E se non fosse solidarietà

29/06/2011 - Alessandra Pederzoli

Il martedì di Unomattina si è arricchito negli ultimi tempi di uno spazio settimanale chiamato “Spazio della Solidarietà”, condotto in studio da Giovanna Rossiello e interamente dedicato alla scoperta e al monitoraggio di esperienze e progetti in “difesa del sociale” (come spiegano all’interno del sito Rai) sia a livello locale che su territorio nazionale.
Il tema della disabilità è stato uno dei temi protagonisti dell’edizione invernale; intensa la ricerca, da parte della trasmissione, di associazioni culturali, sociali e sportive che si occupano proprio della qualità della vita delle persone disabili. È stato intrapreso un viaggio, come leggiamo dal sito di Unomattina, “in quella dimensione del sociale normalmente sconosciuta ai più”. Tema importante ma non unico. La realtà sociale di cui la Rossiello racconta settimanalmente è ricca e variegata. Diventano così protagonisti anche il carcere, tutti quei luoghi in cui l’ospitalità diventa protagonista di una riabilitazione così importante per persone con un disagio psichico o con un vissuto di dipendenza alle spalle, il teatro come apertura alla società e lo sport come mezzo di reintegrazione sociale.
Anche l’edizione estiva del programma mantiene questa rubrica settimanale con l’intento, dice la Rossiello a inizio estate, di raccogliere tutte le esigenze del pubblico per esaudirle all’interno della programmazione estiva. L’inizio di un dialogo con il pubblico, questo che passa attraverso l’invito a comunicare con la redazione per far giungere notizie o argomenti di interesse, oltre a una sollecitazione a partecipare al forum di discussione, aperto sul sito del programma.

Una scorsa alle ultime puntate del mese di maggio e ci accorgiamo che ben due sono state dedicate alla disabilità, in due contesti e con due tagli molto diversi, così come diversi erano gli argomenti trattati. La prima, quella di metà maggio parla di sport, la seconda invece ha come protagonista la mamma di una ragazza disabile grave che racconta la sua esperienza di “bisogno” nel crescere la figlia.
Quella della Rossiello che parla di sport è una bella panoramica tra vari eventi sportivi che vedono impegnati alcuni dei nostri bravi atleti. Lo fa raccontando brevemente come, a partire dalle Special Olympics, giunte ormai alla ventiquattresima edizione, oggi lo sport sia ormai pienamente riconosciuto come uno strumento fondamentale per la piena integrazione nella società di persone con disabilità. Un viaggio in barca con l’“Handy Cup”, una regata che vede coinvolti equipaggi misti di persone disabili e non, insieme per “navigare verso l’integrazione”. E dalla barca a cavallo con la storia di Federico Lunghi, un ragazzo con gravi disabilità che grazie alla passione per l’equitazione è riuscito a fare importanti progressi, fino a intraprendere una vera e propria carriera agonistica di successo. Federico infatti, come mostra il servizio, oggi gareggia in competizione con atleti normodotati, fino a vincere un bronzo e un argento ai campionati italiani assoluti. Un approccio fortemente giornalistico questo della conduttrice che ospita in studio anche Silvia Squassabia, organizzatrice della manifestazione “Un cavallo per tutti, una carezza lunga un giorno”, come a mostrare una consuetudine del programma: avere sempre in studio un ospite o un rappresentate delle associazioni protagoniste, oltre che, talvolta, un testimone o un protagonista diretto delle vicende narrate.
Così succede nell’altra puntata che in maggio si è occupata di disabilità. Una domanda ne ha fatto da filo conduttore: “Quanto ‘pesa’ la disabilità sulle famiglie che hanno in casa un figlio gravemente disabile?”. Problema diffuso annuncia la Rossiello a partire dal comunicato stampa emesso pochi giorni prima della puntata. È ospite un’anziana signora in studio, madre di una figlia nata con una gravissima disabilità psico-fisica.
Una carriera spezzata quella di questa donna, racconta la conduttrice, costretta ad abbandonare il suo ruolo di dirigente ai beni culturali per assistere la figlia tutto il giorno. Ancora una volta una sottile denuncia all’assenza dei servizi per mettere in luce la positività del mettersi in rete: sono i parenti, le associazioni i nodi di questo groviglio di relazioni che si intrecciano intorno a questa figlia che necessita cure e attenzioni continue.
Il contributo dell’ospite va proprio a illuminare la situazione raccontata da questa mamma e proposta con forza dalla conduttrice: si tratta della Presidente di Coface-Handicap (Confederazione delle Organizzazioni delle famiglie dell’Unione Europea con persone disabili) con sede a Bruxelles e fondatrice dell’Unione Famiglie Handicappati. E il discorso si sposta su un piano più burocratico amministrativo per rispondere a tutta una serie di domande di ordine pratico, tipo congedi parentali dal lavoro, prepensionamenti, sostegni economici alle famiglie, ecc.
Da un lato la storia di una vita combattuta, dall’altro un’esperienza rigenerante nel cuore dell’Umbria, a San Venanzo sulle pendici del Monte Peglia. Qui due genitori di un figlio disabile grave hanno trasformato il problema del figlio e della loro famiglia in una risorsa per tutti.
In questa culla di verde la famiglia Sereni Rulli ha costruito e messo in piedi quella struttura che oggi ha preso il nome di Città del Sole: un piccolo angolo di pace pensato per tutti quelli che vivono la disabilità e sono in cerca del riposo o di un ambiente accogliente in cui trascorrere le vacanze. Un ambiente in cui tutto il personale è preparato e capace di raccogliere e soddisfare esigenze che forse non tutti gli albergatori sanno recepire immediatamente. Ogni ospite è a proprio agio.

Due puntate ci mostrano già uno stile che passa prima di tutto dai contenuti trattati ma anche dalle modalità e dai termini che poi vengono scelti per affrontare le tematiche oggetto delle trasmissioni. Quello che fa la Rossiello è interessante. Prima di tutto perché si tratta di un contenitore generalista come può essere il programma Unomattina, poi perché va a toccare una molteplicità di temi che invece spesso rimangono ancora ai margini della comunicazione di massa. Noi dell’Emilia Romagna abbiamo incontrato begli esempi di comunicazione della disabilità (e non solo) nella rubrica settimanale del Tg3 regionale, “Abilhandicap” prima, diventata poi “Società Solidale”. Nulla si conosceva a livello nazionale se non in ambito sportivo con la trasmissione “Sportabilia” all’interno del pomeriggio di Rai Sport, su Rai 3. Questo rappresenta certamente un passo importante, che ricorda un po’ quella bella trasmissione radiofonica di Riccardo Bonacina, in onda tutte le domeniche mattina su Radio24, che dava voce al Terzo Settore ad ampio raggio. Un contenitore generalista dunque su di un programma e una rete a diffusione nazionale.
Cosa non va dunque? Tre elementi lasciano da pensare. Il primo: si tratta pur sempre di una trasmissione ad hoc (trasmissione forse è eccessivo, meglio parlare di “una pagina del Tg1”, come è stata descritta nel sito stesso di Unomattina), e non sono invece notizie che passano all’interno del programma o del telegiornale; un sottile e segreto tentativo di relegare in un angolo. Secondo: l’orario un po’ selettivo, le otto e quaranta del mattino; probabilmente non il modo migliore per raggiungere il largo pubblico che forse è più interessato di quanto non credano i produttori televisivi a quelle che loro chiamano “tematiche sociali”. Terzo: il titolo di questa pagina. Solidarietà. Ma… dove sta la solidarietà del ragazzo che coltiva la sua passione per l’equitazione e riesce a vincere un secondo e un terzo posto ai campionati assoluti di equitazione, gareggiando a fianco dei normodotati? O dove sta in quella “Città del sole” costruita nel cuore dell’Umbria per offrire un luogo comodo di ferie e tempo libero? Forse non c’è. E non per cattiveria. Ma perché non necessariamente quando si parla di disabilità o di immigrazione, o di carcere o di Terzo Settore si deve essere solidali, o sociali, o non so bene quale altra definizione. Forse si può essere e fare notizia e basta. E questo può davvero bastare.