Disabilità da raccontare e per raccontarsi - Superabile, marzo 2009 - 1

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Spesso appunto su un foglio gli argomenti di cui mi piacerebbe scrivere, per non dimenticarli e, lo ammetto, per poter rimandare la stesura dell’articolo a tempo indeterminato, dedicandomi nel mentre ad altro…
Altrettanto spesso però sono gli eventi che si presentano con una puntualità tale da eliminare ogni parvenza di casualità e quasi costringermi a riprendere in mano un argomento appuntato magari mesi prima.
Questo articolo nasce appunto da una coincidenza simile, l’incontro tra una vecchia idea, uno stimolo esterno ed un incontro recentissimo: l’idea di affrontare l’argomento scrittura; lo stimolo di una lettrice-ammiratrice, che mi invita a parlare dello “scrivere” ispirandomi ad una frase di Lucio Dalla: “Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico/ e come sono contento/ di essere qui in questo momento/ vedi, vedi, vedi, vedi,/ vedi caro amico cosa si deve inventare/ per poterci ridere sopra,/ per continuare a sperare”; la partecipazione, qualche giorno fa, ad un convegno a Roma, alla Camera dei Deputati, parte iniziale di un progetto ben più ampio e interessantissimo, dal titolo "Non può il silenzio – La disabilità da raccontare e per raccontarsi" (un laboratorio integrato di scrittura che porterà degli studenti, disabili e non, a confrontarsi con la scrittura e il fascino del racconto, pensato e realizzato dall’Associazione 2SMART e dall’Associazione Magic Pictures in collaborazione con l'Associazione Fuori Contesto. Per info sul progetto: Silvia Belleggia, Magic Pictures; belleggia@gmail.com)
Insomma, ero costretto dai fatti e, ora, sono consapevole che lo spazio è poco per affrontare un tema così vasto. Lo avvicinerò comunque, in due modi.
Intanto vorrei raccontarvi una vicenda apparentemente banale, ma che, ripensata dopo tanti anni, ha forse rappresentato lo stimolo originario dal quale sono partito per scrivere fiabe e libri che parlassero di disabilità e diverse abilità.
La prima volta che mi hanno raccontato la favola di Biancaneve, giocai al toto-nano: volevo indovinare quale dei sette nani l’avrebbe sposata! Ma le mie attese sono state deluse dall’arrivo del bel principe azzurro: era come se Biancaneve venisse salvata da una situazione “sbagliata”, “non perfetta”, ovvero dalla convivenza con l’inferiorità, rappresentata dai nani, per poi tornare a una situazione di normalità. Questo ha fatto sì che il principe mi risultasse sempre particolarmente antipatico, ingrato e superficiale, insomma, il prototipo del “normo-dotato grave”. Così, da scrittore, mi sono impegnato a smontare questo mito della normalità e la rigidità con la quale così facilmente dividiamo il mondo in categorie troppo definite: l’ho fatto attraverso racconti semi-realistici (quelli della mia vita…), racconti di finzione, articoli…
In secondo luogo, ricollegandomi qui all’incipiente laboratorio di scrittura di Roma cui accennavo sopra, vorrei fare un cenno ad un aspetto che mi sta molto a cuore e che nel mio gruppo di lavoro abbiamo sperimentato con successo, ovvero quello di considerare l’aspetto biografico del singolo individuo come elemento narrativo che si può aggiungere ad una narrazione di finzione e fantastica, così rafforzandola. Nell’incontro con una persona c’è sempre l’incontro con il suo passato e vissuto personale, che ci comunicano la sua storia. Ovvero le sue storie personali ed inter-personali che fanno del protagonista un racconto di unicità e coralità ad un tempo.
Lo strumento narrativo-biografico è particolarmente potente proprio quando riesce a coniugare l’esposizione del proprio mondo interiore con la volontà di mettersi in comunicazione con il mondo esterno, rendendo visibile l’identità della persona, con tutti i rischi e le difficoltà che il “mettersi in piazza” può comportare. Questa è un tipo di visibilità ben diversa da quella mediatica: tanto quest’ultima recide i legami con il contesto per vivere di vita propria e si impone come protagonismo assoluto, quanto l’altra si alimenta di connessioni silenziose, di percorsi più sotterranei che arrivano in superficie dopo aver subito un profondo lavorio interiore.
La lettrice che mi proponeva un articolo sulla scrittura, aggiungeva nella sua lettera: “scrivere” è la migliore medicina...tira fuori la parte migliore di noi....se noti nessuno ha più voglia di scrivere....(nemmeno i propri sentimenti...)”. Se avete voglia di smentirla e di farmi conoscere quale è il vostro rapporto con la scrittura o i vostri risultati, rispondete come sempre a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.

Claudio Imprudente