Elling o della leggera diversità

01/01/2003 - Giovanni Preiti e Massimiliano Rubbi

Elling, o della leggera diversità

È difficile vedere il mondo attraverso gli occhi di un altro, soprattutto se è diverso da te, se non vede le cose come tutti, o come la società ce le vuole far vedere. Elling ed il suo amico Kjell Bjarne devono reinserirsi in un mondo che non conoscono, dal quale sono stati esclusi, perché ora la società ha deciso di “recuperarli”, spostandoli di peso dalla clinica psichiatrica alla vita di tutti i giorni. Elling e Kjell Bjarne sono guariti, ma temono il mondo che c’è fuori. Elling e Kjell Bjarne sono i protagonisti di Elling, film norvegese uscito nel marzo 2001, ma distribuito in Italia solo nel novembre 2002, anche sulla scia della candidatura agli Oscar 2002 come miglior film straniero. E per chi se lo fosse perso nei cinema, è recentemente uscita la versione DVD per il noleggio. Per i nostri amici, trasferiti da un giorno all’altro in un appartamento di Oslo con il limitato sostegno di un assistente sociale, l’impresa di una vita “normale” sarà eroica. Il percorso è ricco di ostacoli: fare la spesa, organizzare la casa ed i propri spazi, sollevare la cornetta del telefono per rispondere, e soprattutto entrare in contatto con gli altri! E non è poi difficile riscontrare come le esitazioni, le sofferenze, i turbamenti di Elling e Kjell Bjarne siano molto simili a quelli che molti di noi provano nel cercare di allacciare relazioni con altre persone, in un contesto sociale che ci vorrebbe il più possibile autonomi e rinchiusi in comodi appartamenti urbani, o meglio, come direbbero i Radiohead, “impacchettati come sardine in una scatoletta affollata”.
La regia di Petter Næss ha il grande merito di non cercare l’effetto commovente ad ogni costo, mostrando però al contempo una sensibilità non comune per le persone. La fotografia ed i colori tenui potrebbero ricordare il Dogma (un collettivo di registi cinematografici fondato a Copenhagen nella primavera del 1995) se non altro per ragioni geografiche, ma paiono più legati ai mezzi limitati e all’origine teatrale del testo; tuttavia, come e più che nel Dogma, l’alternanza di momenti comici e di tensione costruisce una commedia che assomiglia terribilmente alla vita reale.
Elling è infatti un film su due persone comuni, che si arrabbiano e si esaltano a momenti alterni senza per questo declinare verso la schizofrenia, e che hanno difficoltà particolari come particolari abilità (chi di voi saprebbe riparare una Buick del ’58?). Più che disabili, dunque, diversabili, alla ricerca di un modo per esprimere la propria identità, con esiti anomali perché personali e non imposti da modelli altri. Come interpretare altrimenti la paternità tanto casualmente ricevuta quanto pienamente vissuta da Kjell Bjarne, o la “poesia dei crauti” che Elling affida alle scatole di cibo nei supermercati, portandolo al paradosso di una notorietà nascosta? E poi, in modo ancor più significativo, emerge come nessuno può essere se stesso se non in forme legate alla relazione con gli altri: per Elling e Kjell Bjarne prima la difficile convivenza tra loro, poi l’assistente sociale, infine il poeta e la ragazza madre, con cui si stabilisce un curioso menage à quatre. Inutile dire che i due “pazzi” ce la faranno, senza però diventare persone comuni, ma vivendo in modo libero, e per questo anche scandaloso, il proprio carattere. Insomma, Elling e Kjell Bjarne probabilmente restano “diversi”, ma non siamo diversi tutti forse?