Disabili e università

01/01/1999 - Marco Cundari

Il processo di integrazione delle persone con disabilità è sostenuto in Italia da alcune chiare disposizioni normative. Con la legge-quadro 104/92, in particolare, l'impegno verso un percorso integrativo ha subìto una svolta e l'attività di tutte le istituzioni, dal livello locale a quello centrale ha trovato una precisa direzione.
Nello specifico del diritto allo studio, di cui ci occuperemo in questo articolo, l'art.12 sancisce al comma 2 che "è garantito il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie".
Non ci addentremo in questa sede a discutere la molteplicità di significati del termine "integrazione", tuttavia va individuato che per la legge "l'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione".
Il possibile conflitto tra il criterio di valutazione del profitto (implicitamente richiesto dalle scuole) e la potenzialità di sviluppo e miglioramento di competenze sociali e relazionali portano le istituzioni deputate alla formazione a chiedersi, forse anche troppo spesso, la ragione di un inserimento in un contesto che da un punto di vista del solo profitto creerebbe frustrazione e disagio.
Fortunatamente, la molteplicità di esperienze portate avanti in Italia e nel mondo danno una risposta chiara a questo tipo di perplessità.
Il solo inserimento è in grado di far maturare la scuola verso percorsi di accettazione delle diversità e di creazione di competenze relazionali proprie di contesti fatti da diversità più o meno complesse.
Secondo quanto riportato nella relazione annuale del Ministero della Pubblica Istruzione al Parlamento nel 1997 su un totale di alunni di 7.709.183 compresi tra la scuola materna e la scuola secondaria è stato effettuato un inserimento di 113.133 studenti con disabilità.
La percentuale di inserimento (si badi bene non d'integrazione) nella scuola materna è dell'1,06%; diventa dell'1,87% nelle scuole elementari, si passa al 2,45% per le scuole medie, per cadere infine allo 0,49% nelle scuole secondarie.

La mancanza di dati

Non esistono invece dati ufficiali circa l'inserimento di persone con disabilità all'interno delle università italiane. Perché?
Innanzitutto il processo formativo passa di competenza dal Ministero della Pubblica Istruzione al Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (M.U.R.S.T.).
Non essendoci per l'Università l'obbligatorietà, risulta evidente che l'entità del problema si riduce.
Mancando dati ufficiali (salvando alcune sporadiche situazioni) è lecito chiedersi se esista una rappresentazione sociale del problema da parte dell'Istituzione Universitaria che ne motivi la ricerca stessa di una soluzione e l'esigenza di dati certi sui quali basare i propri interventi.
Volendo fare una stima dei potenziali utenti universitari, sulla base dei dati di coloro che hanno frequentato le scuole secondarie nel 1997 vediamo che:
561 sono con minorazione della vista;
1433 con minorazione dell'udito;
9876 con minorazione psicofisica prevalentemente fisica.
Di questi ultimi assumiamo che il 30% (circa 2962) possa accedere a studi universitari, avremmo che:
- nell'A.A. 1997/1998 avremmo dovuto avere circa 4956 studenti inseriti nelle varie università italiane.
In percentuale la potenziale popolazione sarebbe costituita dal:
12% di studenti con minorazione visiva,
29% con minorazione uditiva,
59% con minorazione prevalentemente fisica.
Un'analisi reale della situazione ci viene data dalla singola Università di Padova dove ha sede la prima commissione "Disabilità ed Handicap" universitaria.
Su 66.000 iscritti, 289 sono studenti con disabilità. Di questi:
19% con minorazione visiva,
8% con minorazione uditiva,
50% con minorazione motoria,
22% altro.
Se operiamo un confronto con la distribuzione percentuale da noi ipotizzata sulla base degli studenti delle scuole superiori, possiamo convenire che esiste una buona approssimazione tra le due distribuzioni percentuali, pertanto quei dati ipotetici possono essere considerati approssimativamente corretti.
Lo scarto più evidente è rappresentato dalla categoria "minorazione uditiva" che nella realtà padovana è rappresentata dal solo 8%. Questo dato può essere interpretato (nei limiti della validità di queste nostre inferenze) come "mortalità scolastica" a carico delle persone con disabilità uditiva.
Nella nostra esperienza, è un dato che trova un riscontro a causa della complessità di inserimento di studenti con problemi di sordità soprattutto profonda.

Una nuova legge

Certamente negli ultimi anni il numero di persone con disabilità che si iscrivono all'università è aumentato. E' difficile stabilire se sia il risultato di una pressante attività culturale portata avanti dalle associazioni o se sia il risultato di un miglioramento dei servizi universitari.
Ciò che è certo è che dopo 7 anni dall'emanazione della legge quadro è stata promossa da alcuni deputati di centro sinistra e di centro destra una modifica della legge stessa nel senso di introdurre maggiori specifiche per gli studenti universitari con disabilità.
La legge 17/99 (modifica alla 104/92), che almeno su un piano normativo introduce delle interessanti agevolazioni per gli studenti disabili, proponendo un sistema organizzativo maggiormente mirato alla persona (con l'istituzione del tutoraggio e la facilitazione delle prove d'esame anche con l'uso di adeguate attrezzature), ci mette in "stand-by" sui potenziali cambiamenti che seguiranno.
L'impressione generale, comunque, ad oggi è che esista una tutela del diritto allo studio solo fino alle scuole superiori (e neanche tanto) e che il riconoscimento dell'individualità delle persone con disabilità, con le loro specifiche esigenze di studio, non sia praticabile nel dispersivo e complesso mondo universitario.
Le modifiche proposte vanno, infatti, nel senso di un riconoscimento di una specificità di studio e di una specificità di esigenze formative indipendentemente dall’appartenenza ad una categoria.
L'esperienza dell' Associazione S.I.D.-Servizio Informazione Disabili, della quale io faccio parte, ci rivela un'effettiva difficoltà da parte dell'Università di recepire e prendersi carico delle molteplici e diverse richieste che uno studente con disabilità rivolge.
Forse anche l'assenza di una specifica competenza nel lavorare con persone con disabilità comporta il riproporre interventi di supporto che sono, per lo più, il risultato di ciò che si pensa sulla disabilità, seguendo uno stereotipo, e non sulle esigenze reali dello studente Bianchi, studente con disabilità.
In questo senso anche le statistiche periodicamente riproposte sulle dimensioni dell'inserimento non ci possono aiutare sulla programmazione di strategie di intervento efficaci.
I presupposti della realizzazione di un'effettiva integrazione degli studenti disabili universitari (e non del solo inserimento) restano sempre nella possibilità che l'università dà e darà di attaccare la propria struttura culturale-organizzativa.
Ciò significa:
1) investire soldi per attrezzature e servizi (ed è probabilmente l'aspetto meno impegnativo);
2) farlo "pensando" verso chi vengono investiti, "riflettendo" su quali siano le condizioni migliori che ne consentano l'uso, "programmando" strategie d'intervento adeguate (ed è già più complesso perchè richiede competenza);
3) far entrare la cultura delle disabilità nell'Istituzione, consentire, cioè, che l'università (docenti, amministrativi, ecc.) pensino prima e programmino conseguentemente tenendo conto di esigenze di gestione di bisogni diversi.
Ho paura, però, che i pensieri, di questi tempi, abbiano un costo superiore a qualsiasi attrezzatura o servizio.

* Psicologo, responsabile settore ausili informatici per lo studio
e-mail:marcocundari@tiscalinet.it
Sid-Servizio Informazione Disabili
Via dei Marsi 78, c/o Facoltà di Psicologia 00185 Roma
Tel. 064991-7703/7782, Fax 064451667 (specificare "all'attenzione del SID)

Pubblicato su HP:
1999/71