I disabili in camerun

01/01/1996 - Bertrand Njomegni

Parlare del livello di integrazione degli handicappati in Camerun equivale aparlare del livello di integrazione degli handicappati in Africa. Questo perch‚le usanze culturali e i costumi africani, nell'arco del tempo, non hanno subitol'effetto migratorio di altri continenti.
L'Africa infatti, soprattutto per quanto riguarda la parte Sub Sahariana, èrimasta una grande e unica civiltà.
Detto ciò, in rapporto a cultura, tradizioni e organizzazione sociale, nonsarebbe presuntuoso dire che un eventuale confronto della situazione ai diversilivelli e ai diversi luoghi nel continente porterebbe alle stesse conclusioni.Perciò, pur parlando degli handicappati in Camerun, riteniamo di potertrasferire le argomentazioni anche ad altri contesti africani.
Il Camerun, come tutti gli stati suoi vicini, non si è posto il problemad'inventare una serie di teorie per l'integrazione degli handicappati
Se il problema dell'educazione degli handicappati, in Europa, comporta, dal 1800in poi, riflessioni intorno alla convivenza tra portatori di handicap e personeconsiderate normali, che portarono a numerosi studi, questo non avviene in unasocietà nella quale, nonostante tutte le sue superstizioni, la disabilità èsempre stata considerata come uno dei tanti aspetti della natura.

L'imperatore disabile

La storia di uno dei più grandi imperatori africani, Soundjata Keita delSongai De Gao, impero Madingue, attuale Guinea Konakri e regioni limitrofe, ciporta a considerare che l'handicap come tale, non è mai stato un motivo diesclusione sociale.
Soltndjata fu un handicappato fisico che ricevette dagli dei della tribùl'affidamento della custodia del suo popolo.
All'alba della sua consacrazione come imperatore, guarì dal suo handicap.Soltndjata sarà uno dei capi più temuti della storia del suo tempo.
Questa è una delle tantissime leggende che spiegano l'inesistenza del problemad'integrazione dell'handicappato fino a pochi anni fa.
E' lo sviluppo che comporta la nascita delle grandi città e genera così ilcrollo dei valori culturali e fa nascere le prime emergenze. Lo spopolamentodelle campagne in favore delle grandi città pone presto il problemadell'inefficienza e della mancanza dei mezzi adatti per l'accoglienza dellepopolazioni.
I più sfortunati o i più svantaggiati incontreranno, da questo momento, delledifficoltà sempre maggiori.
Questo si può verificare osservando o confrontando il livello di integrazionedegli handicappati tra campagne e città.
In campagna gli approcci sono ancora vicini a quelli del passato; l'handicapviene considerato in rapporto al tempo in cui è insorta la malattia.
Se è presente dalla nascita, si tratta di uno stato di penitenza che un uomovive perch‚ punito dagli spiriti, e come tale, va protetto e rispettato.
Se l'handicap avviene dopo la nascita, oltre al fatto che può essereconsiderato come una malattia, può anche essere visto come un segno di sfortunadovuto agli spiriti cattivi, e, come tale, va combattuto con le cure.
Se si tratta una deficienza, di una malattia genetica, le interpretazioni sonovarie e diverse a secondo delle circostanze, con una grande influenza deiriferimenti mistici e spirituali dell'ambiente.
In città, ciò che si può chiamare tabù sta per scomparire. Leinterpretazioni nuove portate dallo sviluppo scientifico e l'incontro trarealtà diverse, hanno fatto i loro passi decisivi, facendo sì che l'approcciosia un po' più approfondito grazie a studi specifici.
Ma queste fantasie culturali sono dei labirinti complessi, per cui bisognasempre tener conto dei riferimenti tradizionali che hanno tutt'ora una grandeimportanza.

La tradizione africana e l'handicap

L'handicappato fisico, motorio, con deficit sensoriali, con malattiegenetiche diremo che è, tradizionalmente, ben inserito nella società la cuibase si pone sulla famiglia.
Quindi tutti coloro che presentano queste disabilità non sono visti comepersone strane; fanno parte delle loro famiglie, rispettati da tutti i membridella tribù o del quartiere. La loro educazione fa parte di un processointegrativo che coniuga rispetto e valutazione delle loro capacità apartecipare alla vita della comunità. Il tutto lascia spazio ad un insieme dipercorsi liberi per dare a questi soggetti una grande indipendenza e autonomia.
Anche se le strutture specializzate non sono ancora diffuse, esiste, sempre inbase all'abitudine, un quadro generico di linguaggi, riferimenti ed unaeducazione empirica basata sulla "ambientazione", per comunicaretramite segni e gesti con il sordomuto, il cieco e con alcuni affetti damalattie genetiche.
Fuori dalla famiglia queste persone sono rispettate ed aiutate da tutti quandosi trovano in difficoltà; sono conosciute da tutti all'interno del loro raggiod'azione.
Nelle grandi città il fenomeno trova un altro tipo di emergenza: per questo, lapubblica amministrazione entra nel merito utilizzando l'educatore, finalizzando,attraverso processi e infrastrutture, il lavoro integrativo ed educativoiniziato nelle famiglie.
I malati mentali, salvo qualche eccezione, sono tutti integrati nella società;fanno parte della loro famiglia, della tribù e della comunità. I piùsfortunati, i più violenti, vivono sia al margine della società, sia rinchiusinegli ospedali psichiatrici di cui sono dotate tutte le grandi città.
Tutti gli ospedali principali possiedono un reparto psichiatrico.
Lo Stato, per affrontare e per contenere i casi e il numero sempre crescente deisoggetti a disagio, moltiplica gli sforzi per mantenere un livello medicosanitario sempre più alto. Questo permette di prevenire o limitare ildislivello sociale causato dallo sviluppo e dall'industrializzazione. Laconseguenza immediata è la costruzione delle scuole per sordomuti, per ciechi,per soggetti con deficit e reparti psichiatrici più vivibili e più sani.

I rischi di una società che cambia

Nonostante tutto rimangono grosse contraddizioni: la velocità dello sviluppoeconomico ed industriale si scontra con i costumi tradizionali dando luogo ad unincontro violento tra culture diverse. A peggiorare il quadro concorre anchel'esplosione demografica.
Quando l'anziano non verrà più considerato come un saggio e il pazzo come unfratello, bisognerà riconoscere con rimpianto il crollo dei valori: quindi iportatori di deficit verranno più o meno emarginati. Per prevenire unaemergenza del genere, sono richieste delle azioni ancora più raffinate.
Si deve, ovvero lo Stato deve, specificare un insieme di disposizioni giuridichee istituzionali per avviare un processo d'integrazione nel complesso dei varicambiamenti delle usanze sociali.
Fare coesistere questi contrasti diventa un lavoro di grande impegno; quindi leagenzie sociali debbono diffondersi per promuovere la cultura dell'inserimento,oltre al mantenimento delle catene di solidarietà già esistenti.
Al passo con gli aggiornamenti istituzionali, lo Stato deve mettere infunzionamento le strutture organizzative adatte alle nuove realtà culturali edell'ambiente.
Ciò richiederebbe, ad essere realistici, molto tempo ed una riflessionepermanente, ma sarebbe sempre importante riconsiderare il fattore volontà, cheè la molla di una tale impresa sociale.
E' necessario dunque definire con prontezza i ruoli e le prerogative delleistituzioni, degli operatori sociali, del personale d'insegnamento e degliinsegnanti di sostegno. Tutto ciò non deve trasformare il ruolo sempreindispensabile dei nuclei famigliari, ma lo deve integrare.
Spinti dalla voglia d'interagire, la diversità potrebbe tornare ad esseresempre una ricchezza e non un limite; se correre può essere una bella virtù,perch‚ non può esserlo altrettanto per l'ascolto e il parlare ai confinidelle differenze? Meglio provare ad avvicinarsi, perch‚ si dice in Africa:"Il re nasce dall'handicap".

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Mondo e Terzo Mondo