Diritto al lavoro

19/01/2011 - Stefania Mimmi e Lorella Piconi
Immagine 011.jpg

Come CDH abbiamo partecipato al Convegno di Handimatica 2010.
In questo convegno si è parlato molto dell’opportunità di mettere al centro la persona con diversamente abile.
Io sono abbastanza d’accordo con questa tesi, perché la persona con disabilità si può rendere conto dei propri errori ed la persona normodotata impara a conoscere il mondo della disabilità in modo più significativo, attraverso lo sviluppo di una relazione più diretta.

Io credo che il lavoratore normodotato che si trova a lavorare con la persona disabile, impara a conoscere il tema delle abilità e dei limiti. Il lavoratore con disabilità, invece, ha la possibilità di conoscere il proprio grado di autonomia e comunicare quello che pensa di un argomento ai propri colleghi per confrontarsi con loro.

La parte nella quale mi sono sentita più attiva è stata quella in cui ho condotto il laboratorio sui diritti della persona con disabilità, in particolare sull’inserimento lavorativo.
Il laboratorio consisteva nel simulare una tribuna politica, dove due gruppi contrapposti si confrontavano sulla legge riguardante l’inserimento lavorativo di una persona con disabilità. I gruppi, uno favorevole e l’altro contrario, esprimevano i motivi che li spingevano a sostenere o meno la legge. Le due parti, ad un certo punto, invertivano il loro ruolo ed i favorevoli diventavano contrari e viceversa. Finita la tribuna politica si è aperto il dibattito.
Le motivazioni principali del sì sono che i disabili hanno delle risorse e delle abilità e possono quindi lavorare. Le motivazioni del no sono invece che i disabili costano tanto e producono più lentamente dei normodotati.
Io penso che se un disabile trova il luogo giusto, possa sentirsi gratificato per il lavoro che fa per gli altri e per se stesso e, inoltre, possa svolgere un lavoro utile e produttivo.
Credo sia fondamentale un buon clima lavorativo, dove rapportarsi serenamente con i propri colleghi e dove la comprensione reciproca sia la base stabile della collaborazione.
Io, per fare un esempio, da tanti anni lavoro al CDH di Bologna e questo dimostra che anche un disabile può cercare di impiegarsi in un lavoro utile per gli altri ma anche per se stesso.
Un altro punto fondamentale per l’inserimento del lavoratore con disabilità riguarda sicuramente gli spazi, contesti adeguati che possano garantire una maggiore autonomia, tanto per il movimento quanto per la libertà di concentrazione.
Naturalmente parlando di spazi e contesti, devo sottolineare l’importanza delle infrastrutture in generale: bagni ampi e adeguati per i diversi tipi di deficit, rampe d’ingresso per il passaggio delle sedie a rotelle, ascensori, porte ampie, tavoli che possano facilitare l’accesso alle postazioni di lavoro.
Sarebbe curioso verificare diversi uffici e luoghi di lavoro, per vedere come sono realmente organizzati per quanto riguarda l’accoglienza dell’eventuale lavoratore disabile.

Il laboratorio ha permesso di raggiungere l’obiettivo proposto: stimolare una riflessione e permettere di affrontare il problema senza pregiudizi o preconcetti, ma verificando tutte le sfumature.
 

L'esperienza di Lorella

Riguardo alla mia esperienza lavorativa, all’inizio mi sono sentita come se avessi avuto delle risorse inesplorate cioè, quando ho cominciato a lavorare, avevo una sorta di paura di non potercela fare, perché per me fare l’animatrice nelle scuole, era una cosa nuovissima.
Poi, anno dopo anno (ormai sette!), la paura è passata e ho scoperto abilità che non pensavo di avere. Nel tempo mi sono assunta delle responsabilità che prima non avevo e ho raggiunto anche una certa autonomia, utilizzando anche ausili vari per superare le difficoltà.
Nel mio lavoro metto molto impegno, perché mi piace e mi soddisfa.
Ovviamente non lo svolgo da sola ma insieme ad altri colleghi, ognuno con il proprio ruolo, diversi e complementari.
Come disabile, spesso, sono vista dalla società come persona che non produce e che rallenta attività lavorativa, inoltre risulto costosa.
Questi anni di lavoro, però, dimostrano che un investimento iniziale permette poi di raggiungere una certa autonomia e, quindi, diminuire i costi.
Il percorso che mi ha permesso di scoprire le mie abilità lavorative è stato lungo e difficile, perché mi ha fatto scontrare con le mie difficoltà reali ma, con l’aiuto dei miei colleghi, sono riuscita ad accettare e, spesso, superare i limiti.