Donne forti e donne e basta DONNE FORTI, DONNE E BASTA

01/01/1989 - Mauro Sarti

Aida è una donna sulla sessantina, con i capelli bianchi e un fisico
vigoroso e asciutto. vive in una casa modestissima, che da su una strada molto
trafficata: il suo desiderio sarebbe di avere davanti casa un piccolo passo
carraio per potere portare fuori la figlia con la sua poltrona a rotelle.
Angela è una ragazza-bambina di ventiquattro anni; non si muove, non parla,
emette un mugolio continuo che risuona nel registratore come costante motivo di
fondo della nostra intervista. la madre, che è sola, in quanto ha avuto questa
figlia da un uomo che non si è fatto più vedere, la solleva dal divano letto,
la cambia, la imbocca, le prepara tutti i pasti tritati, altrimenti lei si soffoca.


È soltanto una delle otto "voci" che Giuliana Ronzio e Paola Galli,hanno raccolto nel libro "Madre e Handicap" pubblicato da Feltrinellilo scorso anno. Otto testimonianze drammatiche, intense, falsate talvolta dallapresenza di un marito "che parlava per", dall'avere un microfono cheregistrava implacabile le storie quotidiane di queste famiglie. Un anno dopoPaola Galli torna da Ai-da. Stessa casa, stessa strada molto trafficata. Erarimasta d'accordo che sarebbe tornata a trovarla, era uno dei casi che l'avevamaggiormente colpita. "Angela è morta, lasciatemi in pace... non vogliopiù sapere niente!". Una storia tragica, una donna sola, una figliagravemente handicappata,... un rapporto simbiotico con la figlia. Paolo eGiuliana non sono riuscite durante l'intervista ad isolare all'interno del filonarrativo la vita di Aida da quella di Angela "come se questa donna dallapersonalità così spiccata, dal senso di autonomia dall'uomo ben preciso, nonriuscisse proprio a esistere senza que-
sta presenza fissa della figliola". Giusep-pina, losca, Eleonora, Paola,raccontano altre storie. Alcune più serene, altre soltanto diverse. Un mondo di"mamme" protagoniste e possessive, di donne forti. Ma soprattutto didonne... e basta!, non troppo dissimili dalle altre.
Giuliana Ponzio e Paola Galli sono amiche da tempo. Si sono conosciute a scuola,all'Istituto Tecnico Einstein di Firenze, dove entrambe insegnano storia eletteratura. Giuliana, divorziata, ha una figlia, Alessandra, di 28 anni. Haaiutato la madre nella stesura di questo libro anche se in famiglia avevanoreagito un po' male a questa collaborazione, temendo che il trovarsi a confrontocon tante "storie tristi" avrebbe influito negativamente su di lei,sul suo handicap. Alessandra, infatti, è stata colpita da una tetraparesispastica e questo le comporta una certa difficoltà nello spostarsiautonomamente, nel prendere i mezzi pubblici,...
Tutte barriere che comunque è riuscita a superare, comprese quelle culturali.Alessandra è iscritta alla facoltà di Psicologia ed è in attesa di un figlio.Per Giuliana la presenza dell'handicap in una famiglia deve essere visto insenso emancipante. "Bisogna cercare di vedere l'handicap con degli occhipositivi e per fare questo non può' essere sufficiente il buon senso, il sensocomune. Bisogna avere il coraggio di andare controcorrente e di ragionare concriteri diversi. Molte madri poi si nascondono dietro al fatto di avere figlihandicappati per cercare di evitare qualsiasi sforzo per loro stesse. Potrebbeessere utile al contrario utilizzare anche strade "più maschili"rivolte a combattere un certo eroismo che ancora arde in molte di queste madri.Non bisogna avere paura di farsi aiutare!
In "Madre e handicap" non si parla di servizi, di struttureassistenziali, non era questo l'obiettivo delle autrici. Il taglio èsoprattutto psicologico, sono numerose le citazioni di Freud nella prima partedel libro ed anche i capitoli che introducono le interviste alle madri sonostate costruiti in base a questi criteri. Quello su "Il rapporto con l'uomo"è stato curato da Paola Galli. 52 anni, Paola abita in un quartiere popolaredi Firenze dove ha sede la comunità di base de L'Isolotto, una delle tantecomunità sparse per l'Italia che si riconoscono nell'area della sinistracattolica. L'intervista a Patrizia è indicativa sul dato comune che le autricihanno riscontrato nel rapporto madre/marito: "Questo rapporto cheattraverso le parole di entrambi, si rivela davanti a noi sereno e affettuoso, eche quindi risulta un elemento rassicurante per lei, nasconde però al suointerno il pericolo di sempre, quello cioè di porre la donna in una posizionedecisamente subalterna. Come non interpretare così le frasi e l'atteggiamentodi Patrizia, che tendono sempre a ribadire quello che Carlo dice? La figuramaschile appare ancora una volta come il canale attraverso il quale vienevissuto il rapporto con l'esterno: la gente, le istituzioni, ecc. ma anchel'elemento determinante del modo come è stato impostato il rapporto tra igenitori e il figlio (sereno e tendente a sdrammatizzare). La fiducia e lostimolo a vivere l'esperienza dell'handicap in modo meno ansioso per la presenzadel marito - sembrano essere pagati da Patrizia con questo ruolo di"spalla", che smorza i suoi gesti e lascia a volte in sospeso, comesfocate, le sue parole ("Lui con questo suo modo... non c'è gusto; ineffetti si parla dei problemi; ma in quanto arrivare a litigare..."); gestie parole che lasciano presupporre una vivacità interiore, una voglia di esserese stessa che abbiamo visto soltanto affacciarsi timidamente qua e là".
Giuliana Ponzio e Paola Galli erano partite dal presupposto che l'handicapcostituisse una formidabile presa di coscienza per uno stravolgimento dei valoritradizionali più triti e conservatori. Non è stato così. Nella maggioranzadei casi l'handicap era solo l'aggravante, la disgrazia imprevedibile, la croce.Ma per Paola Galli non ci si deve arrendere davanti al discorso trainante legatoalla "diversità" dell'essere donna. "Il problema dell'handicapè in parte riconducibile al movimentofemminista. Oggi per le donne le cose sono molto cambiate, e la stradina. Non è lo stesso perl'handicap, ed anche il movimento delle donne deve avere un ruolo in questosenso e non può pensare di arrestarsi proprio ora".
La storia di Paola (non l'autrice del libro) è avvincente e positiva. Ha trefigli di cui una, Claudia, è mongoloide. "Vivo in un mondo dove le personeche frequento non vivono la diversità come un problema...; quando capisci cheun albero può essere dritto o storto, ma è sempre un albero...A quel punto lìè la società inadempientem non siamo noi, io e Claudia".
Ma tu veramente no ti sei sentia mai sola in questa storia?
"Una volta che avevo accettato la bambina e avevo detto che era mia, nonvolevo nessun aiuto. Mio marito era in casa, le voleva bene, ma dai dottori l'hoportata sempre io e forse non perchè lui non lo volesse fare, ma ero io che nonglielo permettevo. Io credo che bisogna avere degli interessi oltre ai figli; ioora ho cominciato a muovermi. A volte ci si fa prendere della pigrizia, dallastanchezza..."
Dai ricatti sentimentali...
"Si, è vero, a volte bastano due giorni; fa bene a loro e fa bene a noi.Quando mi sono assentata per due giorni la scorsa primavera, loro, mio marito edue figlie, sono sopravvissuti".

Pubblicato su HP:
1989/3