Cosa fanno i soggetti disabili nel web

01/01/2005 - Nicola Rabbi

Recentemente è stata pubblicata una ricerca in Inghilterra che cerca di dare una risposta a queste domande: come usano internet i disabili? Quali sono le difficoltà che incontrano? Di quali aiuti hanno bisogno per superarle?
I risultati di questo studio, promosso dalla Joseph Rowntree Foundation – una delle maggiori associazioni inglesi attive nella ricerca in campo sociale e politico – possono essere indicativi anche per la situazione italiana, con gli opportuni aggiustamenti. Infatti, la cultura tecnologica media in Inghilterra è sicuramente superiore alla nostra e così anche l’uso dei computer e di internet è più diffuso. Logicamente c’è da aspettarsi la medesima differenza anche per quanto riguarda la percentuale dei disabili italiani che usano internet e le modalità di utilizzo.

Gli utenti disabili? Pochi ma entusiasti

La ricerca si divide in tre parti; nella prima si fa una rassegna di quanto pubblicato sul tema. Dalle fonti disponibili risulta che i disabili usano percentualmente meno internet rispetto ai normodotati (il 17% contro il 25% in Inghilterra nel 2000). Questo ha a che fare naturalmente con l’età; le persone sopra i 65 anni hanno meno dimestichezza con le nuove tecnologie e molte persone disabili appartengono a questa fascia di età.
D’altro canto fra i disabili l’entusiasmo per le opportunità offerte da internet è notevolmente maggiore; secondo una ricerca americana del 2001 il 45% dei disabili che si connettono dicono che internet migliora notevolmente la qualità della loro vita, contro il 27% dei normodotati.
Da tutte le ricerche emerge anche un altro dato: un forte fattore che limita l’uso delle nuove tecnologie è dato dalla difficoltà che molti disabili incontrano nell’usare  l’hardware e il software necessario per connettersi e dai costi economici che comporta il loro superamento.

Come potrebbero essere utili i siti della pubblica amministrazione!

La seconda parte della ricerca  consiste in un sondaggio a cui sono stati sottoposti gli utenti (508 in tutto) di una linea telefonica (AbilityNet’s free telephone) di assistenza sui temi delle nuove tecnologie di comunicazione rivolta ai disabili.
Le risposte confermano i risultati delle ricerche precedenti, ma aggiungono anche nuovi elementi. Ad esempio internet viene usato per scopi privati più che per esigenze lavorative e ci si connette soprattutto da casa propria data l’inaccessibilità di molti internet caffé.
Quale uso fanno poi della rete le persone disabili? Ecco quello che emerge: l’86% usa la posta elettronica, il 71% cerca informazioni su beni e servizi, il 62% naviga semplicemente con il browser senza uno scopo preciso, il 40% compra o ordina biglietti/beni/servizi, il 36% utilizza o semplicemente accede ai siti istituzionali (Comune, Regione, Inps...). Questo uso è del tutto simile a quello dell’utenza normodotata, a eccezione per l’attenzione dimostrata verso i siti istituzionali (evidentemente questo denota una certa “fame” di notizie offerte dai servizi pubblici a loro indirizzati).

Le nuove barriere tecnologiche

Un discorso a parte meritano le barriere e le difficoltà che si incontrano quando si decide di andare on line. Intanto manca la formazione, e chi vuole imparare a navigare o diventa autodidatta oppure ha la fortuna di avere un amico informatico; per tutti gli altri rimane la strada dei corsi di formazione che non sono dislocati su tutto il territorio inglese e presentano barriere di vario tipo.
Chi arriva su internet non ha certo risolto tutti i suoi problemi. I 2/3 dei disabili hanno bisogno di un ausilio come gli screen reader, la tastiera o il mouse adattato... ma sono difficili da trovare, occorre una formazione (che spesso manca) per usarli e infine costano molto. Del resto i disabili che non usano internet sono scoraggiati proprio da questo tipo di difficoltà e dai costi che dovrebbero sostenere per superarli.

Off oppure on  line? Meglio tutti e due

Quindi, volendo tirare delle conclusioni, internet quando c’è, è davvero utile per un disabile.
Il governo inglese, da parte sua, vuole rendere fruibili on line tutti i servizi e le transazioni di pubblico interesse entro il 2005 con l’accortezza di mantenere però anche le tradizionali forme di fornitura di servizi.
La ricerca si conclude con alcune raccomandazioni che potrebbero essere riprese anche per il nostro Paese: l’importanza dell’alfabetizzazione informatica coinvolgendo anche le associazioni e i gruppi sensibili; la riduzione dei costi delle tecnologie assistive (gli ausili); la collaborazione tra i produttori delle tecnologie assistive e i diretti interessati.