Sport agevoli - Emozioni, sensazioni e paura della mia gara olimpica

15/07/2011 - di Silvia Parente

Quando ormai manca poco alle Olimpiadi di Pechino, ecco la testimonianza di chi, nelle ultime di Torino è tornata a casa con più di una soddisfazione per se stessa, per i disabili e per l’Italia.

Ho iniziato a sciare all’età di 6 anni. Certo, direte voi, alla tua famiglia piaceva sciare, ti hanno portata in montagna fin da piccola e il resto è venuto tutto di conseguenza.
Tutto esatto se non fosse per un particolare e neanche di poco conto: io sono non vedente totale.
I miei genitori sono degli sciatori esperti, ho un fratello di poco più piccolo di me e il fatto di mettere lui sugli sci ha fatto scattare la voglia e la sfida di provarci anche con me.
E così, un inverno di tanti anni fa, sui campetti di Madonna di Campiglio, ho provato per la prima volta la sensazione che si ha scivolando sulla neve e me ne sono innamorata!
Chiaramente l’incoscienza e la curiosità che hanno tutti i bambini hanno fatto il resto, e senza capirlo mi sono trovata con in mano un grande strumento per affrontare con più sicurezza e autonomia, le difficoltà quotidiane della mia vita futura.

17 marzo 2006
Sono passati parecchi anni dai campetti di Madonna di Campiglio.
Lo sci è sempre rimasto lo sport che prediligo, e di strada in questo senso devo dire che ne ho fatta parecchia. In questo momento mi trovo a Sestriere, in cima alla pista olimpica. Intorno a me un sacco di gente che parla in mille lingue diverse. L’adrenalina è al massimo e il cuore mi batte all’impazzata!
Chiamano dei numeri in inglese; il 7… è il mio! Devo avvicinarmi alla casetta di partenza: tra poco affronterò lo slalom gigante sulla famosa Kandahar Banchetta. 48 porte: me le ricordo tutte; la lunga prima delle acque minerali e le due ultime porte sul muro finale, le peggiori, quelle più difficili.
Mi aiutano a farmi largo tra la selva di sci, trapani e scioline: è il fisioterapista della squadra che con la sua voce calma mi tranquillizza. Finalmente entro nella casetta. Davanti a me l’atleta che mi precede e di fianco a lei il giudice di partenza con la radio che continua a trasmettere informazioni.
Questa è la seconda manche e io parto come ultima della mia categoria. Sì, perché nella prima manche ho fatto il tempo migliore! E ora, sarò in grado di resistere agli attacchi delle altre? Prima di partire è tutta una questione di nervi saldi. Devo stare tranquilla, concentrarmi sul tracciato e sulla mia guida. Se perdo la calma rischio di buttare via 4 anni di dura preparazione e un sogno fantastico! In questo momento ho tutto da perdere. La francese, quella che ha il secondo miglior tempo, lo sa e cerca di giocare con la psicologia: “Non ti lascerò vincere, sappi che la seconda manche sarà una storia tutta diversa!”. Ok, mi dico, non posso certo crollare ora! So che la francese, tra tutte noi, è sempre stata la più forte, ma questa volta non mi ruberà la vittoria, qui a Torino, ai giochi di casa mia.
Pascale, l’atleta davanti a me, parte. Io mi sento un po’ spaesata. Poi finalmente sento la voce della mia guida, l’unica di cui ho bisogno in questo momento.
Eh sì, perché ovviamente non posso affrontare la pista da sola! Ho bisogno di una persona che con la sua voce tracci la linea che dovrò fare. La mia guida, la persona in cui ho riposto una fiducia incontrastata e con cui ho raggiunto un feeling pressoché totale, si trova pochi metri sotto la casetta di partenza con un megafono sulla schiena che amplificherà la voce durante questa discesa.
Mi dà le ultime indicazioni: “Le punte degli sci devono stare un po’ più a sinistra; ricordati che la prima porta è abbastanza lontana…”.
Il giudice di fianco a me chiude il cancelletto per il cronometraggio; io metto fuori i bastoncini. Sono gli ultimi istanti per sentire i muscoli tesi, il cuore in gola e lo stomaco che si arrotola, poi inizia il conto alla rovescia: davanti a me quello che mi sembra un baratro.
Finalmente risento la voce della guida: “3, 2, 1, pa pa pa…”.
Si parte! Ora non c’è più tempo per pensare: tutto quello che devo fare è seguire questa voce e fidarmi, ciecamente, di quello che mi trasmette; ogni piccolo cambio di intonazione può comunicarmi qualcosa di fondamentale.
Io e questa voce… e poi c’è solo la pista da divorare per arrivare alla vittoria.

Palmares
In occasione delle Paralimpiadi di Albertville 1992, Silvia Parente viene convocata in nazionale di sci alpino. Con Torino 2006, ha partecipato a 4 edizioni delle Paralimpiadi.
Paralimpiadi di Lillehammer 1994: medaglia di Bronzo in slalom
Paralimpiadi di Nagano 1998: quarto posto in slalom
Coppa del Mondo 2004: terzo posto assoluto
Coppa Europa 2004: secondo posto assoluto
Campionati mondiali Wildschönau 2004: Argento in SuperG
Coppa Europa 2005: secondo posto assoluto
Coppa del Mondo 2005: terzo posto assoluto
Paralimpiadi Torino 2006: Oro Gigante; Bronzo Discesa Libera; Bronzo SuperG; Bronzo Slalom