Creatività: istruzioni per l'uso

01/01/1998 - Roberto Ghezzo

Quest’anno la terza parte di HP sarà dedicata al tema della creatività. Quando mi hanno proposto di curare, assieme ad altre persone, questa parte mi sono sentito abbastanza lusingato. Infatti se uno ti dice che sei una persona creativa, te lo dice per farti un complimento e se qualcuno viene considerato preparato a parlare di creatività o a coordinare un lavoro sulla creatività, beneficia a sua volta della magia che permea questa parola. Eppure dopo una prima sensazione di sicurezza, man mano che pensavamo a come impostare questo lavoro, ci siamo resi conto che non era facile, che creativo può essere tutto e niente, che creatività è una parola fin troppo abusata quasi come "amore" nelle canzonette.

Parlare di creatività

Perfino partire con la domanda banale "che cosa è la creatività?" alla quale diversi articoli avrebbero dato delle risposte esaurienti, forse è già sbagliato o fuorviante. Quando ti chiedi "che cosa è...?" presupponi che ciò di cui si sta parlando sia una "cosa". La creatività invece ce la immaginiamo come un che di vivo, sempre in movimento, che stupisce, che si rinnova, che cambia, che non è così afferrabile come potrebbe esserlo una mela. La mela è una cosa che posso descrivere, tenere in mano, addentare: la creatività è più sfuggente. La mela è un oggetto, un ob-iectum, qualcosa che mi sta gettato dinanzi; la creatività ha a che fare con oggetti (un quadro, un risotto, una bella conferenza) ma sta soprattutto nel processo che ha portato alla realizzazione dell’oggetto. Non mi sta solo dinanzi, ma sta anche dietro e dentro le cose, nascosta alle cose. La mela mi è presente, la creatività mi rimanda al passato, ad un processo che viene dal passato, che devo interpretare nel presente e non so a cosa nel futuro mi potrà portare. Una mela mi può sembrare oggi tale e quale a ieri, mentre una cosa considerata ieri creativa, oggi potrebbe apparirmi banale.

Come funziona?

Bene, allora proviamo a partire da qualcos’altro, ad esempio, "come funziona?". Questa domanda presuppone un soggetto, una macchina, un organismo, un essere che funziona in un certo modo, utilizzando alcune strategie, alcuni ingranaggi. Qui si apre il problema del rapporto misterioso tra creatività e meccanicità. Da questo punto di vista si scopre che la creatività è sì una cosa viva, in trasformazione e sfuggente ma è anche un modo di procedere, un fare con dei contorni abbastanza definiti. Siamo critici con la visione romantica dell’artista, del creativo, come del genio che si eleva sopra la massa, il Prescelto tutto spontaneità e ispirazione che dona al mondo la sua poesia. L’arte è anche studio, mediazione, lavoro di artigianato. La letteratura sulle strategie della creatività, sul come insegnare la creatività, magari ai manager per essere più efficienti e più produttivi, è molto fiorente. Anche qui però la sensazione è che si stia parlando solo di un aspetto della creatività con il pericolo di ridurla ad una tecnica o insieme di tecniche in vista di uno scopo. Gli artisti, considerati da sempre come una categoria particolarmente creativa, producono spesso oggetti che non hanno una utilità ben definita. Oscar Wilde addirittura dice che l’essenza dell’arte è di fare cose inutili che val la pena di ammirare, o che non c’è niente di più indispensabile del superfluo (quest’ultima frase è citata nell’ultimo film di Benigni, La vita è bella). E’ importante parlare di creatività senza l’assillo del risultato perchè la creatività non può essere solo uno strumento (non ricordo chi ha detto che l’atto creativo ha due momenti, tappe fondamentali: l’azione e l’ozio).

Creatività in ambito educativo

Durante la gestazione di come impostare questa terza sezione di HP le domande sulla creatività si sono moltiplicate. Ci siamo chiesti, ad esempio, chi è veramente da definirsi creativo, se si può imparare ad essere creativi, dal punto di vista multiculturale cosa significa creatività nel mondo orientale, o ancora qual’è il punto di vista della creatura. Abbiamo deciso di affrontare questo mare di interrogativi senza pretendere di tenere una rotta ben definita ma lasciandoci trasportare dal vento delle suggestioni e dei diversi punti di vista, dalle correnti che emergono in superficie da profondità che non potremo mai esaurientemente esplorare. Ci è parso utile affrontare il tema della creatività da molteplici punti di vista, generali (in questo numero accenneremo ad esempio all’intelligenza artificiale) o molto particolari, sentendo la voce dei protagonisti (vedi l’articolo sull’esperienza realizzata dalla comunità Albatros) ma anche analizzando tecniche specifiche con una particolare attenzione a quelle utilizzate in ambito educativo (vedi l’articolo Cucinare storie). La nostra preoccupazione è stata quella di evitare di pensare alla creatività in un unico modo, cercando il più possibile non tanto di percorrere un solo itinerario ma di disegnare una mappa, indicando qua e là strade, fiumi, montagne, città e paesi, sentieri poco segnati e ancora da esplorare. Uno di questi è l’estetica dell’handicap (che sarà un appuntamento fisso dei prossimi numeri perchè ci sembra un terreno particolarmente adatto per fare il fiato e misurare la nostra capacità esplorativa). I sentieri della creatività possono infatti essere percorsi a piedi, a cavallo, in bicicletta e in mille altri modi, anche, perchè no?, in carrozzina.

Invitiamo il lettore a non confondere la mappa con il territorio (come direbbe l’autore di Ecologia della mente, Gregory Bateson): leggere la ricetta del risotto e mangiarsi il risotto sono due cose molto diverse (come direbbe Wilma De Angelis). La speranza è che questa sezione dedicata alla creatività ispiri appetito nel lettore, tenendo presente che l’appetito vien mangiando. Il lettore pertanto è invitato a prendere nota degli ingredienti, a procurarseli, a diventare cuoco lui stesso (magari mettendoci un pizzico di originalità) e, se il risultato è buono, a spedircene in redazione un assaggio, perchè ci piacerebbe inserirlo nel menù dei prossimi numeri di HP. Il lettore ideale per noi è come il Piccolo Principe che non si accontenta della pecora che gli disegnamo.

Parole chiave:
Creatività