alessandro Ghebreigziabiher, Tramonto, Roma, Lapis, 2002

Un bellissimo libro colorato che ci racconta di chi “nasce in mezzo, su una linea di confine e vive camminando su una corda immaginaria, sospeso su un mondo bisognoso di riconoscere e di riconoscersi”. Dalla sua vicenda personale di uomo nato fra due Sud, Napoli e l’Africa, l’autore crea un racconto incantato il cui protagonista cresce alla ricerca di una collocazione e di una identità. Una storia contro i pregiudizi razziali ma anche, in senso più ampio, una dichiarazione “a favore” di tutte le diversità. “Non è vero che siamo tutti banalmente uguali ma tutti splendidamente diversi e unici […] le diversità non vanno tollerate o sopportate, ma vanno amate, sono ricchezze”.

Fred Bernard, Francois Roca, Gesù Betz, Troina (EN), Città Aperta junior, 2003

Abbiamo aperto con molta curiosità questo particolarissimo libro e ne siamo state subito conquistate. Sotto forma di lettera alla madre e accompagnato da bellissime illustrazioni, è il protagonista che racconta la sua storia di uomo senza braccia né gambe e della sua vita in mezzo a uomini e donne che l’hanno rifiutato e cacciato e ad altri che invece hanno saputo accoglierlo e amarlo per quello che è.

Claire H. Blatchford, La missione di Nick, Milano, Junior giallo, Mondadori, 2002 Donna Jo Napoli, Nuovi amici per Pat, Milano, Fabbri, 2001

Il protagonista del primo romanzo, divertente e abbastanza coinvolgente, è Nick, un ragazzino non udente che riesce a salvare un amico e a risolvere una situazione piuttosto intricata. La storia potrebbe rientrare fra quelle, ormai numerose, in cui è già avvenuto un processo di acquisizione in relazione al deficit che viene quindi inserito nelle trame senza che rivesta particolare importanza in quanto tale. Ma l’abbiamo segnalata perché, senza calcare la mano né usare toni didascalici, pone l’accento sulla necessità della comunicazione e sulle difficoltà che può trovare una persona priva dell’udito a mettersi in relazione con gli altri. La scelta, in questo caso, è per la lingua orale mentre nell’altro tenero racconto, per ragazzini più piccoli, lo strumento di comunicazione privilegiato è la lingua dei segni che anche i piccoli amici di Pat, la protagonista, cercano di imparare per poter giocare con lei. Sia Nick che Pat hanno chiaro che per loro non è facile relazionarsi con il mondo degli udenti, entrambi hanno momenti di sconforto e di rifiuto ma riescono a trovare la strategia giusta per non isolarsi, riuscendo a intrecciare rapporti significativi. Non sta a noi stabilire quale dei due sistemi comunicativi sia più adatto (sempre che una scelta debba essere fatta), ma ci pare interessante che anche i giovani lettori possano rendersi conto che ci sono diverse possibilità e che ci si può venire incontro per fare un po’ di strada insieme.

Simonetta Anniballi, Il regalo del nonno, Roma, Sinnos, 2000 Simonetta Anniballi, Matteo è sordo, Roma, Sinnos, 2003

In relazione a questo deficit particolare segnaliamo anche questi due bei libretti, strumenti di lavoro che possono essere utilizzati con i bambini non udenti e le loro famiglie, ma anche con i compagni di classe che, leggendo le semplici storie raccontate anche attraverso la lingua dei segni, potranno scoprire un nuovo sistema di comunicazione e, perché no, imparare a usarlo.

Arianna Papini, Amiche d’ombra, Firenze, Fatatrac, 2000

“Adesso me lo dice. Di sette mesi è nata e nell’incubatrice hanno sbagliato l’ossigeno e lei non ci ha visto mai più. Allora ci vedevi quando sei nata le dico e lei dice sì, che si ricorda la luce e i colori, un pochino. A me mi viene da piangere ma non glielo faccio sentire di voce. […] Non essere triste, mi dice piano”. (pag. 11) Un anno di scuola attraverso il racconto di piccoli episodi, dei compagni, degli insegnanti, delle gite… ma soprattutto un anno al fianco di Michela che guarda la vita con le mani. I bellissimi disegni e le scanzonate descrizioni ci accompagnano in questa storia lieve di integrazione, guidata dai bambini che sanno istintivamente come avvicinarsi a chi è diverso da loro.

Jutta Richter, Quando imparai a addomesticare i ragni, Milano, Salani, 2003

Vogliamo chiudere questa prima parte dedicata ai ragazzi più grandi con un libro che apparentemente non c’entra niente. Ma se si legge tra le righe della piccola, bellissima storia di una bambina e della sua amicizia con Rainer, ragazzo difficile, con una famiglia disastrata alle spalle e poco apprezzato dai coetanei, si scopriranno temi quali la capacità di guardare al di là delle apparenze, il valore dell’amicizia, l’importanza dei patti e della lealtà, l’accettazione della diversità e la ricerca di un’identità, temi che ritornano anche nei testi che abbiamo letto per voi. Un libro dunque che si presta a diversi piani di lettura e può fare da filo conduttore per aiutare i ragazzi, soprattutto nel momento più complicato, nella terra di mezzo fra l’infanzia e l’adolescenza, a crescere senza perdere di vista i valori veri e imparando a scegliere con autonomia e intelligenza.

L’handicap acquisito

Non sono molti i libri per ragazzi che affrontano la tematica del deficit acquisito e la conseguente dura ripresa di contatto con la realtà. Ma ne abbiamo trovati tre che vi presentiamo qui di seguito. Pur di spessore e qualità diversi, ci lasciano con un messaggio di speranza e sottolineano con fermezza che è dentro se stessi che bisogna cercare l’energia e la volontà per rialzare la testa e proseguire lungo una strada in cui proprio la diversità aiuta a riconoscere l’essenziale e a saper discriminare fra l’apparenza e la sostanza delle cose.

Paola Zannoner, La linea del traguardo, Milano, Junior Best seller Mondadori, 2003

Leo, adolescente un po’ presuntuoso con una sfrenata passione per il calcio coronata dal successo, si ritrova, dopo un incidente in motorino, paralizzato dalla vita in giù e con tutti i suoi sogni infranti. “Ti è rimasta un’unica parola maligna a tormentarti: sintagma, quella che a scuola non riuscivi a capire e che ora sembra echeggiarti nella testa come fosse la cosa più chiara che ci sia. Hai perso il sintagma, la combinazione di base per cui correvi, giocavi a calcio, camminavi, saltavi. Non sai di preciso come è successo e dove si è interrotta la linea, ma è quello che ti è capitato: il tuo corpo è un sintagma spezzato”. (pag. 48) […] “Ti ricordi? Sei rimasto ammutolito quando la professoressa di lettere ti ha chiesto cos’è un paradigma. Oggi sapresti spiegarglielo attraverso te stesso: il tuo obiettivo è costruire il tuo paradigma esistenziale. Ed è dura quando in questo paradigma devi coniugarci il dolore”. (pag. 56) Insieme a Leo, ripercorriamo con fatica e rabbia la strada che lo riporterà fra gli altri dopo una dura presa di coscienza. “Noi siamo gli esiliati, non stiamo nel mondo come gli altri ma in una specie di via di mezzo, come quelli che lasciano la loro casa, la loro terra e non ci possono tornare […] e anche se imparano alla perfezione un’altra lingua, altri costumi e cosa si mangia e come si saluta, c’è qualcosa in loro che li fa riconoscere subito per quello che sono, esiliati […]: la nostalgia della terra perduta che impregna lo sguardo come una sostanza oleosa che non riesce a lavar via, neppure dopo tante lacrime”. (pagg. 86-87) E siamo ancora con Leo, e con Viola che sa stargli accanto, quando rialza la testa e si ritrova capace, di nuovo, di affrontare la vita. Siamo con loro fino in fondo, al bellissimo crescendo finale che vi invitiamo a leggere tutto di un fiato, prima di mettere il libro fra le mani dei ragazzi perché lo leggano al più presto.

Cynthia Voigt, Una ragazza modello, Milano, Gaia Junior Mondadori, 1998

Questa volta la protagonista è Izzy, un’adolescente carina, intelligente e ben accetta da tutti che, come Leo, improvvisamente si ritrova a fare i conti con una nuova prospettiva di vita, dopo un incidente stradale nel quale ha perso una gamba. Una storia che affronta forse con un po’ troppa leggerezza i passaggi necessari perché Izzy possa accettare la sua nuova condizione, ma che ha il pregio di far riflettere sui rapporti d’amicizia e sulla possibilità di essere considerate persone normali, con sogni e desideri… anche senza una gamba. “La vita andava avanti e così anch’io… sulle stampelle d’accordo però […] dentro la mia testa vidi la piccola Izzy. Stava lì tutta sola, senza grucce, con la sua gonna di velluto nero. […] Sapevo, anche se non si vedeva, che sotto la lunga gonna c’erano una gamba di carne e una finta. La piccola Izzy restò immobile per un momento e poi mosse un esitante passo in avanti… preparata a cadere, preparata a non cadere”. (pagg. 174-176)

Benjamin Zephaniah, Al di là del volto, S. Dorligo della Valle (TS), Ex Libris, 2000

Ha molte analogie con Leo questo Martin sicuro di sé e un po’ sbruffone che si ritrova con il viso sfigurato dalle fiamme dopo un incidente stradale. Un tema particolare e una diversità che fa molta paura perché tocca il viso in cui riponiamo i segni della bellezza e del riconoscimento. Anche questo romanzo ci accompagna attraverso la presa di coscienza di Martin che arriva con fatica e determinazione a accettarsi mentre ridefinisce le relazioni e le amicizie sulla base di valori più solidi e significativi.

Per i più piccoli

Wilhelm Hauff, Piccolo Nasolungo, S. Dorligo della Valle (TS), Einaudi ragazzi, 2002

Hauff, vissuto all’inizio dell’Ottocento a Stoccarda, ha raccolto trenta volumi di fiabe e poesie della tradizione popolare fra le quali Einaudi, in un piccolo volumetto con belle illustrazioni delicate, ha scelto la fiaba di Jacob trasformato da una strega in un mostriciattolo dal lunghissimo naso. La sua mente resta però viva e pronta e Jacob non si scoraggia. Troverà lavoro come cuoco presso il signore di quelle terre e saprà dimostrare che non bisogna soffermarsi sull’aspetto fisico ma vedere quello che una persona è capace di fare. Aiutato da un’oca riuscirà alla fine a liberarsi dall’incantesimo e… vivranno tutti felici e contenti.

Nicola Cinquetti, Il dono della farfalla, Roma, Lapis, 2001

“C’era una volta una farfalla che aveva una sola ala. Oh poverina! – esclama Chiara, guardando la farfalla grigia disegnata sulla pagina. Poverina un corno! – grida la farfalla, con una voce esile e decisa”. Sta in queste prime righe l’interesse di questo bel libro illustrato. La storia non è diversa da tante altre che si ritrovano nei racconti per i più piccoli ma in questo caso la farfalla si ribella decisamente, fin da subito rifiuta il ruolo di vittima che le si vuole affibbiare e aiuta Chiara, e con lei i piccoli lettori (ma anche i meno piccoli!) a guardare le cose da un’altra prospettiva in cui anche le diversità, tutte le diversità, diventano qualcosa di prezioso e di positivo.

Didier Daeninckx, La farfalla di tutti i colori, Milano, Junior -8 Mondadori, 2000

Ben diversa la storia di Esmeralda, un’altra farfalla che nasce con le ali completamente bianche e si deve rendere conto ben presto che questa caratteristica la rende diversa e quindi la isola dal resto del mondo animale. Dopo essersi dipinta le ali per essere accettata, viene smascherata e di nuovo allontanata. E meno male perché non ci sarebbe piaciuto molto vedere che, solo mascherandola e nascondendola, la diversità può venire accettata. La storia finisce invece con la farfalla sana e salva sull’arcobaleno che in un gioco di luce le colora le ali e la ospiterà per sempre. Sana e salva sì ma… sola. Non sarebbe stato più bello pensare che altri insetti potessero raggiungerla?

Dr. Seuss, Gli Snicci e altre storie, Firenze, Giunti Junior, 2002

Theodor Seuss Geisel è uno dei più conosciuti e amati autori per bambini della letteratura infantile americana e non solo, grazie alla sua rara capacità di usare le doti dell’ironia, della dolcezza e della profondità. Così è anche per il racconto in rima dedicato al popolo degli Snicci che, distinti in “stellati” e “comuni”, sono ben decisi a farsi guerra a vicenda. La presunta superiorità di una parte sull’altra e i tentativi di emulazione diventano, attraverso le strofe e i disegni di Seuss, occasione per riflettere in maniera divertente ed acuta su quanto sia diffusa fra gli esseri umani l’abitudine di mettere muri e recinti a protezione di una irreale e insensata superiorità. Per fortuna sempre di una favola si tratta e quindi, almeno per quanto riguarda gli Snicci, il lieto fine è assicurato e così: “e con gioia vi aggiorno che gli Snicci capirono finalmente un bel giorno, giorno in cui fu deciso che gli Snicci sono Snicci, e nessuno è migliore, non han senso i bisticci. Da quel giorno, di stelle più nessuno ha parlato E ogni Sniccio è felice che sia o meno stellato”.

Anne Maar, Pozor, storia di un cane, Firenze, Fatatrac, 2001

Un grande libro, illustrato magistralmente da Bernd Malck Tassel, che racconta di Pozor, un cane gentile e ordinato che sa lavare i piatti e rifarsi il letto ma… molto grande e con una bocca enorme. Tutti ne hanno paura e lo evitano. Racconta anche di Lukas, un bambino molto molto piccolo che sogna di diventare un domatore. L'incontro fra i due personaggi è l'incontro tra due diversità che si integrano in un progetto comune e condiviso senza mai annullarsi l'uno nell'altro, ma anzi trovando forza proprio nell'affettuoso riconoscimento della peculiarità di ciascuno.

Dino Guernieri, Anzoletto vola in cielo, Padova, Edizioni Messaggero di Padova, 2001

Accompagnati da deliziose illustrazioni, seguiamo le avventure di Anzoletto Cherubin che sta sospeso in aria sul cielo di Venezia. Siamo ai tempi delle repubbliche marinare, il Doge è furibondo: la diversità fa paura, ciò che non si riesce a tenere sotto controllo va eliminato. Un piccolo libro da leggere tutto d'un fiato da cui si ricava (ma senza che ci si annoi con lezioni pedanti!!) che le diversità non vanno rinchiuse entro caselle che le delimitano e le controllano, ma vanno accolte e accettate per quello che sono.

Marco Meschini, I rapatori di teste, Monte S. Vito (AN), Raffaello, 1999

Un'avventura divertente con tutti gli ingredienti per piacere ai bambini: un nonno, dei cattivi, un po' di magia e un tesoro nascosto. E naturalmente due bambini come protagonisti di cui uno ha "le gambette sottili come le zampe di una cicogna ma corte corte; la testina completamente pelata e le orecchie perfettamente a sventola. Era sempre molto silenzioso ma ogni tanto schiudeva le labbra e allora tutti udivano chiaramente tao du du e perfino esè esè pappo di cui nessuno conosceva il significato…". Un bambino "diverso" ma con il quale l'amico riesce a comunicare e di cui scopre, con assoluta sicurezza, le capacità e le potenzialità che saranno necessarie per il lieto fine.

Kitty Crowther, Il mio amico Jim, Bolzano, AER, 1998

Poche brevi frasi per un libro tutto illustrato, rivolto ai più piccoli, che racconta dell'amicizia fra Jack, un corvo nero nero e Jim, un gabbiano… ovviamente bianco bianco. Guardato con ostilità dagli altri gabbiani, Jack rivelerà presto una dote nascosta che permetterà di superare le diffidenze e la paura della diversità.

Hiawyn Oram, Susan Varley, Talpa e la luna, Bolzano, AER, 1997

Si sa, le talpe non vedono niente. Ma Piccolino Talpa riesce a vedere al buio… e quando cerca di comunicare agli altri le sue scoperte arrivano i problemi. "Vede ciò che non esiste […] è meglio fargli controllare gli occhi…". Così si ritrova con una benda sugli occhi che lo impiccia e lo fa inciampare… Naturalmente Piccolino si libererà della benda e riuscirà a convincere i grandi che la sua diversità è preziosa.

Rémy Simard, Pierre Pratt, Lo stivale magico, Bolzano, AER, 1997

Un libro con illustrazioni coloratissime per raccontare ai più piccoli la storia di Pippo, un bambino con "dei piedi lunghi che non vogliono smettere di crescere". La storia è semplice ma godibilissima, naturalmente il lieto fine è assicurato e ci sono tutti gli ingredienti per appassionare i piccoli lettori, dall'amico invidioso alla fatina buona, dall'orco alla magia.

Francesco Enna, Il bambino di porcellana, Cagliari, Condaghes, 2000

Una fiaba divertente che aiuta a capire chi sono i bambini con autismo, attraverso le avventure di Daniele, bimbo di fragilissima porcellana, le cui avventure sono raccontate in modo fantastico e poetico ma con riferimenti precisi alle figure reali di bambini con questo deficit.

Concetta Rundo, La bambina che parlava con le mani, Troina (EN), Città aperta junior, 2002

È accompagnata dalle bellissime tavole di Lucia Scuderi la fiaba di Selene che dialoga con le stelle e la natura usando le mani. Un viaggio nel mondo senza suoni dei non udenti e la ricerca di una possibile integrazione col mondo molto più rumoroso, ma a volte distratto, di chi ci sente.

Associazione Italiana Dislessia, Il mago delle formiche giganti, Firenze, Libriliberi, 2002

Una storia semplice e divertente per far sapere ai bambini che cos'è la dislessia. Alla fine della storia si trovano schede operative e giochi per cercare di capire e affrontare un problema sempre più frequente fra i bambini delle scuole elementari.

Virginia Fleming, Floyd Cooper, Sii amorevole con Eddie Lee, Bologna, Giannino Stoppani Editore, 2001

Un bellissimo libro in cui le meravigliose illustrazioni si fondono con un testo semplice e poetico che ci trasporta in un pomeriggio caldo e assolato, insieme a tre bambini e alla loro scoperta della diversità di tutti gli esseri umani.

Guido van Genechten, Rikki, Trieste, Emme, 2000

Una deliziosa, piccola storia che ci fa conoscere Rikki, un coniglietto come tutti gli altri, solo che una delle sue orecchie pende in giù e così gli altri lo prendono in giro. Dopo aver tentato in tutti i modi di raddrizzare l’orecchio ribelle, Rikki arriva a capire che tutte le orecchie sono diverse e ritorna nel gruppo di amici con una proposta divertente per farlo capire anche a loro.

Leo Lionni, Un colore tutto mio, Milano, Babalibri, 2001

La magica matita di Leo Lionni crea un personaggio indimenticabile, il piccolo camaleonte alla ricerca di un colore tutto suo. L’impresa si rivelerà impossibile, tutto cambia colore intorno a lui e insieme a lui, ma la soluzione, suggerita da un altro camaleonte, sarà molto semplice: “Perché non stiamo insieme? Cambieremo colore ogni qualvolta ci sposteremo, ma tu e io saremo sempre uguali. E così rimasero insieme sempre vicini. Erano verdi tutti e due e viola e gialli. E rossi a pallini bianchi. E vissero sempre felici e contenti.” Anche i bimbi che non sanno leggere saranno in grado di cogliere il messaggio chiarissimo che scaturisce dai bellissimi disegni e che non ha bisogno di commenti.

Jeanne Willis, Tony Ross, Questa è Susanna, Milano, Mondadori, 2000

Anche senza leggere la spiegazione sul retro di copertina senz’altro superflua e un po’ troppo didascalica, lo scopo del libro è chiaro e, ci pare, assolutamente raggiunto. Deliziosi disegni accompagnati da brevissimi testi ci raccontano tutte le cose, giuste o sbagliate, che Susanna sa fare, tutti i sentimenti, buoni e cattivi, che prova e solo alla fine ce la mostreranno sorridente su una sedia a rotelle mentre la didascalia ci dice che “questa è Susanna, queste e tante altre sono le cose che sa fare proprio come me, proprio come te”.

Kathryn Cave, Chris Riddell, Qualcos’Altro, Milano, Mondadori, 2000

“Su una collina esposta al vento, da solo, senza nessuno con cui fare amicizia, viveva Qualcos’Altro”. È già chiaro da questo inizio che il protagonista è stato rifiutato, nonostante tutti i suoi tentativi, da tutti gli altri. Una sera però sarà lui a dover decidere se respingere o accogliere Qualcosa diverso da lui che bussa alla sua porta. Una storia semplice, dai disegni accattivanti, che fa riflettere sulla diversità e l’accoglienza, senza falsi moralismi e con molta semplicità.

Marina Bassani, Zefirino Collolungo, Milano, Feltrinelli kids, 2000

Un esile libricino, illustrato da Emanuele Luzzati, porta i primi lettori in un paese senza luce elettrica dove incontrano un bambino dal collo lunghissimo che, naturalmente, viene cacciato da tutti perché combina solo guai. Sarà però proprio la sua diversità che porterà la luce nel paese, insieme alla riconoscenza e all’affetto di tutti.

Geronimo Stilton, Un meraviglioso mondo per Oliver, Casale Monferrato (AL), Piemme, 2003

Una nuova storia per un topo molto amato dai bambini che, questa volta, affronta il tema della disabilità e delle barriere architettoniche attraverso una storia semplice e gradevoli soluzioni grafiche.

Augusto Roa Bastos, Il pulcino di fuoco, Milano, Junior -8 Mondadori, 1994

Dalla penna di un importante scrittore latino americano, esce un’esile fiaba sulla diversità, le paure e i pregiudizi che può suscitare. La storia del pulcino di fuoco che incendia tutto quello che tocca (a cominciare dal suo stesso pollaio…) è semplice e non racconta niente di nuovo, ma tratteggia bene alcuni tratti tipici che contraddistinguono chi, alle prese con la diversità, non sa far altro che fuggire demonizzandola, attribuendole tutti i mali del mondo, oppure cerca di mercificarla, facendone un fenomeno da baraccone.

Nicoletta Bertelli, Maria Loretta Giraldo, Gli amici di Anna, Cinisello Balsamo (MI), San Paolo Edizioni, 2001

Un libretto per primi lettori con grandi illustrazioni accompagnate da poche righe di testo in stampatello che raccontano di Anna e dei suoi compagni preferiti, emarginati dagli altri perché hanno qualche difetto. Uno è troppo grasso, un’altra non riesce a scrivere, uno è troppo aggressivo e lei stessa ha i capelli rossi e le lentiggini. Diventa quasi un gioco e vuole essere un invito esplicito a cercare dietro le apparenze perché “Luca spesso balbetta […] ma quando parla la lingua degli uccelli non balbetta, sa fare il verso del passero e quello del merlo e quello del fringuello. Quando Luca cinguetta sembra di essere in un bel boschetto”.

Marie Ndiaye, La diavolessa, Milano, Junior -8 Mondadori, 2002

Una bellissima fiaba di una scrittrice per adulti che ci trasporta in un mondo magico al fianco di una donna alla disperata ricerca del figlioletto che non trova più. Lo cerca per tutto il villaggio, bussa a tutte le porte ma… “La diavolessa aveva un viso piacevole da guardare […] ma non era possibile aver pietà della diavolessa, una volta che ci si accorgeva dei suoi piedi non umani”. Bisogna abbandonare ogni logica e seguire l’incanto della fiaba senza farsi domande, immergendosi nelle coloratissime illustrazioni, per arrivare alla conclusione che non vi anticipiamo e che non ha bisogno di alcun commento.

Guido van Genechten, Perché ti voglio tanto bene, Bolzano, AER, 2003

Una tenerissima storia che ci racconta di Nevoso, un orsetto polare molto curioso, e della sua mamma. Tenerissime illustrazioni accompagnano il crescendo di domande di Nevoso fino a una molto particolare. “Ma se io fossi giallo - domandò Nevoso - penseresti ancora che sono tenero e dolce? Ma naturalmente - rispose la mamma. E se fossi rosso o verde o blu, dappertutto? Lo penseresti ancora? Certamente! - sorrise la mamma. Perché? - le chiese Nevoso. Perché ti voglio tanto bene! - disse la mamma”. Ed è questo che conta, per tutti. E questo messaggio, i più piccoli sapranno coglierlo senza bisogno di spiegazioni.

Piotr Wilkon, Jozef Wilkon, La gattina Rosy, Milano, Arka, 1989

Una piccola storia di diversità, rifiuto e accettazione la cui protagonista è una scatenata gattina dal pelo rosso, nata in una famiglia di gatti neri e molto per bene. Rosy non è come i suoi fratelli, non riesce a seguire le regole, è in perenne movimento e fa amicizia con tutti (compresi… topi e cani!). La sua famiglia viene emarginata dalla comunità finchè Rosy non decide di andarsene per il mondo, restituendo così la tranquillità e il buon nome alla famiglia. Diventerà un’affermata cantante e riporterà ai nonni, finalmente riconciliati e disposti a accettarla, quattro nipotini di cui tre rossi e uno… nero come il carbone.

Marina Schlossmacher, Iskender Gider, La gallina nera, Saint-Germain-en-Laye, Nord-Sud, 2003

C’era una volta un pollaio in cui viveva una gallina nera. Non solo era nera, deponeva anche uova di tutte le forme tanto che le altre galline, rigorosamente bianche e con uova a forma di uovo, la prendevano in giro e la accusavano di essere la vergogna del pollaio. Ma il coniglio pasquale porterà le sue uova al re… Lieto fine assicurato per una piccola storia che, senza retorica, parla ai più piccoli di accettazione e fiducia nelle proprie capacità.

Marie-Hélène Delval, Susan Varley, Un fratellino diverso dagli altri, Milano, Einaudi scuola, 2002

È stata una gradevole sorpresa trovare questo libretto rivolto ai ragazzini più giovani in cui i protagonisti sono conigli ma il tema della diversità viene affrontato in modo molto concreto e reale, non attraverso metafore come accade quasi sempre nei testi per i più piccoli. È la sorellina di Toto che ci racconta com’è la vita con un fratello con la sindrome di Down, sottolineando anche le fatiche e i momenti di rifiuto per arrivare a un’accettazione piena che sa tener conto del deficit ma sa vedere anche tutto il resto.

Louise Gorrod, Mio fratello è diverso, Milano, Fondazione Clara Fabietti per l'autismo, 1997

"Mio fratello è diverso. Vi spiego cosa voglio dire…". Comincia così questo libretto con grandi illustrazioni e poche righe di testo che, attraverso la voce della sorellina maggiore, spiega ai bambini cos'è l'autismo e come ci si può comportare con i bambini che hanno questo deficit. Chi volesse maggiori informazioni può rivolgersi alla Fondazione Fabietti, via De Amicis 19, 20123 Milano o scrivere una e-mail a fondazionefabietti@tin.it.

José Moran, Emilio Urberuaga, Paz Rodero, Dodo, Padova, Bohem Press, 2003

Una notte nel bosco piove un uovo enorme da cui esce “Dodo, un animaletto molto strano con un’espressione smarrita” che va alla ricerca della propria identità interrogando tutti quelli che incontra. Ne ottiene puntualmente risposte evasive che non fanno che sottolineare la sua diversità. Quando Dodo comincerà a essere stanco di questa ricerca infruttuosa ecco che dal cielo piovono molte altre uova e può dare il benvenuto alla sua famiglia: “Questo è un pianeta fantastico per viverci, vedrete! Bè ci sono alcuni animaletti strani, sono diversi da noi ma non fanno male a nessuno… e, dopotutto, chi non è un po’ strano?”.

Eric Battut, Ric e Ric. Storia di un orco e di un folletto, Padova, Bohem Press, 2002

Enormi, coloratissimi disegni e poche righe di testo per la storia di Ric e Ric, uno orco e l’altro folletto, nati nello stesso istante. Ma… il figlio degli orchi era nato piccolo mentre il figlio dei folletti cresceva sempre più. Attraverso le loro vicende passiamo per le difficoltà e il rifiuto della diversità, per arrivare al riconoscimento delle capacità e delle caratteristiche di ciascuno. Senza miracoli né trasformazioni. “Ric e Ric erano sempre gli stessi, né più grande né più piccolo. Qualcosa però era cambiato: avevano ora un sorriso fino alle orecchie”.

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