Creare e inventare ausili: per scoprire, imparare e...divertirsi

29/06/2011 - Valeria Alpi

A fine 2006 si è svolta a Bologna la VI edizione di Handimatica, la mostra-convegno nazionale e biennale sulle tecnologie informatiche e telematiche che aiutano l’integrazione scolastica, lavorativa, relazionale delle persone con disabilità. Ogni due anni, per tre giorni consecutivi, il Palazzo dei Congressi si trasforma nel più assortito salone di ritrovati tecnologici, mentre nelle aule si svolgono numerosi seminari di approfondimento. All’interno di una fiera sulle moderne tecnologie e sui più recenti software informatici, ci ha incuriosito il seminario dal titolo “Ausili creativi”, che si proponeva di parlare di ausili costruiti con materiale riciclato. E abbiamo così scoperto come gli ausili possano anche diventare materia di gioco, e possano educare alla conoscenza e all’integrazione attraverso il divertimento, senza necessariamente ricorrere alla tecnologia.
Non sempre i prodotti in commercio nel settore ausili, infatti, sono sufficienti o appropriati: l’adattamento, l’uso creativo o l’invenzione di oggetti, anche attraverso l’utilizzo di materiale povero o riciclato, può offrire un’inaspettata opportunità per promuovere la partecipazione attiva e scoprire potenzialità inattese. L’adattamento forzato della persona disabile a un oggetto prodotto in serie, infatti, può essere limitante. Al contrario, un “ribaltamento” creativo può rappresentare un’opportunità di condivisione tra la persona disabile, la famiglia, gli amici.
Secondo Stefan von Prondzinski, docente di Pedagogia e didattica dell’handicap visivo all’Università di Bolzano, bisognerebbe anche ribaltare il concetto di ausilio comunemente pensato: “Di solito si associa la parola ausilio alla parola disabilità, e se non si è disabili si ritiene di non avere bisogno di ausili. Invece, nella nostra vita quotidiana tutti noi ci serviamo di ausili, proprio perché l’ausilio è una qualunque facilitazione per svolgere meglio le attività quotidiane di qualunque persona. Secondo una scala di definizione, quando un oggetto è molto funzionale, di uso frequente, di facile utilizzo, facilmente reperibile, facile da costruire/attivare, utile a più persone, allora è un ausilio”. Facciamo qualche esempio. Avete presente le bancarelle di dolci nelle sagre e feste di paese? Avete presente quei bastoni di plastica colorati, che terminano con un animale anch’esso di plastica dotato di ruotine al di sotto, e il bastone è un tubo pieno di caramelle? Ebbene, giocare con un bastone di questo tipo può diventare estremamente importante per un bambino piccolo non vedente o ipovedente. Il bastone gli permette di avere uno “spazio di sicurezza” davanti a sé, mentre cammina per esempio in un cortile. Nel cortile o in un parco giochi, il bambino può così provare a muoversi e a scoprire il mondo esterno. Facendo muovere davanti a sé il bastone-gioco, esso andrà a sbattere là dove ci sono degli ostacoli, permettendo al bambino di avere la dimensione dello spazio, degli ostacoli, delle forme intorno a lui. Giocare in questo modo lo aiuterà nell’utilizzo del bastone per non vedenti una volta adulto. Nello stesso tempo, un bastone di questo tipo è e resta un gioco. E come gioco può essere tranquillamente percepito anche dagli altri bambini normodotati, favorendo una più naturale integrazione tra bambini.
Altri esempi di creatività provengono da alcuni genitori: un papà ha costruito una barra braille per il suo bambino non vedente semplicemente utilizzando una barra di alluminio, dei chiodi e degli stuzzicadenti. Mentre altre famiglie hanno costruito delle vere e proprie little rooms attraverso le scatole di cartone reperibili nei supermercati e vari oggetti trovati in casa o nei mercatini cinesi. Una little room diventa così uno spazio sensoriale, una specie di stanza a pavimento delimitata da il cartone, con degli oggetti appesi o incollati, dove il bambino, di solito con deficit sensoriali, può essere lasciato a esplorare le forme, gli odori, la consistenza, la luminosità (alcuni oggetti dei mercatini cinesi, infatti, sono molto luminosi e fosforescenti e un bambino ipovedente può sperimentare le luci e le ombre).
Sugli ausili inventati o modificati in maniera creativa, si sta sperimentando a Ferrara una vera e propria “Banca dati delle idee”, dove le famiglie o le stesse persone disabili mettono in condivisione le idee che hanno escogitato per superare una qualche difficoltà. Come nel caso del bastone-gioco o dei genitori sopra citati, molto spesso la via più utile passa dalle invenzioni semplici. Per spingere un pulsante piccolo, per esempio di un interruttore o anche di un giocattolo, serve un movimento cosiddetto “fine” che non tutti riescono a compiere. In alcune abitazioni, magari anche dotate di impianti di domotica, i pulsanti troppo piccoli sono stati poi “ingranditi” attaccandoci sopra un tappo di sughero. Oppure, basta un po’ di velcro attaccato ai pupazzi per i bambini che hanno difficoltà ad afferrare gli oggetti e, come si suol dire, il gioco è fatto!
Sempre a Ferrara, esiste anche un altro progetto, un “Mercatino sensoriale”, dove le scuole materne della zona mettono in condivisione gli oggetti che sono stati prodotti in modo creativo per i bambini con deficit con il coinvolgimento di tutti i bambini della classe. In una classe, per esempio, è stato costruito un percorso tattile attraverso dei sacchettini di plastica tutti uguali e trasparenti. Ogni sacchettino è stato riempito con un materiale diverso: sassi, erba, polistirolo, carta, spugna, metallo, ecc. I sacchettini sono stati collocati uno di seguito all’altro lungo un tavolo e i bambini sono stati invitati a toccare e a sperimentare. Ciò era utile sia ai bambini non vedenti presenti in aula, sia agli altri bambini, che così sperimentavano insieme ai loro compagni con deficit altre forme di sensorialità, prendendo tutto come un gioco e un divertimento.
Quando questo accade, quando l’ausilio è frutto di creatività, i risultati raggiunti sono molto più significativi rispetto a quando un ausilio, una protesi, una modifica architettonica o una strategia riabilitativa vengono pensati e prescritti unilateralmente dagli esperti in materia.

 

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