I diritti oltre le barricate. L' Intergruppo per la Disabilità

01/01/2005 - Massimiliano Rubbi

Forse i più “schierati” tra noi possono ritenere che solo una parte politica (la propria) sappia realmente occuparsi dei problemi delle persone con disabilità, per garantire loro un dignitoso presente e un futuro migliore. Una probabile smentita a questa convinzione arriva dall’Intergruppo della Disabilità presso il Parlamento Europeo, un’istituzione informale tanto importante quanto sconosciuta al pubblico, anche di settore. L’Intergruppo è stato costituito nel lontano 1980, ed è stato mantenuto, con volti ovviamente sempre nuovi, in tutte le legislature europee di lì in poi. La caratteristica più importante di questo gruppo sta nel suo essere “inter-”: in esso collaborano parlamentari europei di ogni nazionalità e di ogni appartenenza politica, attraversando le barriere che solitamente caratterizzano (e talora bloccano) l’attività dell’istituzione parlamentare di Strasburgo.
Le recenti elezioni del giugno 2004, come ricorderete, sono state le prime in cui sono stati chiamati a votare i cittadini dei 10 nuovi Paesi dell’Est Europa. Il Parlamento Europeo è stato pertanto allargato dai precedenti 626 membri a 732. L’interesse per l’Intergruppo sembra essere cresciuto in maniera più che proporzionale: se nella legislatura 1999-2004 i parlamentari attivi erano circa 40, a oggi hanno manifestato il proprio interesse a partecipare ai lavori ben 111 deputati – senza contare il circolo più ampio dei membri che si interessano alle attività pur senza prendervi parte attiva.

La guerra dei pullman
Il dubbio che può cogliere i lettori è che un gruppo del genere possa limitarsi a esprimere prese di posizione di scarsa consistenza, e comunque che incida ben poco sull’attività politica comunitaria. È difficile valutare la fondatezza di queste perplessità, anche perché occorre considerare i limiti nel processo decisionale comunitario del Parlamento Europeo (che solo la nuova Costituzione firmata nell’ottobre scorso, dopo aspre discussioni, e ancora da ratificare, sembra rendere un’assemblea legislativa vera e propria).
Con queste precisazioni, comunque, si può ricordare almeno un nitido successo dell’Intergruppo. Il 14 febbraio 2001 era in discussione la proposta di direttiva relativa ad autobus e pullman, che definiva ed estendeva i requisiti di accessibilità necessari all’omologazione dei mezzi. Il presidente dell’Intergruppo, il britannico Richard Howitt (confermato nel 2004), propose un emendamento che, contraddicendo la proposta del Consiglio dell’Unione formato dai ministri nazionali competenti, imponeva agli autobus di classe I (quelli utilizzati in ambito urbano) non solo un sistema di “inginocchiamento” con pianale ribassato, ma anche un sistema di elevatore o di rampa, per consentire una piena accessibilità anche da terra a persone in carrozzina. L’emendamento fu approvato, nonostante forti pressioni contrarie che minacciavano di far saltare l’intera direttiva, con 296 voti contro 224. A testimoniare quanto la direttiva fosse controversa, ci fu bisogno di un ulteriore incontro di conciliazione tra le diverse istituzioni europee per giungere alla definitiva approvazione il 20 novembre 2001. La direttiva doveva essere recepita e attuata a livello nazionale entro il 13 agosto 2003, e il recepimento in Italia è avvenuto nei tempi prescritti, ma probabilmente se andate a prendere un qualunque bus urbano oggi non vi accorgerete di quanto l’Intergruppo, e le associazioni di disabili, abbiano lavorato per voi. Ciononostante, la legittima speranza che tra qualche anno l’azienda di trasporti della vostra città, costretta a rottamare gli “scassoni” comperati magari negli anni ’70, ponga in circolazione mezzi accessibili è diretta conseguenza di quel sofferto voto di Strasburgo.

Come funziona l’Intergruppo
Ma come funziona l’Intergruppo per la disabilità? Si tratta innanzitutto di una struttura relativamente leggera: esiste una segreteria, che non ha però sede a Strasburgo bensì presso l’European Disability Forum a Bruxelles, mentre il supporto logistico (sale riunioni, interpreti) è fornito dai diversi gruppi parlamentari.
Già da questo assetto organizzativo si può cogliere come gli Intergruppi in generale, e quello sulla disabilità in particolare, si trovino sospesi tra due differenti dimensioni. Da un lato, c’è una forte connessione con le associazioni rappresentative dei cittadini interessati: come rileva l’On. Antonio De Poli (Gruppo PPE), “gli Intergruppi sono ‘l’interfaccia’ con le istanze di vari settori della società civile. Infatti, non sono solo i Deputati a farne parte, ma vengono chiamati rappresentanti di organizzazioni e associazioni pertinenti al tema”. In questo caso, un ruolo dominante ha l’EDF, e tramite essa le associazioni nazionali più rappresentative dei cittadini con disabilità.
D’altro canto, si tratta di un intergruppo parlamentare, e risulta decisivo il rapporto con i gruppi politici di appartenenza per ottenere un appoggio effettivo alle proposte maturate in sede di intergruppo. Infatti, ricorda De Poli, “non essendo organo ufficiale del Parlamento, l’Intergruppo ovviamente non ha voce in capitolo come soggetto autonomo, ad esempio durante una votazione plenaria”. Ci si potrebbe chiedere se in una sede così “trasversale” emergano le tensioni che separano i differenti gruppi politici, e le diverse appartenenze nazionali, all’interno dell’Europarlamento. Anche qui De Poli fornisce un rassicurante sguardo dall’interno: “A differenza delle commissioni parlamentari, ove ogni Deputato rappresenta il Gruppo politico al quale appartiene, l’Intergruppo opera in un clima più ‘disteso’, poiché tutti i Deputati aderenti agiscono per il bene degli scopi comuni stabiliti”.
L’azione dell’Intergruppo, insomma, consiste soprattutto nella traduzione delle istanze dei cittadini con disabilità in proposte legislative sostenibili, sulle quali cercare un consenso parlamentare e politico più vasto. Sintetizza l’On. Marta Vincenzi (Gruppo PSE): “I parlamentari che hanno aderito  hanno tutti una spiccata sensibilità in relazione alle tematiche della disabilità. Potranno avere peso decisionale sulle decisioni dell’Unione solo se riusciranno a promuovere azioni incisive di coinvolgimento dei rispettivi gruppi politici di appartenenza”.

Grandi speranze
Il programma operativo per la legislatura 2004-2009, approvato nell’ottobre scorso, prevede alcuni temi-chiave sui quali l’Intergruppo si impegna a operare. Tra questi, sembra di particolare interesse la campagna per una direttiva “orizzontale” contro la discriminazione, che copra tutte le aree di interesse pubblico in cui la persona con disabilità possa subire esclusione sociale. Una simile direttiva specifica per la disabilità, e contemporaneamente onnicomprensiva rispetto alla frammentazione degli ambiti in cui si è svolta finora l’azione di lobbying, potrebbe costituire una vera svolta per l’integrazione sociale dei cittadini in situazione di handicap. I governi tedesco, austriaco e spagnolo, e anche il Ministro Maroni per quello italiano, hanno espresso il loro sostegno alla proposta nel corso dell’Anno Europeo 2003; dalle parole ai fatti, però, il passo è e sarà molto lungo, nonostante una bozza di direttiva sia stata presentata dall’EDF all’Intergruppo già il 12 marzo 2004.
Nel programma di lavoro non mancano comunque proposte più circoscritte, e la cui attuazione è di più breve respiro. Tra esse, riferimenti più vincolanti nel regolamento sul Fondo Sociale Europeo per gli interventi a favore delle persone con disabilità; l’inclusione delle persone con disabilità tra gli obiettivi-chiave dell’Agenda della politica sociale che la Commissione adotterà per il periodo 2006-2010; il rafforzamento delle previsioni di accessibilità nella revisione della Direttiva sulle comunicazioni elettroniche, prevista per il 2005.
Inoltre, ci sono alcune richieste specifiche per la direttiva sul trasporto aereo delle persone a mobilità ridotta, come la gratuità dell’assistenza necessaria e la garanzia di supporto continuo, dall’imbarco iniziale allo sbarco finale. Proprio a proposito dei trasporti, l’On. Vincenzi focalizza il proprio impegno affinché “la liberalizzazione dei trasporti non avvenga a scapito della qualità sociale”: nel quadro delle politiche di deregulation che l’UE sta attuando in quasi tutti gli ambiti, questa pressione dell’Intergruppo per un mercato solidale e attento anche ai bisogni minoritari appare la vera cifra possibile della sua attività.

La parola e l’ascolto
Anche se, come si è visto, il rapporto dell’Intergruppo con la società civile avviene principalmente per il tramite dell’EDF e di rappresentanze organizzate, stimoli diretti da parte degli eurocittadini possono risultare molto utili per definire l’agenda e le soluzioni possibili in materia di disabilità. Come afferma De Poli, “noi Deputati Europei siamo stati eletti per essere la voce dei cittadini in Europa. Ma per essere voce dobbiamo prima essere orecchio attento all’ascolto” (e in questo senso va la sua proposta di creare un gruppo di lavoro sul volontariato europeo). Per queste ragioni riportiamo i recapiti dell’Intergruppo, nonché, su loro richiesta, dei due europarlamentari che abbiamo interpellato, nella speranza che questo contribuisca a un dialogo più intenso e produttivo tra i cittadini e l’Intergruppo.

Disability Intergroup
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E-mail: ep@edf-feph.org
www.edf-feph.org/apdg/index-en.htm

On. Marta Vincenzi
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Fax 0032-2-2849331
E-mail: mvincenzi@europarl.eu.int

On. Antonio De Poli
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Fax 0032-2-2849489
E-mail: adepoli@europarl.eu.int
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