Gli Stati sociali europei: la Francia

01/01/1997 - (a cura di) V. B.

Come funziona lo Stato sociale nel resto d’Europa, quali sono le sue caratteristiche e la sua storia, come sono inquadrati e come operano i "lavoratori sociali

Il contesto nazionale

L’organizzazione della sicurezza e dell’intervento sociale in Francia sono l’eredità di due tradizioni complementari: quella della solidarietà fondata sulla reciprocità e sulle corporazioni e quella dell’assistenza tradizionale dei comuni e delle chiese, destinata a coloro che non possono usufruire d’altro.

La sicurezza sociale è finanziata da quote controllate dallo Stato, la cui gestione è affidata ad organismi di protezione sociale distinti dallo Stato le prestazioni e le indennità sono calcolate in maniera uniforme.

L’insieme delle disposizioni per l’aiuto sociale è stato regolamentato da una legge del 1893 il cui obiettivo era di consentire ai meno abbienti l’accesso alle cure e alle prestazioni di invalidità in un primo tempo, di vecchiaia in seguito (legge del 1905). Tali prestazioni permisero quindi la sopravvivenza ad alcune parti della popolazione.

L’aiuto sociale

Le norme per l’aiuto sociale sono più antiche e sono molto vicine ai sistemi adottati nello stesso periodo in Germania ed in Inghilterra. La Germania aveva già creato un sistema assicurativo fondato sulle prestazioni salariali mentre la nozione di protezione sociale appare con i primi grandi movimenti popolari degli anni ‘30, quando nacque la socialdemocrazia nella maggioranza dei paesi dell’Europa occidentale. Nel 1954 la Francia si avvicinò particolarmente al sistema tedesco basato sulle quote calcolate sugli introiti da lavoro quali fonti di prestazioni.

Solo nel 1975 apparve però il termine "azione sociale", quando si trattò di gestire le attività collettive fondate sul parternariato dell’insieme delle collettività pubbliche (Stato, regioni, dipartimenti, comuni).

I mezzi e gli organismi dell’intervento sociale

Gli organismi che gestiscono l’insieme delle prestazioni sociali regolamentate sono la Sicurezza Nazionale e la Cassa Nazionale per gli stanziamenti familiari (C.N.A.F.); essi dispongono di un budget d’intervento sociale che consente loro di essere partner di certe azioni a livello locale come ad esempio la C.N.A.F. per le politiche di accoglienza per i bambini da 0 a 6 anni.

Le associazioni

Non si conosce il numero effettivo delle associazioni che operano a livello sociale che, dal 1945, sono in continua espansione. Le tre tipologie in cui possono essere accorpate sono: rappresentanza di utenti, ruolo di gestori, operatori.

Le istituzioni

Tutte le istituzioni concorrono ad una politica di azione sociale, sia che siano finanziate con budget statali (Centri di Aiuto per il Lavoro - CAT, Centri di Accoglienza e reinserimento sociale - CHRS), o no, (Istituti medico-educativi -IME, Istituti medico professionali -IMPRO). I centri di formazione al lavoro sociale occupano una posizione particolare in questo schema. Essi sono incaricati di assicurare un servizio pubblico di formazione e di qualificazione dei lavoratori sociali. In Francia ci sono circa 290 sezioni di formazione di cui le più numerose sono quelle con finalità educative, rappresentanti livelli diversi di qualifica. I centri di formazione sono gestiti nella maggior parte casi da associazioni il cui finanziamento è assicurato dallo Stato per il 75% circa del loro budget.

I lavoratori sociali

I lavoratori sociali ammontano a circa 200.000 unità, la metà dei quali è in possesso di una qualifica superiore o uguale a bac +3 (equivale alla 3a superiore). Lo Stato forma ogni anno 7000 diplomati.

La decentralizzazione 1982-86

La decentralizzazione ha comportato nuove dinamiche, la cui più importante è stata quella dell’idea di abbandono della tutela statale. E’ così che la maggioranza delle prestazioni sociali è oggi effettuata dai dipartimenti. Spetta a loro, infatti, il compito di dare impulso alle dinamiche locali di integrazione, di comune accordo con le associazioni e gli utenti. Lo Stato conserva quindi delle importanti attribuzioni nel settore sanitario: da esso dipendono ad esempio la tutela dell’insieme delle prestazioni (sicurezza sociale e stanziamenti per le famiglie), la gestione di disposizioni legate alla popolazione (immigrazione, politiche dell’impiego, contratti di solidarietà, impulso alle politiche di assistenza domiciliare).

Le competenze relative alla formazione delle figure professionali del settore non possono essere soggette a delega; per questo motivo il Ministero per gli Affari sociali e sanitari ha mantenuto la facoltà delle formazioni qualificanti per il lavoro sociale. Fra quelli esistenti nei paesi dell’Unione Europea, i percorsi formativi per assistenti sociali, educatori specializzati, educatori per l’infanzia, monitori, hanno un riconoscimento nazionale che non è mai stato messo in discussione. Occorre però rilevare che questo tipo di competenze è stato oggetto di una vasta decentralizzazione; se l’amministrazione centrale ha la competenza di dare impulso ai vari orientamenti e di essere ricettiva delle diverse evoluzioni, è vero anche che essa ha delegato totalmente ai propri servizi regionali il compito di controllo, le convenzioni ed i finanziamenti.

Pubblicato su HP:
1997/58