Editoriale

01/01/2001 - Roberto Ghezzo

Con questo HP abbiamo cercato di esplorare il pianeta sport, "intendendo col termine sport, per comodità di scrittura, qualunque forma di pratica motoria, dallo sport agonistico alla psicomotricità, dai gruppi socio-educativi alla riabilitazione e così via, riconoscendo ad ognuno di questi elementi la legittimità delle proprie caratteristiche" (vedi il primo articolo di Paolo Bertani).
Dopo una prima panoramica generale, abbiamo fatto parlare i protagonisti, illustrato le esperienze concrete (partendo da Bologna per arrivare a Lisbona), approfondito il tema sport a scuola e presentato una guida ai siti internet utili. Abbiamo lasciato aperte tante domande e indicato alcune risposte possibili. Eppure la sensazione, nonostante tante notizie e tanti approcci diversi presentati, è quella di aver appena fatto emergere (come un iceberg) solo una piccola parte della varietà e ricchezza di cui si compone lo sport per diversabili.
Complessivamente, l'immagine che se ne ricava, anche da questo lavoro, è quella di una realtà straordinariamente vitale e magmatica, in continua ed incessante evoluzione, febbrile per la quantità di sperimentazioni e ricerche che si stanno effettuando.
Dall'altro lato non si può fare a meno di registrare ancora una grande fatica a riconoscerle la giusta dimensione. L'esempio più eclatante è la permanenza in Italia di una federazione speciale (FISD) e, a livello internazionale, delle Paraolimpiadi: di fatto in questo modo si ghettizzano gli atleti, li si considera di serie B, e nello stesso tempo si impoveriscono i giochi olimpici principali di una componente arricchente e stimolante quale la diversità delle discipline per diversabili. Per questo motivo ci è sembrato utile dedicare un approfondimento alla scuola italiana, perché è una realtà pienamente incamminata nella difficile ma giusta strada dell'integrazione e può avere qualcosa da insegnare.
Anche nello sport la sfida dell'integrazione è la sfida più importante. Il presidente stesso della FISD, Luca Pancalli, è il primo a riconoscere che sarebbe l'ideale se ogni federazione sportiva avesse la sua sezione per diversabili (come esiste la sezione di Basket maschile, femminile, juniores, così dovrebbe esserci quella in carrozzina): ma nello stesso tempo afferma che i tempi ancora non sono maturi e che le federazioni del CONI non hanno la mentalità, la cultura per fare una scelta di questo genere.
C'è da credergli, visto che è un ex-atleta e che ben conosce le difficoltà che si incontrano. Anche Paola Fantato, campionessa di tiro con l'arco, suggerisce di fare dei piccoli passi ma significativi: ad esempio allungando la tregua olimpica (l'impegno da parte dei paesi partecipanti di non fare guerre) anche nel periodo di svolgimento delle Paraolimpiadi, mantenendo acceso il fuoco olimpico tra i due giochi, creando delle occasioni di integrazione delle varie discipline durante le Olimpiadi principali.
Di una cosa siamo sicuri: il movimento sportivo messo in moto è tale che non si può più tornare indietro. Parafrasando Stefano Benni: prima o poi l'integrazione arriva!

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Sport