Genitori rompiscatole

01/01/2003 - Emanuela Borrelli e Roberto Maria Bacci

Scuola pubblica? Scuola privata? Scuola speciale? Quando hai un figlio in situazione di handicap, uno degli interrogativi che ti poni quando devi iscriverlo a scuola è quale scelta

 

fare per il suo bene.
Soprattutto cercare di capire qual è il suo bene. Nostra figlia, che ha 15 anni appena compiuti, ha sempre frequentato la scuola pubblica, perché abbiamo ritenuto giusto partire dal considerare la scuola nel modo più semplice, ovvero la scuola di tutti. Se in Italia buone leggi vanno nella direzione giusta a favore di chi nella scuola si trova in difficoltà e ancor più per chi si trova in situazione di gravità, la realtà dell'Istituzione Scolastica, delle singole scuole, si scontra con grandi questioni, diversificate da scuola a scuola, che vanno dal numero sempre insufficiente di insegnanti di sostegno, all'impreparazione degli insegnanti, alle scarse risorse economiche, alle problematiche strutturali (barriere architettoniche, mancanza di spazi), alla difficoltà di mettere in campo programmi educativi, tecniche d'apprendimento, interventi adeguati e quant'altro possa servire per realizzare Piani Educativi Personalizzati ad hoc.
Da sempre abbiamo ritenuto che dovevamo rimboccarci le maniche e dare il nostro contributo. La politica della "delega" assoluta, dal nostro punto di vista, è una politica perdente; perdente per tutti. È vera anche un'altra cosa, però. Benché i genitori siano chiamati a partecipare alla vita scolastica, sembra prevalere il sospetto, la paura di una eccessiva ingerenza, ed essi di fatto non entrano (e non devono entrare) nel vivo delle cose. Laddove i genitori hanno il coraggio di rivendicare diritti, bisogni, necessità, o evidenziare carenze, inadempienze, errori, mancanze, illegalità e quant'altro, allora scatta il meccanismo di "difesa" della scuola che fa quadrato a ragione delle "sue" verità. La nostra sensazione, purtroppo abbastanza ricorrente, è che alcuni insegnanti soffrono nel sentirsi impotenti, soprattutto quando hanno a che fare con certe tipologie di handicap che richiedono preparazione e specializzazione ma anche creatività, positività, e soprattutto disponibilità a mettersi in gioco, ad essere un po' originali. In queste situazioni il genitore preparato e informato sull'handicap del figlio è percepito come una minaccia alla propria professionalità (o personalità?).
Il genitore diventa un'ossessione, è temuto e tenuto particolarmente a distanza. Alcuni insegnanti sono felici di apprendere dai genitori elementi che possono migliorare la condizione dell'alunno, altri invece mettono immediatamente in chiaro che se il genitore non è contento si deve rivolgere al privato o alle scuole speciali. Insomma, il genitore troppo rompiscatole non va bene. Ma il peggio che può capitare ad un genitore impegnato nella scuola è quando trova altri genitori che gettano la spugna e delegano a 360 gradi. Molti genitori purtroppo temono (forse è anche comprensibile) di mettersi contro gli insegnanti del proprio figlio se si alleano con chi interferisce troppo. La nostra esperienza nella scuola è stata ricca di momenti felici e di buona cooperazione, ma anche di forti contrasti e irrigidimenti come quello che stiamo vivendo attualmente e di cui stiamo preparando una memoria, che riguarda la scelta di una gita che esclude la partecipazione di nostra figlia. Non sempre la scuola ti aiuta a crescere – forse perché non c'è veramente interesse a farti crescere. Forse perché fare questo comporta investire tempo, denaro, energie, sensibilità, fantasia. Cose queste di per sé già previste e doverose, ma se solo ci sono le condizioni per "scantonare"...
L'invito che facciamo a tutti i genitori che hanno figli nella scuola è quello di non sottrarsi alla partecipazione attiva e al confronto, anche se conflittuale e difficile. Essere animati dalla voglia di conoscere, essere positivi e propositivi, perché è appunto da una partecipazione sentita e da un sano confronto che c'è crescita reciproca, alleati e a fianco dei propri figli. Ognuno con le proprie capacità e possibilità di tempo.
Ad oggi mia moglie ed io oltre ad essere genitori presenti e attenti abbiamo al nostro attivo esperienze quali l'essere o l'esser stati rappresentanti di classe; rappresentanti nei GLH di Circolo e d'Istituto; rappresentanti nei Consigli di Circolo e d'Istituto; componenti nelle Commissioni (di soli genitori) Mensa, Problemi Strutturali, Feste. A volte il tempo da impiegare per partecipare alla vita della scuola ti sembra tanto, troppo e a volte inutile. Ma dalla nostra esperienza possiamo affermare che quel tempo non è mai tempo perso.