Educatori in corsia

01/01/1997 - Sandro Bastia

Un ritratto in bianco e nero, ingiallito, appeso nel posto sbagliato: anziché nelle strade, negli uffici dei servizi sociali, alle pareti dei centri socioriabilitativi, dove siamo abituati a vederlo, lo troviamo nello studio di un medico, magari accanto al calendario sponsorizzato da un’industria farmaceutica.

E’ un ritratto quello che emerge da decreto recentemente firmato dal ministro della Sanità Rosy Bindi che descrive gli educatori in termini di "collaboratore", "operatore", "attuatore". Non è riconosciuta, ad esempio, alcuna progettualità; l’educatore viene estirpato, a forza verrebbe da dire, da contesto sociale, pedagogico ed antropologico in cui la storia di questa professione si colloca.

E' un ritratto inserito in un contesto, quello medico terapeutico che non piace a nessuno, con una collocazione per la formazione - diploma universitario triennale presso la facoltà di medicina - che non piace a nessuno, con un nome "tecnico dell'educazione e della riabilitazione psichiatrica e psicosociale" che sembra un giro di parole per evitare proprio di dire "educatore professionale".Oltre allo scontento si apre il campo ad ipotesi poco chiare.Un esempio: molte sono ancora le persone - specie quelle che sono impiegate all'interno di cooperative - che non hanno ancora avuto nemmeno l'accesso ai corsi di riqualificazione - vietati per legge dal gennaio del 1997 - e che hanno paura per il proprio lavoro, che magari svolgono da dieci anni, e per cui si troverebbero a non avere più i requisiti richiesti. Ma, paradossalmente, non vi è nessuno con il titolo che possa subentrare al posto di chi il titolo non l'ha. Infatti ci risulta che gli educatori professionali (almeno nel nord Italia) ora sono tutti impiegati e cooperative ed enti del settore se li contendono. Questo crea debolezza in tutti i campi.Questi "paradossi burocraticoamministrativi" però è bene che non distolgano l'attenzione dal problema vero, quello del profilo e della formazione dell'educatore professionale. Intanto il corso di laurea di Scienze dell'educazione (ben 25 sedi in Italia) ha diplomato lo scorso ottobre i primi laureati nell'indirizzo "educatori professionali"; che prospettive vi saranno per loro e per quelli che verranno?

Pubblicato su HP:
1997/55