Cultura, accoglienza e condivisione in Madagascar

01/01/2004 - Jean Francçois Ratsimbazafy

Per i malgasci sono importanti il sorriso, il saluto e lo sguardo. Quando passi per le strade e i bambini ti gridano: “Vazaha!”, cioè “Straniero!” lo fanno sempre con un sorriso e ti manifestano la loro gioia e voglia di entrare in contatto con te, di comunicarti qualcosa. Ti rispettano e non sono indifferenti al tuo sguardo. Ti chiedi come mai questi bambini senza scarpe, impolverati, con i capelli spettinati manifestano questa serenità che si vede nel loro sorriso. È un altro popolo che ti sta di fronte, che ti fa capire tutta la sua dignità pur nella fatica del vivere quotidiano. Ma dentro di te forse possono aprirsi delle domande, può allargarsi il tuo orizzonte. Ad esempio scoprendo con sorpresa che alcuni bambini, pur possedendo le scarpe, spesso vanno in giro a piedi nudi come abitudine dei malgasci. Capita che arrivando a scuola gli alunni preferiscano togliersi le scarpe per stare più comodi e sentirsi più a proprio agio.
È una sfida andare in un paese così lontano e così diverso. Ci vogliono più di 10 ore di volo. Il tuo sistema immunitario è in prova. Ti può accogliere un comitato di anofele, diverse dalle zanzare tigre di Bologna (che pure hanno fatto il loro dovere e mi hanno punto), e il tuo sistema neurovegetativo è in prova. Se in Italia raramente si vedono mosche, laggiù è una realtà molto più presente, come anche vedere formiche o altri insetti. Mentre vedere un camaleonte è una cosa comune per i bambini malgasci, per te sarà un’attrazione. Forse qualche volta ci vorrebbe più umiltà nel “leggere” le situazioni, nell’interpretare i fatti. Mi è capitato una volta in aereo di sentire alcuni francesi che criticavano la “pazzia” dei malgasci che pur nella povertà fanno di tutto per avere un telefonino cellulare. Non si rendevano conto che in Madagascar è molto difficile avere il telefono di casa, a causa delle distanze e della carenza di infrastrutture e che l’unico altro modo di avere notizie della propria famiglia quando si abita lontani è affrontare un estenuante viaggio in taxi-brousse per molte ore. Per i malgasci la vita di relazione è fondamentale e anche quando si è ricoverati in ospedale spesso si è attorniati almeno da tre o quattro persone della famiglia, che stanno tutto il giorno con te.
Tutto in Madagascar a cominciare dalla natura ti invita a cambiare il tuo modo di percepire, il tuo modo di pensare. Malgrado la mancanza di tante cose, la dignità del popolo ti arriva al cuore e ti chiama a un passo avanti, a un atto concreto di presenza e di esperienza.

Sviluppo e adozione a distanza
Prima di tutto l’adozione a distanza nasce dall’idea di una solidarietà con il mondo. I genitori hanno il dovere di educare e mandare a scuola i figli. La nazione ha il dovere di educare i suoi cittadini. L’adozione a distanza è una partecipazione al cambiamento di questo mondo. Infatti il tasso di analfabetizzazione in Madagascar supera ancora il 40%. Aiutare un bambino ad andare a scuola è un passo in avanti verso lo sviluppo del paese.
Tutti i paesi africani hanno scelto l’educazione come punto di partenza verso lo sviluppo, a partire dagli anni Sessanta, una volta usciti dalla colonizzazione. La polemica verteva sullo scegliere tra insegnamento generale o insegnamento tecnico, per avviare il più presto possibile lo sviluppo. Il governo del Madagascar sta incoraggiando i genitori a mandare i bambini a scuola. È da quattro anni infatti che avviene la distribuzione gratuita di zaini, matite e penne ai bambini delle elementari per alleviare i genitori dal peso delle spese dei materiali scolastici.
In alcuni tribù dedite alla pastorizia, non si mandano i bambini a scuola per il rischio di non avere più nessuno che possa badare gli zebù. Alcuni altri genitori non mandano i bambini a scuola perché il lavoro del campo possa continuare.
L’adozione a distanza quindi è veramente una spinta per lo sviluppo del Sud del mondo. Eppure è rara l’adozione a distanza per un giovane dopo il liceo. Tanti giovani non possono più finire la scuola superiore e l’università perché i genitori non riescono a pagare lo studio. Dato che c’è un grande tasso di dispersione scolastica bisognerebbe far sì che questi giovani a due passi del mondo del lavoro non vengano abbandonati. Per il momento il mio lavoro come referente della associazione MAIS (Movimento per l’Autosviluppo Internazionale nella Solidarietà) di Roma riguarda l’adozione a distanza di più di 85 bambini ad Antsirabe, 23 ad Antananarivo e un’altra ventina a Fianarantsoa.

La casa di accoglienza
Ci sono delle differenze enormi nella vita di un contadino e di un cittadino in Madagascar.  Nella città si trovano le scuole, gli ospedali, gli uffici e i mezzi pubblici come i bus e i taxi-brousse. Invece nelle campagne tutti camminano, mancano gli ospedali, le scuole e i servizi sono quasi inesistenti. I contadini vivono alla giornata. Non conoscono l’elettricità né l’acqua del rubinetto. Devono spostarsi a piedi e fare dei chilometri per trovare un pugno di sale, un litro di olio, e così via. Dunque i bambini che abitano nelle campagne sono svantaggiati, non hanno le scuole e se le scuole ci sono non ci sono i professori, dato che lo stipendio spesso è ricavato da una autotassazione dei genitori che però non arriva nemmeno ai 19 euro mensili minimi. 
Appena diventato direttore di una scuola elementare ad Antsirabe, un genitore dalla campagna è venuto per iscrivere i suoi figli. Ero dall’altra parte della scrivania dell’ufficio, seduto accanto agli altri professori, mentre questo genitore era in piedi davanti a me e mi chiedeva un posto per suoi figli. Una professoressa ha chiesto subito al genitore da dove venivano i suoi bambini e sentendo che venivano da un paesino lontano mi ha detto subito che non si poteva iscriverli a scuola, che non sarebbero stati all’altezza del livello di insegnamento che dispensavamo. Preso alla sprovvista, mentre non sapevo ancora cosa rispondere il genitore “dalla campagna” disperato se ne andava. Questa vicenda mi ha lasciato un segno e mi ha fatto comprendere quanto siano svantaggiati i bambini di origine contadina.  Mi sono convinto che dovevamo fare qualcosa per cambiare questa situazione.
Con l’aiuto e l’accordo del MAIS, una associazione Onlus che ha la sua sede a Roma, ho aperto nella città di Antsirabe una casa di accoglienza per i bambini provenienti dalla campagna. Questa casa di accoglienza si chiama “Tsinjo Lavitra”, cioè “Sguardo Oltre”, e ha lo scopo di mandare i bambini dei villaggi contadini nelle migliori scuole di Antsirabe, così che anche loro possano avere gli stessi diritti dei bambini della città.
Abbiamo affittato una casa con 4 camere principali per servire da alloggio ai 18 bambini dalla campagna. Cerchiamo di dar loro un’educazione secondo i valori della cultura malgascia. Nella casa di accoglienza Tsinjo Lavitra, lo stare insieme è basato sulla pulizia, l’ordine, la relazione interpersonale e lo studio e ciò implica un buon uso del tempo messo a disposizione dei bambini. Si cerca di responsabilizzare ognuno di loro attraverso i piccoli lavori di ogni giorno. La sveglia, come d’abitudine nella famiglia malgascia, è alla cinque della mattina, un’ora prima del sorgere del sole, per iniziare a cucinare (che inizia con la raccolta della legna e dell’acqua) e a pulire la casa prima di andare a scuola. La trasmissione dei valori in Madagascar passa proprio nel dare il senso di responsabilità ai giovani. Si costruisce una abitudine alla pulizia, al lavoro che scandisce il ritmo della vita. Alla fine i giovani ospiti della casa Tsinjo Lavitra sono abituati a lavorare da soli senza che un adulto gli stia accanto. Ma il cambiamento non si ferma alla vita dei bambini. Perché il cerchio si chiuda dobbiamo anche toccare la vita dei genitori.

Il progetto agricolo con i genitori
La prima ricchezza del Madagascar è la terra. Il nostro obiettivo è di poter raggruppare i genitori per coltivare dei cereali. Li abbiamo incoraggiati a coltivare la soia, il mais e i fagioli. Cerchiamo insieme un mercato per vendere i nostri prodotti, e il guadagno va condiviso con i genitori che hanno partecipato alla coltivazione. È da due anni che stiamo cercando di aumentare le superfici coltivate. Il nostro sito è Ambohimasina lì dove i genitori sono più determinati a lavorare insieme. Quest’anno abbiamo vangato a mano quasi 15 ettari di terreno pronto per la stagione agricola 2006-2007. Questa settimana abbiamo seminato il mais su 2 ettari di terreno. Un altro progetto è dedicato al miglioramento del nutrimento dei malgasci. Abbiamo scelto la zona di Miandrivazo dove il pesce di acqua dolce abbonda. Ci stiamo organizzando per acquistare il pesce dai pescatori che successivamente andrà depositato in una cella frigorifera. In questo stesso posto verrà costruito un affumicatore e una camera di essicazione del pesce. I prodotti andranno ad Antsirabe, Ambositra e Fandriana. Attorno a questo progetto ci sono una quindicina di persone (pescatori, intermediari, autisti, guardiano, venditori, addetti all’affumicatore). Il comune di Miandrivazo ci ha dato il suo benestare per la costruzione della cella, dato che è molto contento di questa iniziativa, dato che lì serve proprio la cella per depositare anche la carne di zebù che esce dal mattatoio. Il pesce che rimane dal mercato andrà anche conservato nella cella.
Quest’anno abbiamo realizzato un allevamento di pesce in una risaia di Ambohimasina. Nel mese di novembre 2005, abbiamo messo in una risaia 5000 pesciolini. Li abbiamo lasciati crescere con il riso e nel mese di settembre scorso, abbiamo raccolto 150 chili di pesce che abbiamo portato al mercato di Antsirabe. Ciò ha permesso di dimostrare ai contadini che dalla risaia si può ricavare anche del pesce migliorando così la produzione della loro terra.
Una ventina di mamme sono venute alla casa Tsinjo Lavitra per chiedere degli aiuti finanziari. Abbiamo proposto loro di seguire una formazione per trasformare la soia. Hanno seguito 4 pomeriggi domenicali di formazione, poi le abbiamo inviate in un centro di formazione professionale per la trasformazione della soia. Delle 24 che si erano presentate solo 12 hanno avuto la costanza e la motivazione per rimanere. Il progetto sfocerà nella costruzione di un negozio dove la soia verrà trasformata e i derivati saranno venduti al pubblico. I genitori gestiranno i guadagni e la casa Tsinjo Lavitra controllerà l’andamento del negozio. Questo progetto darà un lavoro a 12 mamme che si sono impegnate fino alla fine a imparare come trasformare la soia.

Conclusione
Il proverbio franco-malgascio “piano piano l’uccello fa il suo nido”, è il nostro motto. Lo sviluppo è un cambiamento che nasce da tutti. Dall’adozione a distanza che parte dalle famiglie italiane oltre ovviamente ai bambini sono stati coinvolti i loro genitori, gli altri fratelli e sorelle. Spesso la sponsorizzazione di una famiglia italiana verso un bambino malgascio non si ferma a questo unico bambino arrivando a tutti i membri della famiglia. È
tutta la famiglia che trae sostentamento, sono tutti i bambini della stessa famiglia che beneficiano dei quaderni. Ma l’adozione a distanza deve puntare anche all’educazione e formazione della popolazione locale tramite il lavoro di un referente. È solo tramite la continua formazione locale che si raggiunge lo stadio dell’autosviluppo.
L’adozione a distanza deve essere un aiuto al ragazzo che diventerà un giovane autonomo. Certo il bambino dopo lo studio diventa autonomo quando trova un lavoro. Ma la scelta di sponsorizzare anche una famiglia o un gruppo di contandini, o una scuola intera per valorizzare le potenzialità presenti, è l’idea vincente. Si cerca di creare un lavoro. Potrebbe essere questo il nuovo volto dell’adozione a distanza: un sostegno alla famiglia intera per creare un lavoro durevole che diventi una fonte di guadagno per tutta la famiglia.

Per una spiegazione ampia dell’adozione a distanza, contattare:
Signora Anna Bartoloni, Responsabile del progetto Madagascar o il Signor Flaviano Pinna del MAIS (Movimento per l’Autosviluppo Internazionale nella Solidarietà)
Via Ciccotti 10
00179 Roma
Tel: 06/7886163

Association Tsinjo Lavitra MAIS Madagascar
Lot 04 D 180 C Ambohimena
Antsirabe 110
E-mail: jfrty@hotmail.com

Parole chiave:
Cultura, Mondo e Terzo Mondo