Disabili ad Hebron

01/01/1998 - Tino Bilara

Cooperazione internazionale e disabilità/ Un'esperienza di cooperazione ad Hebron, in Palestina, due centri diurni e uno residenziale rivolto ai bambini disabili. Le difficoltà dovute alla mentalità e alla situazione politica. Intervista a Monica Mazzotti, coordinatrice GVC-Palestina


D. In cosa consiste il progetto per cui stai lavorando in Palestina? Lo puòdescrivere?

R. È un progetto di sviluppo della durata di 3 anni a favore dei disabilipsico-fisici del Distretto di Hebron. Il programma coinvolge 3 centri cheappartengono a due ONG Palestinesi e il G.V.C. (Gruppo di Volontariato Civile)Bologna. La Palestinian Red Crescent Society con il Centro di Fisioterapia el'Istituto Al-Rajà. Il primo è un centro diurno che fornisce servizi difisioterapia e di protesi a tutta la popolazione del Distretto di Hebron. Ilsecondo centro è un istituto che ospita 60 bambini dai 5 ai 17 anni conhandicap psichici lievi e medi. Si tratta di un centro diurno per 40 di loro eresidenziale per gli altri che risiedendo in villaggi lontani tornano a casa unavolta alla settimana. Il centro sviluppa attività educative e di formazionelavoro attraverso alcuni laboratori (tessile, ricamo, bamboo) e lavori agricoli.
Il terzo centro é l'Istituto Al-Ihsan della Al-Ihsan Charitable Society ed éun centro residenziale per 70 bambini dai 3 ai 12 anni con handicap psico-fisicigravi.
Il progetto prevede, nell'arco di 3 anni, attività di ristrutturazione deicentri, corsi di formazione e specializzazione per il personale locale,inserimento, attraverso borse di studio e borse-lavoro di nuove figureprofessionali (terapisti occupazionali e logopedisti), fornitura di materialedidattico e ricreativo, allestimento presso l'istituto Al-Rajà e Al-Ihsan di undipartimento di terapia occupazionale e di una ludoteca, potenziamento deilaboratori e ampliamento delle attività agricole con la costruzione di unaserra per le attività di formazione professionale e avviamento al lavoro,attività di sensibilizzazione a livello comunitario sui temi della disabilitàper il loro inserimento sociale e nel mondo del lavoro e attività di formazioneper le famiglie dei disabili.

D. Come è nata l'idea?

R. Nel febbraio del 1994 Hebron fu teatro di una terribile strage da parte diun fanatico ebreo che entrò all'interno della Tomba dei Patriarchi e ammazzò29 persone. A seguito di questo fatto alcuni paesi europei, fra cui l'Italiadecisero di essere presenti con una Forza Temporanea di Interposizione Pacifica(TIPH) con lo scopo di monitorare la situazione e individuare possibiliinterventi di sviluppo. Il G.V.C., che opera in Palestina dal 1990 stavarealizzando un progetto di Riabilitazione su Base Comunitaria (CBR) nel nord delpaese, fu contattato dai responsabili della TIPH che sollecitarono un suointervento a favore dei disabili psico-fisici a Hebron. Il personale in loco delGVC e la rappresentante del COCIS (federazione delle ONG italiane) individuaronoi tre centri coinvolti nel progetto, realizzarono lo studio di fattibilità epresentarono il progetto all'Unione Europea per il finanziamento. Il progettoprevede anche la presenza di Enterpueblos, una ONG spagnola che interviene conattività di informazione e sensibilizzazione in Spagna.

D. Che tipo di intervento effettuate?

R. Le attività del progetto sono diverse e cambiano da centro a centro. Perquanto riguarda il Centro d Fisioterapia forniamo equipaggiamenti fisioterapicie realizziamo interventi di ristrutturazione della struttura. Inoltre, sonopreviste borse di studio per la specializzazione del personale e borse lavoroper giovani assistenti fisioterapisti (copriamo l'ultimo anno di studi e i primisei mesi di lavoro dopo di che vengono assunti dal centro).
Per quanto riguarda il Centro Al-Rajà interveniamo con corsi di formazione perla riqualificazione professionale del personale, interventi di potenziamento deilaboratori e delle attività agricole, attività di formazione rivolte allefamiglie e alla comunità , allestimento di un dipartimento di terapiaoccupazionale e di una ludoteca e inserimento, grazie a borse di studio, dilogopedisti e terapisti occupazionali.
Ad Al-Ihsan per lo più il nostro intervento si concentra sulla riqualificazioneprofessionale del personale, l'introduzione di logopedisti e terapistioccupazionali e la riorganizzazione degli spazi e della metodologia del lavoro.Inoltre, svilupperemo attività di informazione e formazione per le famiglie inmodo da facilitare il reinserimento del disabile all'interno della comunità.

D. Qual è la vostra filosofia di lavoro nel campo di progetti comequesto?

R. La filosofia di base é quella della Riabilitazione su Base Comunitaria (CBR)promossa dall'OMS per i Pvs (Paesi in via di sviluppo) . Si tratta di unapproccio che sviluppa la partecipazione comunitaria. Si promuove la nascita dicomitati all'interno dei villaggi che realizzando attività di supporto ericreative, favoriscono l'inserimento del disabile all'interno del tessutosociale (visite domiciliari, training alle famiglie, abbattimento delle barrierearchitettoniche, attività ricreative, inserimento scolastico...). Visto chel'inserimento sociale é lo scopo principale del nostro intervento, abbiamocreato una rete di collaborazione con tutte le Ong, le università e i comitatidi villaggio che operano nel settore in modo di favorire, al temine del percorsoformativo ed educativo del disabile, il suo reinserimento ed integrazionesociale.
Inoltre, abbiamo creato una forte collaborazione con le 3 università deldistretto sud in modo da utilizzare al meglio le competenze locali e lepossibilità tecniche che il territorio ci offre.

D. In che contesto politico e sociale operate?

R. La situazione politico e sociale in Palestina é molto difficile edestremamente complicata. Il popolo palestinese sta subendo da 50 anni unaterribile occupazione militare da parte israeliana. In Europa si pensa che congli accordi Oslo sia nato lo Stato palestinese. In realtà non è così.L'Autorità Nazionale Palestinese a tutt'oggi, a 5 anni dalla firma degliAccordi Oslo, esercita un potere amministrativo su parte della Striscia di Gazae su sette città della Cisgiordania. In totale, il territorio sottoamministrazione civile palestinese rappresenta solo il 6% del totale deiterritori Occupati. Con l'avvento del governo Nethanyau il processo di pace siè arrestato e questo ha determinato una forte crisi economica e sociale fra lapopolazione araba. Hebron poi è una realtà del tutto particolare in quanto èl'unica delle sette aree autonome nella quale vi è ancora una presenza militareisraeliana in difesa dei coloni che vivono all'interno della città vecchia. Perquesto motivo, la tensione è molto alta e la città è teatro di scontriviolenti quasi quotidiani. Per quanto riguarda il contesto culturale, ilDistretto di Hebron è sicuramente quello più tradizionale, dove le politichedi integrazione rivolte ai disabili sono meno sviluppate. Si tratta di unasocietà molto chiusa dove i rapporti famigliari, a livelli di clan, sono quelliprincipali. A causa della difficile situazione economica che la Palestina staattraversando si stanno rafforzando tradizioni e pratiche di tipo tradizionaleche erano state abbandonate, come il matrimonio fra consanguinei. Questo tipo dialleanze matrimoniali sono funzionali al rafforzamento della famiglia e evitanolo spezzettamento dei patrimoni famigliari. Lavorare a Hebron è quindi moltopiù difficile che farlo nelle altre zone palestinesi, soprattutto quando siopera nel sociale dove ci si scontra quotidianamente con la mentalitàtradizionale che rende più difficile l'affermarsi di nuovi approcci emetodologie di sviluppo.

D. Che cosa manca in Palestina, quali sono le maggiori difficoltà cheavete incontrato?

R. Il maggior ostacolo è dettato sicuramente dalla situazione politica chelimita e condiziona ogni aspetto della vita delle persone. Il popolo palestinesenon ha uno Stato e la PNA (Palestinian National Authority) gestisce un'autoritàlimitata a cinque aree funzionali sul 6% del territorio (educazione, cultura eturismo, sanità, tributi e servizi Sociali). Inoltre, la striscia di Gaza e lesette aree autonome della Cisgiordania non hanno nessun tipo di collegamento fradi loro (gli abitanti di Gaza non possono uscire e quelli della Cisgiordania nonpossono entrare) sono dei Bantusan (isole territoriali). Si sono creati deidoppi Ministeri (uno a Gaza e uno in Cisgiordania) e questa situazione rendeimpossibile attuare delle politiche uniformi e coordinate. Il settore sanitarioè senza dubbio quello più complesso che sta attraversando un periodo digenerale riorganizzazione. Le Ong sanitarie palestinesi hanno fornitol'assistenza sanitaria alla popolazione durante tutto il periododell'occupazione sviluppando una rete di centri di cura in tutti i territorioccupati. Ora il Ministero della Sanità sta cercando di creare un sistemanazionale che presuppone, in molti casi, l'assorbimento di queste precedentistrutture. Ovviamente si tratta di un processo delicato e lungo. Per quantoriguarda il settore della riabilitazione, è l'unico che la PNA continua adelegare completamente alle Ong in quanto non ci sono fondi pubblici . Si sonocreate delle reti regionali e un Comitato Nazionale composte da Ong palestinesie rappresentanti dei Ministeri della PNA con lo scopo di elaborare le linee diintervento e la pianificazione del settore ma, come si può ben immaginare, èestremamente difficile che non si creino sovrapposizioni e duplicazioni diinterventi.
L'occupazione militare poi limita enormemente I diritti della popolazionepalestinese che non può muoversi liberamente e a causa delle frequenti chiusuredei territori occupati per motivi di sicurezza, è difficile pianificare leattività e spesso si è completamente bloccati. Questo è molto difficile dalpunto di vista psicologico in quanto non si può mai sapere quello che succede espesso lunghi periodi di lavoro e preparazione sono vanificati da questo tipo dieventi. Per quanto riguarda il progetto, la difficoltà maggiore che abbiamo ètrovare centri per la formazione professionale per logopedisti. In tutta laPalestina non esistono corsi di laurea o scuole per questo e le uniche presentisono in Giordania e in Egitto. Inoltre, come conseguenza del particolare climapolitico e situazione politica che si vive, è molto difficile pianificare leattività. Bisogna imparare a convivere con l'esigenza di riorganizzare emodificare tutto continuamente.
Un altra cosa che manca e che limita l'efficacia degli interventi in questosettore è una legge sui portatori di handicap che riconosca loro i diritti diaccesso all'educazione, al lavoro e all'inserimento sociale. In questi anni sononate molte organizzazioni di disabili con lo scopo di sensibilizzare l'opinionepubblica e realizzare una lobby politica al fine di ottenere un buon strumentolegislativo. La legge, elaborata in cooperazione con queste organizzazioni,purtroppo non è ancora pronta e questo ritardo limita molti interventi. IlMinistero dell'Educazione ha iniziato dei progetti pilota per l'inserimento dibambini disabili all'interno delle scuole che però, in mancanza di una legge,rimangano delle iniziative sporadiche.

D. Qual è l'atteggiamento culturale predominante in Palestina verso lepersone disabili?

R. Qui è necessario fare una precisazione. Nella mentalità tradizionalearaba la disabilità è vissuta come una stigmate, un segno del castigo divino.Per questo la presenza di un disabile in famiglia è una disgrazia per tutti icomponenti: i fratelli e le sorelle faranno fatica a sposarsi e questo, in unacultura tradizionale, significa essere emarginati. Quindi in genere i disabilivivono chiusi all'interno della famiglia senza nessuna possibilità diintegrazione. Questo è valido soprattutto per i portatori di handicap psichici.L'Intifada, con il suo alto numero di feriti, ha modificato in partel'atteggiamento dei disabili fisici che si sono trasformati, in molti casi, ineroi nazionali. Questo tipo di mentalità nelle regioni del nord e del centrodel paese si è parzialmente modificata a favore di un approccio a favoredell'integrazione e della partecipazione del disabile alla comunità. Un grossolavoro a questo proposito è stato fatto dalle tante ONG palestinesi edinternazionali che hanno lavorato a livello comunitario. La regione di Hebron,rappresenta l'area più arretrata da questo punto di vista a causa del piùforte radicamento della mentalità tradizionale.

D. Quali altri progetti per disabili esistono in Palestina?

R. I progetti nel settore della riabilitazione sono tantissimi in quantoquesto settore, a causa anche dell'emergenza creata dall'Intifada, é ancora unapriorità per la popolazione palestinese. Inoltre non bisogna dimenticare che idisabili rappresentano il 3% della popolazione. Purtroppo, la mancanza di unostato e la frammentazione territoriale spesso rende difficile venire aconoscenza di tutti gli interventi, scambiarsi le informazioni ed evitareinutili duplicazioni. Per evitare tutto questo le ONG palestinesi, incoordinamento con i responsabili governativi del settore, hanno creato 3Comitati Regionali sull'Handicap che a loro volta danno vita ad un ComitatoRegionale che si occupa di rilevare i bisogni ed elaborare le strategie diintervento. Per quanto riguarda le ONG internazionali, c'é da sottolineare untentativo recente molto interessante di coordinamento più organizzato epuntuale. Infatti da circa 4 mesi si é creato un Comitato delle ONGInternazionali che lavorano nel settore della riabilitazione con lo scopo discambiarci le informazioni, le esperienze, discutere di strategie di sviluppo equando possibile, elaborare un approccio e delle strategie comuni.

D. Vi ponete il problema di sensibilizzare l'opinione pubblica italianasull'argomento? Se si in che modo?

R. Informare l'opinione pubblica italiana della situazione politico e socialedei paesi in cui interveniamo é essenziale per far conoscere la realtà dei PVSe creare un legame di solidarietà e scambio. Uno strumento importante èrappresentato dalle attività di Educazione allo Sviluppo che Il GVC realizza inItalia con le scuole e con altre organizzazioni di base.
Anche per il nostro progetto si sta sviluppando un'ampia attività diinformazione e supporto. Innanzitutto all'interno del GVC si é creato uncomitato scientifico di supporto al progetto composto da esperti del settore cheseguono le attività e realizzano missioni di valutazione. Le esperienzeitaliane spesso possono darci degli spunti per la soluzione di alcuni problemi ol'adozione di alcune strategie (ovviamente sempre riadattate e riformulate allarealtà specifica palestinese).
Questo gruppo, insieme al CDM (Centro di Documentazione Multimediale) del GVCdarà vita ad una campagna di sensibilizzazione sul progetto attraverso larealizzazione di attività di diverso tipo (produzione di materiale informativo,cene, attività culturali, dibattiti….).
Un'altra cosa interessante é che durante il mese di agosto il GVC, incooperazione con il Gruppo YODA di Bologna, realizzerà un intercampo per ungruppo di 20 persone che per 2 settimane verranno coinvolte attivamente nelleattività del progetto. Questo sarà un momento molto importante di solidarietàinternazionale che darà la possibilità a queste persone di avere un contattodiretto con il mondo della cooperazione e con la situazione politica e socialedel paese.

D. Operare nel sociale in Italia e in paesi in via di sviluppo: qualinessi, quali discordanze.

R. Io trovo "naturale" che le strategie, le sperimentazioni, lepolitiche sociali dei vari paesi trovino dei punti di contatto e di scambioreciproco. È molto importante, avere la possibilità di mettere in contattoesperienze diverse che spesso hanno radici e percorsi comuni. Questo èparticolarmente vero per il settore dell'handicap. Al di là delle differenzeculturali di ogni paese, che bisogna sempre tenere in considerazione, il rifiutodella diversità è un elemento culturale che accomuna quasi tutte le culture.Cercare di capire quali strumenti si possono utilizzare e quali strategieadottare al fine di contribuire a modificare questo atteggiamento, penso possaessere estremamente utile. Scambiandosi le informazioni e le esperienze sipossono individuare dei punti di contatto e di forza che possono aiutarci nellungo e difficile processo verso società che riconoscono pari dignità, dirittied opportunità ai soggetti che in genere vengono emarginati . Ovviamente leesperienze esterne devono essere rielaborate nel rispetto della cultura localein cui si opera. Un altro aspetto importante è che gli scambi con l'esterno perla popolazione palestinese sono estremamente importanti, in quanto è unostrumento per rompere l'isolamento a cui sono sottoposti e sentire vicini altripopoli in una fase così difficile della loro esistenza. Per i miei colleghiavere contatti con l'esterno è rompere, almeno dal punto di vista psicologico,l'isolamento creato da 50 anni di occupazione militare e di negazionedell'esistenza di un popolo intero.