Folle, eretico, isolato

01/01/1991 - Alain Goussot (*)

Nell'affrontare le questioni dell'emarginazione è necessario avere una visione storica del problema, unico modo per evitare la tendenza alla assolutizzazione di dati che sono soltanto relativi. Una visione storica che significa una visione dinamica e non statica. L'etimologia della parola "handicap" risale al XIV secolo quando in Inghilterra il vocabolo riguardava un gioco inglese (copricapo contente alcune monete).

Nel XVII secolo la parola cambia senso indicando le corse di cavalli in cui i partenti venivano disposti a distanze diverse o caricati con pesi diversi a seconda del loro valore, in modo da parificarne tendenzialmente le possibilità di vittoria. Notate che il termine handicap significa, nel XVII secolo, una gara in cui si cerca di eguagliare le possibilità dei concorrenti. Dal XX secolo in poi il significato viene totalmente rovesciato; il nuovo senso è quello di "difficoltà".


IL CONCETTO DI HANDICAP
NELLA CULTURA OCCIDENTALE E IL MECCANISMO
DELL'EMARGlNAZIONE
NEL MONDO MODERNO

Prendendo in considerazione l'analisi di E. Goffman si può dire che le parole handicap, devianza, emarginato trovano la loro origine nell'antichità' greca con la parola "stigma" che stava ad indicare un marchio che rendeva chiaro a tutti che chi lo portava era uno schiavo o un criminale, comunque una persona segnata, un paria che doveva essere evitato specialmente nei luoghi pubblici.
Nelle culture pre-industriali, fin dall'antichità, la interpretazione magico-religiosa della "diverità", della "follia" coesiste con una sua interpretazione medica: il mondo greco ammette questa diversità, ma esita nell'attribuire a questi elementi connotazioni precise (in senso positivo o negativo). Contro la spiegazione filosofico-mistica (Platone) si era elevata la protesta di Ippocrate che, con la sua scienza aveva rivendicato il carattere naturale della "follia". (La cecità era considerata dai greci come una
malattia divina).
Durante l'epoca romana l'impero e le classi dominanti si pongono il problema del controllo sociale della plebe povera e reprimono la pericolosità sociale di culti che unificavano, per la prima volta, le diverse forme di marginalizzazione sociale.
Con Traiano nascono le prime forme di assistenza sociale al pauperismo ("istituzioni alimentari"). Con la crescita del cristianesimo sotto il bassoimpero e la sua trasformazione in religione di stato (318), dalla carità (in favore dei poveri e emarginati, i primi cristiani vedono nel sofferente e nell'escluso il Cristo, dietro c'è la nascita del concetto di eguaglianza) si passa alla beneficenza e all'elemosina (c'è chi dà e chi riceve, qui scompare il concetto di eguaglianza poiché c'è chi ha e chi non ha).
Nel IV secolo dopo Cristo nasce a Roma il primo nosocomio della storia (vengono rinchiusi gli infermi abbandonati). E' il Codice Giustiniano (534) che differenzia le diverse forme di soccorso: il gerentocomio per la cura dei vecchi, l'orfanotrofio per gli orfani ecc...
Durante il medio evo assistiamo ad un processo di decadenza della scienza medica che accentua il suo carattere religioso. Il sentimento religioso diventa superstizione, l'esorcismo è considerato come una pratica terapeutica di grande importanza, dipende dall'autorità ecclesiastica. Ci troviamo di fronte al totale isolamento del malato (lebbroso - i malati di Aids sono stati oggi paragonati ai lebbrosi!!!), del "diverso" dal corpo sociale (è il caso del "folli", ma anche degli "ebrei" che sono rinchiusi in veri ghetti).


L'ISOLAMENTO DEL MALATO

Nell'XI e XII secolo nasce il Lazzaretto il cui principio è l'isolamento del malato; questo principio è destinato ad avere un peso rilevante sul piano ideologico nella storia dell'assistenza. La chiesa, vera potenza dominante, se la prende con tutte le forme di "diversità"': lotta contro il "demonio" cioè le levatrici, le guaritrici, i "pazzi", i "mostri", una buona parte delle donne uccise come streghe non erano "pazze o criminali indemoniate" (Malleus Maleficarum 1484) ma guaritrici e levatrici al servizio dei contadini. La caccia alle streghe non era un fatto spontaneo ma "campagne organizzate" dalla chiesa timorosa del propagarsi delle eresie e delle rivolte contadine (vedi T. Szasz: "La manipolazione della pazzia"). Nonostante questo persistono dei riti pagani nella cultura contadina, riti che permettevano Ia sopravvivenza nella vita quotidiana e all'interno delle grandi famiglie patriarcali di alcuni individui in qualche modo "diversi"; nell'organizzazione agricola (vedi Ia letteratura - V. Hugo in "Notre Dame") tutti i componenti (anziani, bambini e persone in difficoltà) trovavano un ruolo, certo subalterno, spesso da "scemo del villaggio" che non giungeva mai all'emarginazione. I ritmi della vita contadina permettono questi meccanismi dl recupero spontaneo: si denota nella cultura contadina Ia presenza di atteggiamenti di tolleranza per le persone svantaggiate e improduttive.
Come dimostreranno lo storico francese P.H. Aries e l'antropologo Ernesto De Martino le culture pre-industriali avevano dei sistemi rituali di recupero dei soggetti considerati "diversi".
Quando nel XVI secolo la lebbra viene sconfitta, i lazzaretti assunsero la fisionomia di vere e proprie cittadelle separate dalla città. E' con la controriforma che nasce il concetto di "folle" identificato come "eretico". Sconfitta la lebbra i lazzaretti sono utilizzati per internare poveri, vagabondi e "pazzi". Tutto questo coincide con la fase di accumulazione originaria del Capitale: le conquiste spagnole e la tratta degli schiavi che vengono considerati come esseri inferiori. Nella sua "Storia della follia nell'età classica" M. Faucault scriverà: "Sparita la lebbra, cancellato, o quasi, il lebbroso dalla memona resteranno queste strutture. Spesso negli stessi luoghi, due o tre secoli più tardi, si troveranno stranamente simili gli stessi meccanismi di esclusione. Poveri, vagabondi e "teste pazze" riassumeranno la parte abbandonata dal lebbroso e vedremo quale salvezza ci si aspetta da questa esclusione, per essi e per quelli stessi che li escludono.
Con un senso tutto nuovo e in una cultura molto differente, le forme resisteranno: soprattutto quella importante di una separazione rigorosa che è l'esclusione sociale".
A Parigi l'ospedale "La Salpetriere" diventa un vero campo di concentramento (sono rinchiusi Insieme dal 1657 ciechi, infermi, storpi, invalidi, "imbecilli", donne di vita, vagabondi).
Con lo sviluppo del rapporti di produzione capitalistici, il mutamento profondo delle strutture sociali con la prima industrializzazione, l'illuminismo e la Rivoluzione Francese, assistiamo ai primi momenti della scienza psichiatrica in Francia e in Inghilterra. I bambini "anormali", ciechi, sordi, muti, "idioti", "sauvages" fanno molto parlare di sé (l'Enciclopedia, Diderot, D'Alambert e Rousseau); interessano anche i medici come Pinel che sarà incaricato dalla Convenzione nel 1793 di gestire il manicomio di Charenton. Però la liberazione degli "incatenati" voluta da Pinel e dallo stesso Saint-Just, finisce nella logica dell'internamento.
II passaggio dal carcere al manicomio (Ia liberazione dei "folli" dalle catene che li tenevano confusi con la delinquenza) è il prodotto dello strutturarsi della ragione scientifica borghese come unica ragione riconosciuta.
La segregazione e la punizione (per il deviante e il "folle") esprimevano nel nuovo linguaggio scientifico la razionalità del nuovo potere. La ragione borghese (una volta sconfitta l'aristocrazia) diventa la Ragione umana universale; nasceva cosi, per dirlo con Horkhaimer, "una ragione dell'ordine costituito" borghese e una "sragione (deviante, popolare) serva e soggetta".
F. Basaglia si chiede: "Che cosa sarebbe stata la psichiatria se fosse stata coerente al proclama e si fosse curata - senza la mediazione della malattia diventata "istituzione"
- della sofferenza che nasce nella repressione della soggettività e del corpo, nell'impossibilità materiale e psicologica di esprimere i bisogni di questa soggettività e di questo corpo, prima che ad esse fosse stato dato un nome?".

(*) Operatore della Cooperativa Csapsa di Bologna.

Parole chiave:
Cultura, Emarginazione