I limiti culturali dell'inserimento

01/01/1988 - Maurizio Serra e Stefano Toschi

Novecento anni fa probabilmente sarebbe stato impensabile che una persona
handicappata fisica frequentasse l'università. ora questa mentalità è un po'
cambiata anche grazie al progresso culturale di cui l'università è stata una
culla. Quali difficoltà ci sono ancora all'interno di questa struttura che
impediscono il pieno inserimento delle persone portatrici di handicaps nel campo
dello scibile umano?


Il prof. Susini ritiene che "vi sia una pi-grizia nell'apparatoistituzionale che continua a considerare il luogo dove si accumula il sapereesclusivamente finalizzato a professioni che esigono un optimum di rendimentofisico e non considera invece come l'accumulo del sapere e la sua elaborazionecritica può specialmente oggi, avendo a disposizione dei mezzi straordinari dicomunicazione, verificarsi anche attraverso professioni diverse, impieghidiversi, dalle comunicazioni di massa alla produzione culturale. In questosettore il portatore di handicap può dare in una maniera eccellente. (...) Sipensa al bibliotecario non già come uomo di pensiero che sa governareculturalmente la biblioteca ma al bibliotecario esclusivamente come a colui chedistribuisce libri e riviste, si pensa al professore non già come colui chepuò mettere il suo pensiero a disposizione di una platea didattica anche senza disporre dei mezzi dicomunicazione tradizionali ma solo come colui che sale sulla cattedra e fa -"Silenzio"! -. Sono i modelli che vanno rivisti e vannoallargati". Il prof. Benvenuti (Dipartimento di Sociologia) ha individuatola radice delle difficoltà "culturali" che uno studente disabileincontra nell'Università nel persistere di "un senso di pietà o diassistenzialismo nei confronti degli studenti handicappati". Secondo luinon esistono ostacoli chiari, o meglio, quegli ostacoli che alcuni pongono inmodo esplicito sono taciuti dalla gran maggioranza "perché si vergognanoper un presunto istinto di pietà". Queste due risposte sono, a nostroavviso, molto valide perché mettono l'accento sulle barriere culturali cheesistono ancora all'interno dell'Università. Secondo noi le difficoltà createda una mentalità pietistica sono difficilmente rimovibili, più ancora dellebarriere architettoniche vere e proprie dato che questo conservatorismoculturale ci sembra ancora molto vivo. Gli altri docenti intervistati, sempreriguardo a questa domanda, hanno invece posto l'accento sulle barrierearchitettoniche che impediscono l'accesso e la frequenza degli studentihandicappati all'Università. L'analisi ed il confronto delle risposte che cisono state fornite ci permette di introdurre il discorso delle barrierearchitettoniche con le quali ogni studente handicappato fisico dovrà fare iconti lungo tutto l'arco della sua permanenza all'interno di questa istituzione.

Parole chiave:
Scuola ed educazione