E oggi parliamo di Costituzione: siamo uomini o caporali? - Superabile, maggio 2010 - 2

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Oggi parlare di Costituzione è sovversivo. Tanto più se a parlare di Costituzione sono dei disabili. Un mese fa, in occasione della festa del 1° maggio a Marana-Thà, ho assistito alla rappresentazione teatrale “Siamo uomini o caporali? - la Costituzione va a Teatro” del Teatro di Camelot, e ne sono rimasto davvero colpito. Un po’ perché da anni ormai si parla di Costituzione più per descriverne i presunti limiti o malfunzionamenti o per denigrarla in modo anche aperto e sfacciato che per tesserne le lodi e affermarne l’attualità; un po’ perché lo spettacolo era davvero ben fatto e, al termine, poco mancava che mi proponessi come manager della compagnia, per provare a diffonderne quanto più il verbo…un po’ quello che sto facendo in questo momento…
Ma voi vi ricordate i primi articoli della nostra Costituzione? Ho l’impressione che ultimamente non siano così evidenti e condivisi come forse lo sono stati in tempi meno recenti, forse perché, ed è un rischio che segnalo spesso rispetto a tante cose, abbiamo cominciato a darli così tanto per scontati che non riconosciamo più la loro forza e, peggio, non ci accorgiamo che la loro attuazione è spesso incompleta…e, peggio ancora, che qualcuno li butterebbe volentieri a mare.
Vi rinfresco la memoria, limitandomi ad alcuni di quelli che lo spettacolo “Siamo uomini o caporali?” assume come materia di rappresentazione e di riflessione:
Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione; Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; Art. 11. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Niente male, vero? Ditemi se, anche solo eliminando uno di questi articoli, non vi sentireste più scoperti, disarmati, indifesi, “incivili”…sarà anche per questo che il tipo di teatro cui lo spettacolo appartiene viene definito “teatro civile” o “sociale”: si occupa di temi che riguardano la vita della società civile e l’interesse di tutti, cercando spesso di risvegliare l’attenzione su quegli stessi temi.
Peraltro qui il problema non è affermare e difendere il valore nominale di quegli articoli, ma riconoscere che è a partire da quelle parole che è possibile lavorare ad un cambiamento vero dei rapporti sociali. Gli articoli sono, a mio, avviso, un invito ad agire per la loro stessa realizzazione, ci indicano come agire e verso quale scopo tendere. L’obiettivo e il mezzo attraverso il quale perseguirlo.
Lo spettacolo “Siamo uomini o caporali?” si compone di varie scene, ognuna dedicata ad uno dei primi 12 articoli della Carta; una delle caratteristiche è che a recitare sono anche attori con disabilità. La cosa affascinante è che, quasi senza che ce ne accorgiamo, la presenza di questo elemento è già di per sé un modo per far risaltare il valore e le parole della Costituzione stessa: perché si realizza davanti a noi il “miracolo” della creazione della cittadinanza. Al di là degli aspetti di terapia che la pratica teatrale può avere, infatti, il teatro è qualcosa che si fa, e in quanto tale è già un valore. Se in questo fare si coinvolgono persone con disabilità, si producono condizioni di dignità e cittadinanza anche per loro. Questo non è poco…ed è pienamente “costituzionale”!
Mi piace pensare che i Padri Costituenti avessero in mente le implicazioni che possono emergere dal rapporto tra disabilità-cittadinanza-Costituzione: sono implicazioni che ci riguardano tutti, se assumiamo il rapporto della società con le disabilità come superficie sulla quale la società può rispecchiare se stessa ed interrogarsi sui suoi limiti.
E che dire? Contattate l’ “Associazione Culturale Camelot” (ecaldironi@libero.it) e cercate di ospitare nella vostra città lo spettacolo “Siamo uomini o caporali?”: vale più di mille editoriali sull’argomento…
Per rispondermi, invece e come al solito, scrivete a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.
Buon 2 giugno a tutti!

Claudio Imprudente

 

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Testimonianze-Esperienze